in

La rivoluzione digitale migliora la pensione

Previdenza complementare
Previdenza complementare

Dimensioni testo

: - :

Come per la pianificazione successoria e testamentaria, gli italiani sono esitanti e restii anche nel pianificare la gestione previdenziale. Ma se la morte è certa e garantita, la pensione non lo è (più). Ecco perchè è necessario fermarci un attimo a capire, valutare ma soprattutto agire in tempo.

 

Perchè è importante la previdenza complementare

È ormai noto a tutti che la pensione pubblica di chi è entrato nel mondo del lavoro negli ultimi decenni non sarà in grado di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la vita lavorativa. Può sembrare un momento lontano nel tempo, ma al quale è invece utile iniziare a pensare fin da oggi, per mettere da parte delle somme per costruire una pensione che si affianchi a quella pubblica in quanto l’orizzonte temporale del versamento può fare una grande differenza.

Il sistema pensionistico pubblico italiano si fonda su un “patto intergenerazionale”: le pensioni attuali vengono pagate con i contributi dei lavoratori attivi oggi, le cui pensioni saranno poi pagate con i contributi dei giovani che entreranno nel mondo del lavoro ora. Capite bene che non è un sistema su cui possiamo basare il nostro futuro.

Con la previdenza complementare in sostanza, si tratta di integrare la pensione futura, aggiungendo una rendita alla pensione INPS che spetta al termine del lavoro ma che a causa del progressivo allungamento della speranza di vita, calo delle nascite, entrata nel mondo del lavoro più tardi, rallentamento della crescita economica e sempre più ricorrenti crisi finanziarie creano una combinazione pericolosa per l’equilibrio demografico, sociale ed economico. Distruggendo un sistema in cui la pensione INPS, su cui gli italiani fanno ancora in troppi affidamento, potrebbe non essere più sufficiente. Ecco perchè nasce lo strumento previsto dalla legge per creare una “pensione di scorta”: la previdenza complementare.

La previdenza integrativa è quindi una forma di risparmio per il proprio futuro pensionistico, ad adesione volontaria che non va a sostituire la previdenza obbligatoria ma va ad integrarla con versamenti volontari. Si fonda su una molteplicità di forme pensionistiche (fondi pensione) che raccolgono il risparmio previdenziale degli iscritti e lo valorizzano attraverso i rendimenti ottenuti investendolo sui mercati finanziari.

L’obiettivo è quello di dare l’opportunità al futuro pensionato, grazie all’accantonamento di somme di denaro durante la propria attività lavorativa di assicurarsi un tenore di vita analogo a quello sostenuto nella fase lavorativa.

A ribadire l’importanza ed urgenza a prepararci per la pensione ci sono i numerosi vantaggi fiscali rilevanti a partire alla deducibilità fiscale dei versamenti, fino a 5.164,27 sull’imponibile, una tassazione ridotta dei rendimenti del 20% invece di 26%, ritenuta a titolo d’imposta tra il 15% e il 9% ed infine esenzione dei contributi non dedotti in quanto già tassato in accumulo.

Non trascurabile poi la protezione nella protezione, la previdenza integrativa è infatti estremamente tutelata dalla Vigilanza Covip ed impignorabilità.

Situazione in Italia

Lo dirò senza mezzi termini: il problema alla base della scarsa adesione è la grave ignoranza in materia di previdenza. Adesione che si ferma a solo il 33% della forza lavoro (pari a oltre 25 milioni). Due italiani su tre non sanno quasi nulla del nostro ordinamento previdenziale, delle più elementari regole di tutela assicurativa pubblica e delle possibilità di sfruttare al meglio le risorse finanziarie che hanno a disposizione per pianificare un ottimale pensionamento. Questa scarsa, a volte nulla, conoscenza si rivela essere tra le principali cause di scelte errate e di una incorreggibile mancanza di pianificazione finanziaria.

Complice anche una legislazione estremamente complessa che cambia continuamente. Ma anche una difficoltà a orientarsi in un settore particolarmente intricato: i fondi pensionistici attualmente sul mercato sono infatti circa 500. Il nostro sistema scolastico inoltre non da alcuna formazione a riguardo, molto grave considerando che l’Italia è un paese che destina molte risorse per il welfare ed ha la più alta spesa previdenziale fra i Paesi europei.

