Le banche italiane incassano, senza entusiasmo, il maxicontributo da 9,6 miliardi previsto dalla manovra. Tra aumento delle tasse e minore deducibilità fiscale, l’impatto «è gestibile», come «anche indicato da diversi ceo» e dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, ha spiegato il direttore generale dell’Abi Marco Elio Rottigni al seminario dell’associazione a Firenze. «Poi se dobbiamo dirci contenti direi di no», ha aggiunto, lasciando intendere che il settore attende con cautela eventuali modifiche in sede parlamentare.
Il malumore resta sotto traccia
Ufficialmente, l’Abi mantiene toni istituzionali e nessuno parla apertamente di scontro con il governo. Ma il disagio è evidente. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli non ha affrontato direttamente il tema della legge di Bilancio, ricordando però che «non tutto quello che è avvenuto nel 2024 e 2025 è scontato che avvenga nel 2026, e bisogna attrezzarsi in anticipo per cercare di ottenere risultati positivi». Parole che tradiscono prudenza e un certo scetticismo sulla tenuta dei profitti nel prossimo biennio.
Npl e redditività in calo
Le previsioni dell’Abi indicano un lieve peggioramento della qualità del credito: i crediti deteriorati passeranno dal 2,6% del 2024 al 3% nel 2026. «Non un balzo drammatico, ma un peggioramento da non sottovalutare», ha spiegato il vicedirettore generale Gianfranco Torriero, sottolineando come il settore resti comunque lontano dai picchi del 7% registrati nel 2012.
Costi in aumento e nuove sfide
A gravare sui conti arrivano anche i costi della cybersicurezza – oggi pari a circa 6 miliardi ma in crescita – e le incognite legate all’euro digitale. L’Abi non si oppone al progetto, ma Patuelli ha ricordato che «i costi graveranno sulla Bce e sulle banche, non sugli Stati». Per l’Italia le stime parlano di 880 milioni, ma restano molto approssimative.
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Un 2026 pieno di incognite
Il presidente dell’Abi invita il sistema a prepararsi a un contesto più difficile. «Non è detto che le banche continuino a macinare utili con lo stesso ritmo dell’ultimo biennio», ha osservato, segnalando i rischi legati al rallentamento di Germania e Francia, ai dazi e alla possibile discesa dei tassi di interesse. «Le serie storiche ci dicono che non è possibile che le Borse continuino a crescere all’infinito», ha aggiunto.
Appello alla prudenza nel credito
Guardando alle imprese, Patuelli ha richiamato l’esperienza delle garanzie statali durante la pandemia. «Quando è scemata l’emergenza è arrivata una grande paura del rischio insolvenze. Fortunatamente le banche avevano regolarmente condotto le istruttorie». E ha ammonito: «Se qualcuno non ha le carte in regola è inutile che faccia il comunicato di protesta perché gli manca il credito».
L’Abi chiede un tavolo con il governo
Senza polemiche dirette, l’associazione punta ora a riaprire un confronto con il governo per superare la fase emergenziale delle garanzie pubbliche sui prestiti. Rottigni ha confermato che l’Abi «aspetterà l’iter parlamentare, rispettosa delle decisioni», ma nelle sue parole si legge l’attesa di possibili aggiustamenti.
“Banche pilastro del debito pubblico”
Nel suo intervento, Patuelli ha infine voluto rimarcare il ruolo del sistema bancario come «pilastro nella sottoscrizione dei titoli del debito pubblico italiano» e il contributo delle «banche solide e molto sane» al miglioramento della valutazione del Paese da parte delle agenzie di rating.
Dietro la compostezza ufficiale, resta una certezza: le banche hanno accettato la manovra, ma sperano che il governo ascolti le loro ragioni prima che il conto da pagare diventi troppo salato.
Enrico Foscarini, 9 novembre 2025
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