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Da Israele arriva un nuovo farmaco anti Covid

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È ormai un dato accertato che molti pazienti Covid-19 muoiono a causa di un aumento della produzione di molecole infiammatorie chiamate citochine. In pratica quando il sistema immunitario secerne troppe citochine può sopraggiungere un fenomeno chiamato “tempesta di citochine“. Si tratta di una risposta immunitaria eccessiva, dovuta alla presenza del virus, che devasta il tessuto polmonare sano fino ad arrivare a sindrome da distress respiratorio acuto o insufficiente che porta alla morte.

E mentre nel mondo infuriano le polemiche sui vaccini contro il Covid-19, sulla loro obbligatorietà e sullo strappo sempre più evidente all’interno della società occidentale che sta creando attriti importanti in seno alla gente comune, arrivano delle notizie che, nel caso riuscissero a mantenere ciò che promettono, potrebbero riportare un po’ di calma planetaria e tanta speranza soprattutto per coloro che vivono in certi angoli di mondo dove l’accesso ai vaccini è difficile se non impossibile.

Un nuovo farmaco contro la Covid?

Dopo aver completato uno studio preliminare su un nuovo farmaco sviluppato per il trattamento di distress respiratorio acuto e potenzialmente letale nei pazienti Covid-19, il Dr. Shai Meretzki, il Ceo Bonus BioGroup, che ha sede a Haifa in Israele, ha dichiarato al Jerusalem Post che secondo gli ultimi studi il farmaco MesenCure, che consiste in cellule mesenchimali stromali attivate (MSC) isolate dal tessuto adiposo di donatori sani, riduce l’infiammazione e permette la rigenerazione del tessuto polmonare malato di chi è stato colpito in modo grave dal Covid-19.

I risultati iniziali hanno mostrato che sottoporre le cellule mesenchimali stromali attivate a varie condizioni biologiche, fisiche e chimiche, ha modificato le reazioni cellulari probabilmente associate a un maggiore potenziale antinfiammatorio. Una delle prove dell’effetto di questo farmaco in fase avanzata di sperimentazione umana, che il dottor Meretzki ha condiviso, è stata una serie di immagini di laboratorio che mostravano un polmone sano, un polmone malato e un polmone malato trattato con MesenCure.

Da queste immagini era chiaro che il polmone trattato sembrasse identico al polmone sano.

Non un vaccino, ma un medicinale

Se questi risultati dovessero poi essere confermati dalla terza e dalla quarta fase di sperimentazione, il farmaco permetterebbe una completa guarigione con totale prevenzione dei danni ai polmoni. Il dott. Meretzki ha comunque voluto mettere subito in chiaro, e a scanso di equivoci, che MesenCure non è una vaccinazione e non attacca il coronavirus, ma che, una volta finiti gli studi e con le necessarie autorizzazioni, potrà essere usato per prevenire gravi danni ai polmoni derivanti dal Covid-19.

Ha detto inoltre di essere convinto che le cellule mesenchimali stromali attivate saranno la punta di diamante di tutti gli strumenti che verranno usati per curare i pazienti nelle prossime ondate di Coronavirus.