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Da Linate a Fiumicino: quando gli aeroporti diventano una “trappola”

I nuovi scali pensati per far perdere tempo, ma il pendolare vuole solo efficienza e tempi rapidi

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La questione che stiamo per porre in questa zuppa è piuttosto delicata. E cioè il rapporto tra consumatori e grandi imprese che operano in settori di monopolio naturale. Roba forte, per cui gli economisti si sono appesi per anni. Andiamo subito al punto: parliamo di aeroporti. E facciamo subito una premessa. Non è detto, in effetti, che essi siano dei monopolisti. Insomma, non è sempre vero che ad essi non ci sia un’alternativa. La popolare tratta Roma-Milano è sufficientemente lunga per giustificare ancora un volo, ma sufficientemente ben collegata con ferro per giustificare l’acquisto di un treno veloce. Seconda premessa doverosa. Chi scrive questa zuppa è un pendolare, anche se di lusso: e quella tratta la percorre più volte alla settimana da circa trent’anni. E ha visto sempre più erodersi il vantaggio competitivo del volo.

Da qualche settimana la società aeroportuale che gestisce lo scalo di Fiumicino ha inaugurato un nuovo terminal, dove sono stati spostati i voli nazionali. Grandi investimenti, inaugurazione con i fiocchi, politici in prima fila e financo il presidente della Repubblica a celebrare. L’aeroporto è verde, sapete tutte quelle robe là, con venti anni di anticipo rispetto a tutti. Farinetti ha piazzato il suo supermercato. I materiali sono super cool. Ci sono le statue in bella mostra degli antichi romani, anche se disturbate da putrelle necessariamente a vista. Vabbè, insomma, rispetto a scali di tutto il mondo da New York a Miami, pensate di stare in paradiso.

Tutto bene? Fino ad un certo punto. Per prendere il proprio volo, che dura cinquanta minuti per Milano, ci impiegate per controlli (piuttosto efficienti rispetto agli standard internazionali) e tour tra duty free, negozi di mozzarelle e camicie, una ventina, minimo, di minuti. Il doppio rispetto a prima della ristrutturazione. Bello per carità, tutto pulito e ecologico: ma per quale diavolo di motivo un pendolare è costretto a fare lookie lookie (gergo dei tassisti di Bangkok per portarvi nei negozi che gli riconoscevano una mancia per ogni turista incastrato) quando la sua esigenza è trovare un’alternativa più veloce del treno?

Da Adr dicono che il molo è temporaneo e che tra qualche mese i pendolari ne avranno uno tutto loro. Ce lo auguriamo. Ma nel frattempo rischiano di perdere clienti. Magari sono residuali rispetto a quelli internazionali che si aspettano: ma possono permettersi di perdere il traffico nazionale? Assoaeroporti, a cui abbiamo chiesto quanto incassano dal traffico, non sono riusciti in tempi brevi a fornirci informazioni puntuali. Ma ci hanno detto che i gestori si beccano una tariffa multipla in funzione del tonnellaggio dell’aeromobile e dell’ora della giornata in cui avviene il decollo/atterraggio (peak o off-peak); una tariffa per l’utilizzo delle piazzole di sosta che dipende dalle ore di permanenza; una tariffa passeggero per l’utilizzo del terminal e di tutti i servizi in esso presenti che varia in funzione della destinazione del volo e dell’età del passeggero (adulto o infant); delle tariffe di sicurezza per usufruire dei servizi di security e di controllo dei bagagli da stiva; e infine le tariffe per l’utilizzo di infrastrutture quali i banchi check-in (differenziate in funzione della posizione del banco), i pontili di imbarco, etc.

A questo genere di introiti, evidentemente, i gestori sommano i ricavi commerciali. Con qualche favolosa incongruenza. Nella parte finale del terminal, appena ristrutturato, c’è una sola caffetteria, sempre, ovviamente fornita di molte code.

A Milano, nel decisamente più piccolo Linate, le cose vanno meglio solo per le dimensioni. Ma la logica è la medesima. Hanno ristrutturato lo scalo, allungando il tempo per prendere il volo. Ogni pendolare che si rispetti conosce a memoria quella lampada da terra, posta tra un divano e il muro, che sposta come uno sciatore di speciale, per accorciare il percorso ad ostacoli del lookie lookie. Paradosso dei paradossi, hanno introdotto un magnifico sistema di riconoscimento facciale, grazie al quale le operazioni di imbarco e controllo si velocizzano. Controlli più veloci, evidentemente per far vedere più negozi.

E ritorniamo al punto di partenza. Stiamo parlando di aeroporti moderni, efficienti e appena ristrutturati. Rispetto ai loro competitor europei, e grazie alla cassa integrazione, hanno resistito meglio ai morsi del lockdown. Oggi si ha la sensazione che rischino di perdere il contatto con i loro clienti, quelli più affezionati e più liberi di avere un’alternativa. Mentre il turista che arriva in aeroporto qualche ora prima ha tutto il tempo di guardarsi intorno, il pendolare vuole solo efficienza e tempi rapidi. Probabilmente i manager che gestiscono gli scali hanno messo in conto di perderla.

Nicola Porro, ilGiornale, 2 luglio 2022