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Dieci anni di bufale sul riscaldamento globale

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Oggi ricorre il decennale del Climategate (CG), lo scandalo che, grazie ad un anonimo hacker del web, rivelò lo scambio di e-mail, occorse nel periodo 1996–2009, tra una piccola squadra di “scienziati” del clima, imbroglioncelli assai, dalle quali si evinceva come costoro avessero completamente taroccato i dati per far apparire apposta che quello dell’ultima metà del secolo scorso fosse un riscaldamento senza precedenti. Non sono persone qualunque: sono proprio coloro che avevano la responsabilità di compilare quella parte del rapporto dell’Ipcc (il Comitato Onu propostosi di studiare il contributo antropico al clima del pianeta) che afferma che l’attuale riscaldamento globale (RG) è “senza precedenti” ed è “di origine antropica”.

I principali attori del CG sono due: Phil Jones (PJ), ingegnere idraulico e Direttore dell’Unità di Ricerca sul Clima della East Anglia University in Inghilterra e Mike Mann (MM) dell’università americana della Pennsylvania, un fisico fallito nel suo campo e che, dedicatosi al clima, divenne famoso per il grafico “a mazza da golf” che mostra come l’attuale RG sarebbe “senza precedenti”. Come vedremo, il grafico è risultato un falso scientifico costruito ad arte. Nell’elenco dei mittenti e/o destinatari delle e-mail fan parte altri elementi minori della banda e alcuni esterni. Che il RG attuale dovesse essere “senza precedenti” lo aveva già deciso l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), che nel congresso del 1985 dichiarava: «crediamo che a causa delle emissioni antropiche potremmo assistere ad un aumento della temperatura media globale senza precedenti».  PJ e MM si proposero di diventare famosi dando corpo alla previsione dell’Omm, e lo fecero cospirando il più grande scandalo scientifico del secolo, come emerge dallo scambio delle loro e-mail: basta leggerle. Sono essi stessi che nelle e-mail chiamano sé stessi “cospiratori”.

Ad esempio, per determinare le temperature del passato quando non esistevano dati termometrici, questi arraffoni avevano deciso che misurare lo spessore degli anelli degli alberi fosse un buon “indicatore” di termometro. Non lo è, e per questo erano necessari altri “indicatori” indipendenti. Chi studiava il problema era tale K. Briffa, collaboratore di PJ. A PJ, MM ed altri della squadra Briffa inviava la seguente e-mail: «So che ci fanno molta pressione per presentare una decente storia che giustifichi un “evidente riscaldamento senza precedenti negli ultimi 1000 anni o più”, ma la realtà è che la situazione non è così semplice. Non abbiamo molti dati da “indicatori” indipendenti, e quelli che abbiamo non collimano col recente riscaldamento».

Per chiarezza, gli “indicatori” non collimavano coi dati termometrici odierni (questi mostravano un aumento di temperatura e gli indicatori mostravano un declino di temperatura). Questo significa che gli indicatori, sbagliati sulle temperature attuali, non erano pertanto attendibili sulle temperature del passato, quando non c’erano dati termometrici e, di conseguenza, non era lecito sostenere che quelle odierne fossero temperature alte “senza precedenti”. Ma ecco come rispondevano i due principali cospiratori. MM: «Tutti qui all’Ipcc concordiamo che questo di Briffa è un problema e una potenziale circostanza distrattrice/detrattrice dal consenso che vorremmo veicolare. Sarebbe allora opportuno che ci inventassimo “qualcos’altro” quale responsabile della discrepanza. Forse Briffa ha qualche idea in proposito? Dobbiamo assolutamente scrivere qualche rigo altrimenti gli scettici ci diranno che non comprendiamo i nostri stessi risultati».

E infatti questi geni non comprendevano i loro stessi risultati, i quali mostravano che non v’era alcun consenso. Ma entra in soccorso il loro capo, PJ, che nella e–mail più famosa del CG scrive: «Ho appena applicato il trucchetto che MM aveva usato con l’articolo pubblicato su Nature: per nascondere il declino (sic!), ho inserito le temperature di Briffa per il periodo 1960-80 e quelle reali per il periodo 1980-99». Nascondere-il-declino in inglese fa hide-the-decline, e se cercate queste parole con Google, potrete ascoltare una divertente e irriverente canzonetta approntata da alcuni studenti di fisica per prendersi gioco di questa coppia di clown.

