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Diario dell’anno della peste (che non c’era)

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Giorno 1. Giungono dall’Oriente misterioso le prime notizie di un morbo nuovo e terribile,
trasmesso all’uomo da pipistrelli e serpenti invece dei tradizionali superpoteri.

Giorno 2. L’Italia si divide prontamente fra i sovranisti che vogliono concentrare tutti quelli
con gli occhi a mandorla in appositi campi in Molise, e i globalisti per i quali il virus è
portatore di civiltà e nuovi stili di vita. Libero titola: “Moriremo tutti!!!” e mette in prima
pagina l’Urlo di Munch.

Giorno 3. Il contagio si diffonde in Lombardia mediante un apposito servizio di rider
pagati in visibilità. Le Regioni meridionali protestano: “Prima che arrivi da noi ci vorranno i
soliti vent’anni.”

Giorno 4. Primi decessi, ma sono anziani con patologie pregresse e insomma se la sono
cercata. I virologi discutono animatamente fra loro sulla natura del morbo, giocandosi
posti da primario e cattedre universitarie: un anziano professore perde l’ammissione alla
Facoltà di Medicina e deve ridare tutti gli esami.

Giorno 5. Le istituzioni si mettono in moto: il premier Conte passa in Defcon 2 e si mette il
pullover, Mattarella nomina Alexander Fleming senatore a vita, Bonafede studia una
quarantena senza prescrizione, Salvini annulla una pastasciuttata a Mantova e ordina una
pizza nutella e vongole. Codogno offre la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, che
risponde: “Grazie, magari passo più tardi.” Renzi fuori dal coro: “Se aveste votato sì al
referendum del 2016 oggi sareste tutti immuni al Coronavirus.”

Giorno 6. Esce “Paziente Zero” di Donato Carrisi, con Toni Servillo nei panni di un
Coronavirus caparbio e stazzonato. Spopola la mascherina di Chiara Ferragni. Gli eredi di
García Márquez diventano ricchissimi coi diritti sui titoli che finiscono con “… ai tempi del
Coronavirus”.

Giorno 7. Nel mondo scatta la gara della solidarietà: gli USA offrono ai viaggiatori italiani
un pasto caldo a Ellis Island, la Francia si compra la Val d’Aosta, l’UE comunica che la
legge di bilancio italiana “è un tipo”, le Ong trasportano duecento padovani in Libia dove
comunque c’è un clima secco. Conte, al terzo giorno di pullover, ringrazia tutti.