Nella puntata della Zanzara del 29 ottobre 2026, Giuseppe Cruciani interviene sulle critiche rivolte alla magistrata che ha deciso la scarcerazione di Youssef Siher. Al centro della polemica c’è la firma di un appello pro Palestina. Il conduttore respinge l’idea che ricordare quella firma equivalga a mettere alla gogna il giudice e sostiene che le convinzioni politiche possano incidere sul modo in cui un magistrato interpreta la legge.
La firma dell’appello e la scarcerazione
Cruciani rivendica la possibilità di discutere pubblicamente le posizioni del giudice: «Ma ragazzi, scusate, non si può nemmeno dire che un magistrato ha firmato un appello? Ma di che parliamo? Cioè, è chiaro che le decisioni dei magistrati spesso sono influenzate dalle idee politiche, dalle convinzioni politiche, ma dove vivete? In quale mondo vivete? Nel mondo delle fate? In un mondo inesistente». Per lui, l’interpretazione delle norme non è separabile dalle sensibilità di chi le applica.
David Parenzo sposta invece l’attenzione sulla portata della decisione giudiziaria. Ricorda che, secondo quanto dice in trasmissione, anche il pubblico ministero che aveva chiesto l’arresto aveva firmato l’appello, e distingue la scarcerazione da un’assoluzione: «Quindi non è questo il tema, non è questo il problema, non è questo il tema. Il tema è un altro, il tema è che il dottor Youssef non è che è stato assolto in questo momento, semplicemente il giudice ha ritenuto che non deve stare in galera».
La polizia e il rischio dell’uso della forza
Cruciani passa alla polizia e contesta chi, a suo giudizio, vorrebbe limitarne gli interventi. Il passaggio più duro riguarda le possibili conseguenze delle operazioni: «Quando si fanno queste operazioni ci può scappare il morto. Ma lo vogliamo dire chiaramente? Quando c’è un’operazione di polizia, quando interviene la polizia per sedare una ribellione, per mettere a posto una situazione, perché c’è un corteo, perché ci sono dei delinquenti pseudo tali che scappano, ci può scappare il morto».
Più avanti il conduttore approva le parole del sindacalista di polizia Pasquale Griesi, che lamenta feriti tra gli agenti e limiti all’utilizzo della forza. Cruciani torna sul rischio di esiti mortali durante un intervento e aggiunge che alcune frasi pronunciate dai carabinieri di Bologna nel caso Fakir non avrebbero dovuto essere dette.
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