Banca

IL CASO

Mps-Mediobanca: per la Consob non c’è il patto occulto

Il Sole 24 Ore svela un documento dell'Authority: nessun concerto tra Delfin e Caltagirone, nessun obbligo di Opa. Il quadro cambia radicalmente

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Il Sole 24 Ore di oggi racconta un cambio di scenario radicale nel caso Mps–Mediobanca. Un documento della divisione vigilanza emittenti della Consob, datato 15 settembre 2025, afferma infatti che «non sussiste il patto occulto» tra i soci Delfin e Caltagirone e «non sussiste il concerto» con Siena. Una presa di posizione che scardina alla base l’impianto accusatorio che negli ultimi giorni aveva travolto Mps, Mediobanca e una parte del mercato finanziario italiano.

L’Autorità di vigilanza ha inviato il documento alla Procura di Milano come esito dell’attività istruttoria svolta. La conclusione è netta: non emerge alcun accordo volto a prendere il controllo di Mediobanca e Generali eludendo l’obbligo di Opa su Piazzetta Cuccia. L’effetto è dirompente, perché ribalta le ipotesi che avevano alimentato speculazioni e tensioni in Borsa.

Le accuse partite dagli esposti di Nagel

Secondo la ricostruzione del quotidiano, tutto era iniziato il 5 marzo 2025, quando l’allora ceo di Mediobanca Alberto Nagel aveva presentato una serie di esposti per fermare l’Offerta pubblica di scambio lanciata da Mps su Piazzetta Cuccia. Nagel sosteneva che Delfin e Caltagirone, «non essendo riusciti a mutare gli assetti di controllo e governance né di Mediobanca né di Generali», avessero «messo in atto un’azione concertata con e su Mps» per ottenere «un’influenza dominante» sulle due società. A ciò Mediobanca aveva aggiunto l’ipotesi di un «patto occulto allargato» che coinvolgesse anche Enpam ed Enasarco.

La verifica Consob: niente indizi, niente concerto

Dopo sei mesi di indagini e audizioni, la Consob ha ribaltato completamente questa impostazione. Il documento afferma che «nessuna delle condotte riferite da Mediobanca […] è parsa essere caratterizzata da profili di potenziale criticità o allarme» e che mancano «indizi gravi, precisi e concordanti» tali da far emergere un’azione di concerto tra Delfin, Caltagirone e il Mef, anche tramite Mps.

Il Sole 24 Ore spiega che l’Autorità non ha riscontrato «accordi verbali o scritti, espressi o taciti» né elementi fattuali che permettano di inferire un’intesa. Le condotte dei soci, pur talvolta allineate, risultano compatibili con interessi economici individuali, non con un progetto comune di controllo di Mediobanca e Generali.

Il piano Mediobanca era in cantiere dal 2022

Decisivo, secondo il giornale, il passaggio in cui la Consob chiarisce che l’ipotesi di integrazione Mps–Mediobanca era già allo studio del ceo Luigi Lovaglio «a fine 2022», ben prima dell’ingresso di Delfin e Caltagiro nel capitale della banca. Ciò esclude che l’operazione fosse il frutto di un accordo occulto.

Il successo dell’Ops, con un’adesione dell’86%, evidenzia inoltre un forte sostegno del mercato. Il documento sottolinea che l’operazione «sarebbe stata effettivamente sviluppabile anche in assenza del riassetto azionario di Mps».

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Le alternative valutate dal Tesoro e la svolta con UniCredit

Il Sole 24 Ore ricorda che il Mef, fino a novembre 2024, aveva altre priorità: l’integrazione tra Mps e Banco Bpm sembrava la strada privilegiata. L’improvvisa Ops di UniCredit su Banco Bpm aveva però fatto saltare questa opzione, costringendo Siena a riaprire il dossier Mediobanca e ad accelerare l’operazione proprio per non restare schiacciata nella corsa all’M&A bancario.

La posizione dei soci e il voto del cda

Neppure l’aumento delle partecipazioni di Delfin e Caltagirone dopo l’Abb può essere letto, secondo Consob, come prova di una condotta concertata. L’Autorità afferma che tali mosse sono coerenti con una strategia di valorizzazione economica delle quote in un contesto di progressiva privatizzazione di Mps.

Il cda che ha approvato l’Ops su Mediobanca ha votato all’unanimità, con l’astensione soltanto degli amministratori espressione dei grandi soci. Per Consob, questo non è compatibile con un presunto accordo occulto.

I dubbi sugli elementi dell’indagine

La conclusione dell’Autorità è chiara: «non sono emersi elementi fattuali, documentali o indiziari» che provino un’azione di concerto o «la sussistenza di un patto occulto fra Delfin e Caltagirone, Mps e il Mef». Il documento fotografa la situazione a metà settembre, mentre alcune valutazioni della Procura sono ancora in corso.

Resta citata nel pezzo una telefonata tra Caltagirone e Lovaglio in cui il primo chiede «Ma lei è il grande comandante? Come sta?» e l’altro risponde «il vero ingegnere è stato lei». Il Sole 24 Ore osserva che un dialogo di cortesia non può ribaltare mesi di verifiche: è la tipica conversazione in cui un amministratore delegato riconosce un ruolo centrale a un grande azionista in un momento di successo aziendale.

Il quotidiano chiude con una riflessione: il concerto «è nelle orecchie di chi lo vuole ascoltare». Ma, a oggi, la Consob non lo vede.

Enrico Foscarini, 6 dicembre 2025

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