Sai che tanti non sanno che il dipendente può scegliere se lasciare il proprio TFR (che il datore di lavoro dovrebbe versare ogni mese) in azienda o farlo versare in un fondo pensione? E non solo: le differenze a lungo termine possono essere incredibili, ma anche nel breve le differenze son sostanziali. Il TFR in azienda è tassato dal 23% al 43% a seconda dello scaglione del proprio reddito mentre nel fondo pensione è tassato dal 15 al 9% a seconda degli anni di permanenza.

Ed i rendimenti? Secondo la relazione Covip 2020, il TFR in azienda tra il 2010 e il 2019 si è rivalutato del 1,8% annuo mentre nel fondo pensione si è rivalutato mediamente del 4,2% annuo.

Da una ricerca di Moneyfarm in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, emerge che soltanto il 4% degli intervistati conosce tutti i fattori che impattano sull’importo dell’assegno pensionistico ossia: anzianità contributiva (il numero di anni lavorati), stipendio, aumento della speranza di vita, andamento del PIL e tipo di lavoro. Soltanto 1 italiano su 4 (25,6%) sa che anche il PIL avrà un impatto sull’assegno pensionistico: al diminuire del PIL nazionale, diminuirà l’assegno pensionistico.

Ancora, soltanto 1 su 5 (20,5%) sa che il tipo di lavoro che svolge, e il relativo regime contributivo, avrà un effetto. Solo il 4% degli intervistati, una percentuale davvero irrisoria, è consapevole del fatto che tutti questi fattori avranno un impatto sull’assegno pensionistico.

Meno del 20% degli intervistati, infatti, sa (in modo preciso o approssimativo) quanti anni dovrà lavorare prima di poter andare in pensione, a quanto ammonterà la propria pensione mensile e quanto dovrebbe risparmiare per mantenere l’attuale tenore di vita.

L’indagine ha infatti evidenziato come gli italiani non sappiano quali e quanti sono i fattori che possono determinare l’importo dell’assegno pensionistico e di conseguenza continuino a nutrire aspettative decisamente irrealistiche. La maggior parte degli intervistati stima infatti che la propria pensione pubblica andrà da un minimo di 800 euro a un massimo di 3.000, e solo il 12% stima che ammonterà a 1.200 euro, importo che, ad oggi, coincide con la pensione media nel nostro Paese (fonte Istat), ma che, con tutta probabilità, in futuro potrebbe essere solo un miraggio.

Tuttavia, i risultati delle forme complementari sono stati in media positivi, soprattutto per le linee di investimento caratterizzate da una maggiore esposizione azionaria. Secondo gli ultimi dati Covip alla fine del primo semestre del 2021, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono state 9,48 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2020 è pari a 138.000 unità (1,5%).

Parliamo di un’industria che oggi vale circa il 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane potendo contare su circa 8,5 milioni di iscritti ma un’ampia porzione di iscritti, il 27% del totale, non ha effettuato alcun versamento nel 2020. Porzione, questa, che risulta in crescita di 1,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. E c’è poi un milione, circa, di individui che non versa contributi da almeno cinque anni.

Quando e con quanto andrai in pensione? Qual è il fondo giusto e il comparto giusto per te? Il versamento sul fondo è giusto? Stai versando troppo o troppo poco? È giusto per la tua situazione ricorrere ad un fondo pensione?

Chi potrebbe rispondere a queste due domande? I consulenti. Rivolgersi ed affidarsi alla consulenza si rivela sempre più risolutivo e necessario. Ora grazie all’aiuto della tecnologia possono garantire un aiuto e consulenza estremamente personalizzata ed efficace. In ambito fintech in questo contesto meritano una particolare menzione Moneyfarm e Propensione.it

Moneyfarm

Moneyfarm è un’azienda di consulenza finanziaria che fornisce un servizio di gestione digitale del patrimonio. Fondata nel 2012 a Milano da Paolo Galvani e Giovanni Daprà, è oggi una delle principali realtà del Fintech europeo nel roboadvisory. Nel 2020 Moneyfarm ha ampliato la propria offerta di gestione patrimoniale lanciando un proprio PIP (Piano Individuale Pensionistico).

