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Diavoleria anti-razzista: vogliono le “quote neri” nell’Argentina

Piegare all’ideologia teorica anche la più elementare risultanza pratica: il vizio della sinistra

argentina Erika Denise Edwards

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Sarà una fissazione mia, ma insisto nella crociata personale: la sinistra dei sedicenti migliori, colti, onesti, è moralmente latitante, culturalmente irrilevante, intellettualmente inconsistente. Tutto si spiega col trinariciuto sforzo per piegare all’ideologia teorica anche la più elementare risultanza pratica, e tanta fatica a lungo andare porta ad una falsa coscienza (Marx), ad una dissonanza cognitiva (Freud), ad una alienazione che al fondo si fa idiozia. Con sprezzo del ridicolo, ovvero di se stessi. La casistica è tale da riempirci non un libro ma un’enciclopedia, una biblioteca delle dimensioni di quella di Alessandria o magari, per limitarci a tempi più recenti, il Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri degli illuministi Diderot e D’Alembert, che non era D’Alema. Oggi vi squaderniamo due esempi, mirabili anche perché femminili e si sa che la donna è meglio dell’uomo, non lo stabilisce la scienza ma la Murgia, la Rula, la Concita, la Lucianina.

Primo caso, la scrittrice naturalmente di colore Erika Denise Edwards, che si è messa nell’ampia scatola cranica un’idea meravigliosa e la esplicita sul Washington Post, che più che altro è un brainwashing: “La Nazionale argentina è razzista, non ha giocatori neri”. Subito cascano in terra le palle facendo ping pong, ma siamo solo al debutto: non contenta, Erika articola: “Un processo razzista cominciato due secoli fa”. Chissà poi perché nell’Ottocento. Alla Edwars, Nobel in geografia, non importa che il paese latinoamericano fosse sprovvisto di piantagioni ed altre faccende nelle quali infilare gli schiavi, come in Brasile o altrove nel subcontinente sudamericano: niente, niente, cazzate razziste, che c’entra la conformazione naturale, gli argentini “si sono sbiancati”, manco fossero sfinteri, per non essere neri. Ohibò: con tutti i neri miliardari che corrono dietro a un pallone.

Ma il grido scemo di Erika Denise, osserva Tommaso Lorenzini su “Libero”, è solo un grimaldello per introdurre le quote nere pure sui campi di calcio. Tutto livellato, tutto bilanciato, poi che uno sia un bidone fa niente, anzi meglio, ricordate il povero Milan con Luther Blisset, nero come il carbon ma che faceva diventare ancor più neri, d’incazzatura, i tifosi coi suoi gol clamorosamente ciccati a dieci centimetri dalla porta vuota? Fiorì una leggenda di canzoni, aspiranti scrittori filoterroristi, Blisset divenne un mito, un’entità, un modo di dire: non fare il Blisset, hai fatto una blissettata. Lo ricordo, perché tra quei tifosi che ogni domenica sanguinavano dagli occhi c’ero anch’io.

Per approfondire:

Erika Dement Edwards scrive tanto quanto con la spocchia della secredente intellettuale di sinistra, dagli occhi bovini, sorda ad ogni considerazione storica, culturale, economica e alla “Nemesi geografica” di guareschiana memoria. Ma potevamo, noi provincia dell’impero, farci mancare una voce all’altezza? E chi siamo, noi: Jocondor? Siamo i figli dell’oca nera? Non sia mai, e così, una voce poco fa, arriva Concita, un nome una garanzia, che in due pagine vagamente superflue e contorte come un serpentello con le coliche (“Tutto ciò che può essere detto, si può dire chiaramente; di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”: chi l’ha detto?), si arrampica con le ditine unte su specchi insaponati per difendere lady Soumahoro, alias lady Gucci aka lady TikTok: “In cosa è scandaloso che una bellissima (sic) donna arrivata in Italia dal Ruanda abbia ritenuto che farsi fotografare poco vestita (sic!) potesse esserle utile, cosa disturba del fatto che ami gli abiti firmati?”.

Concitina, amore mio, allacciascarpa, scarpallaccia, blinda la supercazzora brematurata con scappellamento di fuochi fatui a sinistra: ma che cazzo stai farneticando? Qui non è questione di foto a culo per aria, ma di 63, diconsi sessantatrè milioni, spariti, mai figurati nei bilanci delle coop dei Soumahoros, che, secondo le accuse confortate da plurime risultanze e testimonianze perfino dal sen del partito elettore fuggite, tenevano i santi migranti da salvare “come manco li cani”, parola di Elena Fattori, di Sinistra Italiana. Ma come, in cosa sarebbe scandaloso? Ma in questa sporca faccenda tutto è scandaloso, e, per una volta, lasciamo perdere la “imprenditrice digitale” Ferragni, con le sue chiappette a pelo d’acqua e gli abiti firmati che no, non se li paga lei, se mai viene pagata per esibirle, ma a termini contrattuali; senza dire che, fino a prova contraria, la metà intelligente dei Ferragnez non tiene nessun essere umano accatastato sulle scale coperto da una coltre cenciosa e pulciosa.

Ma davvero scherziamo o qui vale tutto? Ci sono discorsi talmente lunari che diventa impossibile perfino confutarli, se neppure l’evidenza, se neppure la logica elementare, da scuola elementare, viene tenuta in considerazione: allora vale tutto, allora sono parole in libertà, siamo al futurismo ludico, zang tumb tumb. Come a dire (e infatti, dai, un piccolo sforzo Concita che ce la fai): in cosa sarebbe scandaloso se un filantropo umanitario con tanto di ONG per fare lobbysmo, certo Panzeri, si diletta a tenersi seicentomila bigliettoni in casa? Forse che non può farci il bagno come zio Paperone?

Noi si parla tanto di garantismo, e va benissimo, è un valore indiscutibile e irrinunciabile della cultura liberale; basta che non diventi salvacondotto, impunità, omertà con l’arma della stupidità. Ci sono, come spiega il Guardasigilli Nordio, evidenze oltre le quali anche il garantismo più ostinato, più tetragono si arrende. Ha ragione: se io trovo uno che sta squartando un bambino, non posso cavarmela osservando che, forse, cercava solo di farlo divertire facendogli impersonare un film splatter, e lasciarlo lì, bel pomeriggio, nevvero?

C’è un virus, nella sinistra scriteriata che si ritiene intelligente, sofisticata, dai ragionamenti raffinati. È un virus che sembra attaccare direttamente il cervello, e per il quale in duecento anni non è stato trovato il vaccino. O meglio, il vaccino c’è, si chiama onestà morale, si chiama logica, si chiama, volendo, liberalismo, nella misura in cui l’imperativo è tenere conto della realtà. Ma questo è l’unico caso in cui la sinistra Trainspotting, che più si buca e più si ammala e più si ribuca, altro comportamento coglione, risulta refrattaria. Loro stanno bene così. Perdono lettori, fanno la figura degli sciocchi, si infettano a manetta, ma stanno bene così. Buon per loro, ma non si venga più a parlare di sinistra colta, acuta, moralmente diversa. Tanto più che a parlare di diversità morale fu uno che i soldi li pigliava da Mosca, e non a sacchi ma a vagonate; in compenso, boicottava l’avvento della tivù a colori, cioè della tecnica, convinto che avrebbe distratto le masse dalla rivoluzione proletaria. Appena ieri, ma la stupidità dei comunisti è eterna.

Max Del Papa, 13 dicembre 2022