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Il virus cinese

Covid, la rivolta paga: la Cina elimina l’app di tracciamento

Dopo l’onda di proteste delle scorse settimane, la Cina ha deciso di eliminare numerose restrizioni, tra cui l’app di tracciamento

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L’effetto delle rivolte cinesi, contro la politica da Covid Zero del regime di Xi Jinping, comincia a sortire i primi effetti, tutt’altro che benevoli per il partito Comunista. Da mezzanotte, infatti, sarà disabilitata l‘app di tracciamento della popolazione, la cosiddetta Communications Itinerary Card. Una vera e propria “mappa degli spostamenti”, che si basava su un segnale telefonico e permetteva agli utenti di dimostrare, ovunque fosse richiesto, i propri movimenti degli ultimi sette giorni.

Nel corso di questi tre anni pandemici, Pechino poteva contare su un capillare controllo di qualsiasi movimento all’interno delle zone ad alto rischio di contagio, negando ai positivi la possibilità di effettuare viaggi interprovinciali o accedere a eventi. Ebbene, da domani questo impianto dovrebbe essere abolito definitivamente, in un’ottica di una serie di “concessioni” che il regime di Xi ha compiuto negli ultimi giorni.

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Prima dell’abolizione dell’app, infatti, il Dragone aveva già eliminato l’obbligo di tampone per salire sui mezzi di trasporto ed entrare nei luoghi pubblici. Ancora, è stato soppresso il vincolo di trascorrere la quarantena all’interno dei centri di isolamento specializzati, luoghi in cui venivano letteralmente internati i positivi in condizioni igienico-sanitarie precarie, riservando ad asintomatici e paucisintomatici di effettuarla presso la propria abitazione. Ed infine, è stata eliminata anche l’imposizione di accedere ai parchi pubblici.

La svolta della Cina risponde ad almeno due ragioni fondamentali. La prima: una volta per tutte, il regime ha manifestato al mondo come fosse seriamente preoccupato dalle rivolte, intercorse tra fine novembre ed inizio dicembre. Un’ondata di proteste che si è estesa in pochissimi giorni in tutte le regioni e moltissime città della Repubblica Popolare. Da Pechino a Wuhan, da Guangzhou a Zhengzhou, per arrivare anche ai territori dello Xinjiang. La seconda: la politica cinese è la dimostrazione concreta di come l’obiettivo “zero contagi” sia insostenibile, un lontano miraggio impossibile da raggiungere.

Il fatto che la Cina, in modo repentino, abbia deciso di eliminare le restrizioni più “pesanti”, da una parte certifica l’impossibilità di contenere il virus, ma dall’altra (questione più importante) dimostra come il Covid sia stato utilizzato come strumento di controllo popolare, totalmente distaccato da dinamiche sanitarie. A ciò, si aggiunge la brusca frenata di Pechino nella sua vertiginosa crescita economica trentennale, pronta ad entrare in un periodo di stagflazione.

Matteo Milanesi, 12 dicembre 2022