Un altro tema ricorrente che si evince dalle e–mail è la determinazione con cui la squadra influenzava quali articoli dovessero essere pubblicati e quali rigettati. Il settore in questione è molto ristretto e, quasi inevitabilmente, gli articoli del settore finivano sulla scrivania di almeno uno della squadra per la revisione critica: costoro rigettavano apposta tutti gli articoli che mettevano in dubbio il cosiddetto consenso e accettavano quelli che quel consenso sostenevano. Non riporto esempi per brevità, ma è divertente lo scambio di e–mail tra PJ e MM per comprendere come PJ, un ingegnere idraulico, fu premiato Fellow dell’American Geophysical Union (AGU). Fate attenzione alle date. Scriveva MM a PJ (dicembre 2007): «Sto cercando di farti avere un premio dalla AGU. M’hanno detto che la medaglia Ewing non sarebbe appropriata. Fammi sapere cosa preferisci e m’informo». PJ sceglie il proprio premio: «Diventare Fellow della AGU andrebbe bene». MM a PJ (Giugno 2008): «Sto mettendo insieme 5 lettere di raccomandazione per quel premio della AGU. Insieme alla mia quale proponente – anche se io non sono ancora Fellow – fanno 6 lettere».

A pensar male, sembrerebbe che MM suggerisca a PJ che questi, una volta diventato Fellow, si prodighi per restituirgli il favore. E infatti MM presenta il conto a PJ (Giugno 2009): «Ciao Phil. Mi chiedo se potresti forse essere interessato a restituirmi il favore e, in tandem con qualcuno dei nostri amici, potresti farmi diventare Fellow della AGU». Inutile dire che PJ onora il debito. Ci si chiede se per caso codesti premi dati ai climatologi abbiano un qualche significato. Le e-mail del CG riguardano non solo la sistematica alterazione dei dati, come visto, ma anche la determinata volontà di non renderli disponibili a nessuno. Un altro carattere, un eroe, entra nel CG: Steve McIntyre, statistico navigato, che s’era proposto di verificare la validità del trattamento statistico dei dati di climatologia. Parte essenziale del metodo scientifico è la replicabilità degli esperimenti, siano essi eseguiti in laboratorio o al computer. E gli scienziati hanno il dovere scientifico di rendere disponibili i loro dati e i metodi che li hanno generati o i programmi al computer che li hanno trattati. Ogni qual volta McIntyre chiedeva alla squadra del CG i dati e/o i programmi di calcolo usati, riceveva o risposta negativa o nessuna risposta. Fu costretto di appellarsi al Freedom of Information Act (FOIA) per ottenere quei dati con la forza della legge.

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Franco
Franco
30 Settembre 2020 15:46

Cari signori, ho letto tutto con interesse, ma vorrei la Vs. opinione su questo: ora che privati mettono su un palazzo un countdown, il vero obiettivo qual è? La decrescita? Beh, quella l’hanno scritta già nel Trattato di Maastricht e delle conseguenze se ne sbattono, anzi, la spacciano per un’ideologia grandiosa. Neoliberismo unlimited. Oppure non è affatto correlato, tutto slegato e casuale, anzi, fattuale? Ma mettiamo pure che sia vero che il mondo stia diventando una fornace: in tutta sincerità, avete dati per cui a Voi risulta senza dubbio che certi gruppi che per primi diffondono queste teorie, che certamente sono a capo di settori importanti, industriali, finanziari, siano propensi per sè al risparmio d’energia, di denaro (risparmiano o accumulano sempre di più?), di sfarzi? Io so perfino che un multimiliardario abbia denunciato il governo americano per i dazi. E voi potete risparmiare? E questo risparmio sarebbe tutelato? Tagliamo per noi o ci tagliamo per loro? Mi perdonerete se sono convinto che sia la seconda, ma se avete certezze diverse e pratiche (per esempio, “no, non è vero che si siano accordati per la deflazione già prima dei ’90, non è vero che non redistribuiscono la ricchezza, non è vero che la disoccupazione strutturale…ecc. ecc. e te lo dimostro anche”), rimango a disposizione. Grazie per l’attenzione

Franco Battaglia
Franco Battaglia
30 Novembre 2019 11:59

@hap
chiunque può leggere le email qui:
https://www.lavoisier.com.au/articles/greenhouse-science/climate-change/climategate-emails.pdf
e decidere da solo se ho ragione io o lei.

Il fatto che siano state “rubate” non toglie nulla alla frode di protagonisti.
Se un ladro entra in una casa per rubare e assiste al maggiordomo che assassina il padrone, la sua testimonianza non vale perché ottenuta da una circostanza illegale?
Vale per la procedura penale, non per le testimonianze.

