E se gli Usa mollano la Nato o, come sta accadendo, spostano buona parte dei loro soldati altrove… chi ci difende? Basterà l’Articolo 5 dell’Alleanza per garantire gli Stati europei o ci sarà bisogno di altro? Da tempo i leader delle capitali europee si arrovellano il cervello per capire fattibilità e soprattutto costi di una difesa autonoma del Vecchio Continente. Questione complicata, sia perché le opinioni pubbliche europee non sono così disposte a investire risorse in armi, sia perché l’impegno economico è abnorme, soprattutto per economie non esattamente al meglio della forma. Ed ecco allora che accade ciò che ottanta anni fa sarebbe sembrato impossibile: ovvero che la Germania si proponesse come leader della Nato o di quello che ne rimarrà. La stessa Germania che era stata divisa in due, smembrata e privata, fino alla metà degli anni ’50, dell’esercito.
La svolta tedesca è stata annunciata dal ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, prima della riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia. “L’anno scorso all’Aia abbiamo gettato le basi per una Nato 3.0 forte: vogliamo un ruolo più incisivo dell’Europa, una deterrenza più solida e una cooperazione più intensa nel settore degli armamenti, al fine di unire le capacità delle nostre industrie e rafforzare la nostra capacità di difesa. La Germania si assume la propria responsabilità di leadership all’interno della Nato”, ha detto. “Il nostro obiettivo è una nuova ripartizione degli oneri nell’Alleanza Nato, che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”.
Un pensiero anche all’Ucraina, per cui Merz ha chiesto lo status speciale di membro associato prima dell’adesione a pieno titolo all’Ue. “L’Ucraina fornisce il contributo maggiore alla sicurezza europea al di fuori della Nato. In Svezia intendiamo elaborare proposte su come sostenere ulteriormente l’Ucraina e trarre vantaggio, nell’ambito dell’Alleanza, dai risultati raggiunti dall’industria della difesa ucraina”, ha aggiunto Wadephul. “A Helsingborg si discuterà anche della situazione in Medio Oriente. I nostri sforzi sono volti a garantire la libera navigazione di tutte le navi e quindi la sicurezza dell’approvvigionamento a livello mondiale. Siamo pronti a partecipare agli sforzi internazionali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz”.
La mossa tedesca è comprensibile, in fondo. Anche se clamorosa. Solo pochi giorni fa Trump ha annunciato che ritirerà 5mila soldati dalla Germania e non permetterà a Berlino di stazionare in patria i missili Tomahawk. Da qui la decisione di aumentare la spesa militare a 162 miliardi entro il 2029 (il 3,5% del Pil), puntando a fare della Bundeswehr l’esercito più grande d’Europa. Certo: Berlino non gode della bomba atomica (un anno fa si iniziò a parlare di una possibile produzione tedesca), di cui è invece proprietario Emmanuel Macron. Il quale, infatti, qualche settimana fa aveva proposto un “ombrello atomico” all’Europa: la garanzia di intervento francese a difesa degli alleati, ovviamente lasciando a Parigi tutte le scelte su come e quanto utilizzare l’ordigno. Non se ne è fatto niente, al momento. Ma è chiaro che Merz punta a sfruttare la debolezza politica di Macron per fare della Germania, e non della Francia, il leader militare dell’Europa che verrà.
Franco Lodige, 21 maggio 2026
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