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Desirée e il vergognoso silenzio del movimento #metoo

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Sono passati diversi giorni, ormai, dalla tragica scoperta dello stupro e della morte della sedicenne Desirée Mariottini: tantissimi si sono espressi, e molti hanno un pezzo di ragione.

Ha ragione chi denuncia (argomento facile, si dirà: ma impossibile da confutare) un’immigrazione clandestina e illegale fuori controllo. Ha ragione chi lamenta l’esistenza anche in Italia di vere e proprie “no-go zones”, cioè di aree sottratte alla legalità, dove può accadere di tutto. Ha ragione chi (penso alla meritoria battaglia di Confedilizia) si batte contro la piaga delle occupazioni abusive di immobili. Ha ragione chi mette in discussione l’attuale legislazione sulle droghe, che consegna un immenso mercato alle mafie italiane e straniere. Hanno ragione in tantissimi, come si vede.

C’è una sola parte il cui silenzio mi pare incredibile, e direi perfino disgustoso. Dove stanno tante madrine del movimento #metoo, pronte da mesi a prendersela col produttore Tizio, col regista Caio, con l’attore Sempronio, ma stavolta mute, afone, giù di voce? Dove stanno le paladine in servizio permanente effettivo contro il femminicidio, a patto – si capisce – che l’orco sia maschio e autoctono? Dove stanno le militanti femministe, incredibilmente comparse sulla scena del crimine solo per fischiare Salvini?

Evidentemente, l’idea di una minorenne appositamente sedata e drogata, poi addirittura rianimata per tenere in qualche modo il suo corpo a portata di stupro, quindi violentata per ore a turno, e infine lasciata esanime su un letto lurido, non è un argomento sufficiente – per alcune – per suscitare una parola, una sillaba, un sospiro.

Daniele Capezzone, 29 ottobre 2018