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Di Maio arruola Draghi contro Conte (con l’aiutino del Papa)

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Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio, coperto da assoluto riserbo, con l’ex governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi. L’enfant prodige di Pomigliano d’Arco non ha molta confidenza con la geografia e la storia, tanto che sono epici i suoi svarioni: dalla Russia bagnata dal Mediterraneo a Pinochet venezuelano, senza dimenticare la gaffe con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, cui chiese conto delle iniziative della Regione per Matera, che però sta in Basilicata. Si potrebbe infierire sul capo della diplomazia italiana per i suoi strafalcioni nel coniugare il congiuntivo, ma nulla potremmo aggiungere alle gustose gag sull’argomento del governatore campano Vincenzo De Luca.

Di Maio sta soffrendo la centralità sempre più invadente del premier Conte che, dopo l’iniziale introversione mediatica, sta sviluppando un’estesa rete di relazioni per mettersi in proprio e fondare l’ennesimo partito. Una prospettiva che spingerebbe il Movimento 5 stelle nell’angolo con la benedizione di Beppe Grillo, che vuole disfarsi della sua creatura e dei suoi capricciosi discepoli. Giggino non è disponibile a farsi liquidare e pare impegnato ad architettare la sua “mossa del cavallo”, un’iniziativa abile e inattesa, per sgonfiare le velleità di Conte e per resistere al tentativo eutanasico sul Movimento.

Grillo nella sua vitalità istrionesca vuole passare da fondatore ad affondatore dei 5 stelle. Così, Di Maio, avvalendosi dei canali collaterali alla diplomazia di cui è responsabile, si accredita negli ambienti che contano, colloquiando con Draghi che è ritenuto la risorsa più performante per un eventuale governissimo. Peraltro, l’ex governatore della Bce è stato in queste ore nominato dal Papa membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e non possiamo sottavalutare l’autorevolezza che Oltretevere esercita per orientare le scelte del Palazzo. Non è peregrino immaginare che dietro le quinte si stiano progettando le contromosse in una convergenza insolita fra il Vaticano, governato da un pontificato “progressista”, e i grillini non governisti per defenestrare Conte e insediare un governo Draghi con la consacrazione laica del mainstream.