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Di Maio è finito nella lavatrice - Seconda parte

Poverino. Luigino ha poche idee ma confuse. Non si è reso conto che nella lavatrice non c’è finito ad aprile con la Whirlpool ma a giugno dell’anno scorso quando, pretendendo troppo da sé stesso, come se fosse stato una sorta di Ercole, si prese la responsabilità del doppio ministero – Sviluppo e Lavoro – senza rendersi conto che le sue idee assistenziali, pigre, socialisteggianti sarebbero state la vera causa del suo fallimento. L’Italia deve crescere e lui crede nella decrescita. L’Italia ha bisogno di lavoro e lui crede nella chiusura dei negozi. Insomma, l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Anzi, il ragazzo sbagliato al posto sbagliato. Sì, perché ciò che disturba di Di Maio è proprio che nonostante la sua evidentissima inesperienza si impanchi sempre per fare la lezioncina al mondo intero e con la spocchia del trentenne, tipica di chi crede di capire tutto senza capire niente, spiega agli altri ciò che non ha capito lui stesso e dice al mondo dove va il mondo.

Il disastro di Luigi Di Maio è, quindi, la classica cronaca di un disastro ampiamente annunciato. Dopo un anno di governo la situazione economica, sia dei conti pubblici sia della produzione nazionale, è fallimentare. E mentre un anno fa si poteva dire che la situazione ereditata era difficile, oggi non lo si può più dire perché tutto è peggiorato per diretta responsabilità delle scelte sbagliate di un esecutivo che è finito tutto intero in una lavatrice impazzita. Oggi l’eredità di Di Maio è la saccente inesperienza di Di Maio. Fino a quando è il governo a stare nella lavatrice, beh, poco male, ma se – tra debito, crescita zero, tasse, Europa, mini-bot – vi finisse tutto il Paese, allora, il disastro annunciato sarebbe completo.

Giancristiano Desiderio, 14 giugno 2019

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