Gabriele
Gabriele
27 Novembre 2019 14:52

Dimostrazione matematico-logica della non esistenza dell’effetto serra:
Dati (da fonte NASA):
Percentuale di Gas serra nell’atmosfera terrestre: 2.5%
Percentuale di Gas serra nell’atmosfera di Venere: 96.5%
Temperatura media terrestre a 1 atmosfera: 288 Kelvin
Temperatura media di Venere a 1 atmosfera: 340 Kelvin (dati: Venera landers)
TSI relativa terrestre: 1
TSI relativa di Venere: 1.91

Ora calcoliamo la temperatura di Venere partendo da quella terrestre. Se la teoria dell’effetto serra corrispondesse a realtà io per estrapolare la temperatura di un pianeta partendo da quella di un altro dovrei tenere conto della differenza nella percentuale dei gas serra delle due atmosfere, giusto?
Giusto?

E invece no:
T venere ≈ ∜TSI relativa di Venere × T terra
T venere ≈ ∜1.91 × 288 Kelvin
340 Kelvin ≈ 1.176 × 288 Kelvin
340 Kelvin ≈ 338.688 Kelvin

E voilà, l’effetto serra non esiste.

Hap
Hap
27 Novembre 2019 0:49

Una parte, minoritaria, dell’articolo è dedicata a mail riscoperte con appena 10 anni di ritardo (discuterle allora no?). O meglio, prima rubate poi riciclate. Poi c’è la parte delle illazioni, come quella sull’hacker solitario: perché, l’hanno scoperto? ma è meglio non affrontare l’ipotesi che non lo sia. O quella su McIntyre che dimostrò che la curva a mazza-da-hockey di MM era un falso. Atto di fede, non documentato. Come, se i climatologi sono tutti in combutta con Mann e soci? magari, dai comuni amici dell’Heartland. O, forse, se non si può ricorrere alla peer review, basta scrivere le cose in grassetto per renderle vere.

Hap
Hap
27 Novembre 2019 0:21

In base a quanto scritto da Battaglia, Kevin Trenberth ha scritto nell’ottobre 2009: «Il fatto è che non siamo in grado di giustificare la mancanza di riscaldamento degli ultimi 10 anni». Nella mail trovo “The fact is that we can’t account for the lack of warming at the moment and it is a travesty that we can’t.” At the moment, è diventato negli ultimi 10 anni. E le temperature sono stabili da 20 anni, torna tutto. Di cosa parlava questo post, di disinformazione?

Lorenzo
Lorenzo
20 Novembre 2019 23:12

Cara teresa, se si crede tanto esperta, perchè non va lei a fare ricerca all’ipcc?

Ivo Biavaschi
Ivo Biavaschi
20 Novembre 2019 18:09

Cara Teresa, grazie per i suoi scritti. Ho una domanda per lei e per chiunque voglia rispondere:
non è plausibile che (oltre gli interessi economici e di potere) il sottinteso psicologico di coloro che pretenderebbero di poter controllare il clima sia una fortissima presunzione di onnipotenza ?. Veramente non si comprende quanto siamo piccoli ed impotenti rispetto alla terra, al sole, ed a tutti i fenomeni atmosferici e terrestri ?.

Teresa
Teresa
20 Novembre 2019 15:17

Vaclav Smil: Altro pericolo ambientale è una possibile incombente nuova EPOCA GLACIALE. Esiste un ciclo naturale negli ultimi 800 000 anni. La lunghezza del ciclo è di 100 000 anni. In ogni periodo di 100 000 anni c’è un’epoca glaciale che dura circa 90 000 anni e un periodo interglaciale più caldo che dura 10 000 anni. Attualmente ci troviamo in un periodo caldo cominciato 12 000 anni fa. Il nostro uso dei combustibili fossili rende l’inizio della prossima epoca glaciale più probabile o meno probabile? Meno: nelle passate epoche glaciali il livello dell’anidride carbonica nell’atmosfera fu molto più basso, quindi… Più: il clima caldo in Europa dipende da una circolazione delle acque oceaniche , con la corrente del golfo calda che scorre verso nord e una controcorrente fredda in profondità verso sud. Se la corrente fredda viene interrotta comincia un’era glaciale, ed essa si può interrompere quando la fredda superficie del mare nell’Artico diventa meno salata e quindi non scende in profondità, perché il clima più caldo determina un aumento della piovosità sull’Artico. Quindi un clima caldo nell’Artico paradossalmente potrebbe causare l’inizio di un’epoca glaciale. Insomma non sappiamo nulla di certo, perché non conosciamo nei particolari le cause dell’epoche glaciali. La biosfera è la più complicata fra tutte le cose di cui noi dobbiamo occuparci. Perciò ogni teoria che… Leggi il resto »