Il Piano Pensione Moneyfarm è un prodotto istituito da Allianz Global Life ed è articolato in 6 diverse linee di investimento, a seconda del rischio e del rendimento che si vuole assumere. Dalla linea Prudente o Moderata alla linea Azionaria. I fondi sono strutturati con lo stesso approccio delle gestioni patrimoniali di Moneyfarm: sottostante in ETF, diversificazione, semplicità, trasparenza ed efficienza di costo.

Il costo del PIP infatti prevede una commissione di gestione annua, indipendentemente dalla linea di gestione scelta, pari all’1,25% del capitale investito (contro una media nazionale dei PIP pari al 2,21%), oltre a un costo amministrativo annuo di 10 euro. Non son previsti inoltre costi di caricamento, trasferimento, cambio linea, adesione, riscatto o anticipazione.

Propensione.it

Propensione.it nasce da un’idea di Raffaele Agrusti e Giancarlo Scotti e rappresenta la sintesi innovativa dell’incontro fra il mondo finanziario-assicurativo e quello digitale, primo ed unico broker totalmente digitale europeo specializzato in previdenza integrativa. Settore quest’ultimo strategico per il Paese e fondamentale per il benessere futuro dei cittadini.

Propensione non offre semplicemente un comparatore di fondi pensione ma offre una consulenza specializzata che aiuta ad orientarsi tra i numerosi fondi pensione, un servizio totalmente digitale anche per i processi di adesione e trasferimento per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni, fascia che più di tutti necessita di consulenza previdenziale.

Come? Attraverso una combinazione di consulenza e tecnologia grazie alla creazione di un database che contiene i dati di tutti i fondi pensione italiani ed allo sviluppo di un algoritmo proprietario capace di incrociare le caratteristiche personali dell’utente con quelle dei fondi, analizzando informazioni quali l’importo dell’investimento che si vuole fare, il comparto in cui farlo, il rendimento offerto dai fondi nella loro serie storica, il livello di reddito e la propensione al rischio, cioè la scelta tra un investimento più o meno speculativo, e l’orizzonte di investimento, che è legato all’età.

Il fine è quello di consigliare quello ottimale con particolare riguardo ai costi ed eventualmente ad aderirvi direttamente in modalità digitale ma soprattutto quello di rendere semplice e alla portata di tutti il complesso mondo della previdenza integrativa creando consapevolezza nelle scelte previdenziali dei propri clienti, fornendo l’accesso a una ricca sezione informativa ed alla competenza specialistica dei consulenti.

 

Conclusioni

In questo scenario sempre più complesso dal punto di vista previdenziale, in cui le nozioni da conoscere sono numerose e spesso non di facile comprensione, in cui i regolamenti cambiano frequentemente e la mancanza di consapevolezza del rischio e scarsa conoscenza lascia sempre più spazio a scelte errate e visioni di breve termine la soluzione che si rivela sempre più efficace è la consulenza. (Secondo l’osservatorio Consob nel 2020 la percentuale di chi si è rivolto ad un consulente è passata dal 30 al 41% negli ultimi 12 mesi a fronte di un 29% che decide autonomamente era il 40% nella precedente rilevazione).

Quello di ritrovarsi in età pensionabile con un’entrata nettamente inferiore all’ultimo stipendio non è più un rischio ma una certezza. Secondo le ultime stime, infatti, se oggi un dipendente privato che va in pensione può pensare di ricevere un assegno che corrisponda a circa il 70% dell’ultimo stipendio, chi andrà in pensione nel 2040 potrà contare su circa il 60% dello stipendio, per gli autonomi la situazione è addirittura peggiore: scendiamo al 55,5% del reddito e nel 2040 sarà appena del 46%.

Ma tra i giovani, quelli che avranno con molta probabilità una pensione bassa, quanti si stanno proteggendo aderendo ad un fondo pensione? Quelli sotto i 35 anni sono solo il 17,6% e, all’interno di tale fascia, gli iscritti con meno di 19 anni sono solo il 2,2 per cento. Giovani che stanno facendo i conti con carriere intermittenti e ritardi nell’inserimento nel mondo lavorativo. Dati preoccupanti che richiedono misure urgenti. Vi parlerò la prossima settimana delle proposte che sono state ipotizzate per incentivare, soprattutto i giovani, ad aumentare la percentuale di adesione.

E tu, quale scusa ti racconti ancora per non pianificare la tua pensione integrativa? Sai darmi due buone ragioni?

 Deborah Ullasci, 19/11/2021