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L’importante è il risultato? Solo se lo si sa cogliere…

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“L’importante è il risultato”. E’ una delle frasi più citate nel mondo del calcio. L’ho sentita ripetere recentemente da Pirlo per giustificare una vittoria non troppo spettacolare della Juve. E poi da
Fonseca dopo una sconfitta. E la sconfitta era arrivata nonostante la sua squadra avesse giocato bene.

Chissà quanti altri allenatori l’hanno pronunciata durante l’ultimo campionato. Lasciamo pure perdere il fatto che di fronte a questa affermazione il barone Pierre de Coubertin avrebbe avuto qualcosa da ridire (anche se alcuni dicono che in realtà la celebre frase: l’importante non è vincere ma partecipare, sia da attribuire al vescovo Ethelbert Talbot, della diocesi di Bethlehem, Central Pennsylvania). Ma andiamo al nocciolo della questione che per noi è relativa al mondo della finanza: davvero l’unica cosa che conta è il risultato?

Cioè, se un investitore affida i suoi risparmi ad un bravo gestore, abbiamo la certezza che nel futuro godrà dei risultati di questa efficiente gestione del denaro? Il senso comune farebbe propendere per il sì, ma in realtà le cose non sono così semplici.
Il mese di maggio del 1977 per gli appassionati di fantascienza è una data importante. Esce infatti nelle sale USA il primo film della saga di Guerre Stellari diretto da George Lucas e si dimostra
fin da subito un successo planetario. Vince infatti sei Oscar e inizia una saga che tuttora nel mondo conta su milioni di fan. L’ultimo film è del 2019 ed i cultori del genere ancora oggi si dividono sull’ordine da seguire nel guardarli tutti.
Anche nel mondo della finanza il maggio 1977 dovrebbe essere una data conosciuta da tutti. È infatti il mese nel quale il leggendario
Peter Lynch prese la gestione del fondo Magellan di Fidelity. All’epoca si trattava di un piccolo fondo
con solo 18 milioni di dollari in gestione, ma quando nel 1990 Lynch ha rassegnato le dimissioni da gestore, gli asset in portafoglio avevano superato i 14 miliardi di dollari, cosa spiegabile solo con gli eccezionali rendimenti offerti dal fondo. Chi avesse
seguito Lynch fin dall’inizio della sua avventura, si sarebbe garantito un rendimento annualizzato di oltre il 29%, il doppio di quanto aveva reso l’S&P500 nello stesso orizzonte temporale. Ad esempio, chi avesse investito 100$ nel 1977, se ne sarebbe ritrovati circa 2.800 solo 13 anni dopo, ed è proprio quest’ultimo punto che vorrei analizzare. Quanti investitori hanno realmente guadagnato, pur avendo alla guida del fondo un gestore che definire eccezionale è forse ancora riduttivo? Ebbene, secondo un’analisi effettuata dallo stesso Peter Lynch, mentre cercava di studiare il comportamento dei suoi investitori, egli scoprì che circa il 50% dei sottoscrittori del fondo avevano perso denaro. Molti clienti avevano disinvestito nelle fasi di calo dei mercati o erano entrati quando i prezzi erano troppo alti.

In questo modo avevano dissipato tutti i vantaggi che la sua gestione aveva portato al fondo stesso. Il fondo, come è normale che sia, è passato attraverso oscillazioni significative negli anni, basti pensare al Black Monday del 1987. Il 19 ottobre 1987 infatti l’indice Dow Jones della Borsa USA perse il 22,6% in un solo giorno e neanche un eccellente gestore come Lynch poteva guadagnare in una situazione del genere.

Si trovò anzi il fondo ridotto ad un terzo del suo precedente valore! Però lui, a differenza di molti sottoscrittori conosceva bene il mercato e sapeva che quando questo è in ribasso, se lui avesse effettuato degli acquisti di titoli con saggezza, nel futuro avrebbe goduto di ottimi risultati in quanto i fondamentali dei titoli selezionati erano solidi (è una sua frase celebre!).

E così è stato.

Si racconta anzi che durante questa crisi Lynch si prese una vacanza. Peccato che però molti investitori si fecero prendere del panico liquidando le loro posizioni, invece di lasciar passare la buriana oppure, meglio ancora, di approfittarne per mediare le loro posizioni. Insomma, si può avere il gestore migliore del mondo, ma una parte importante dei risultati di un investimento dipendono dai comportamenti dell’investitore e non dalle capacità del gestore. Il panico o l’euforia sono stati i nemici degli investitori nel corso degli anni, non i mercati od il capitalismo!
L’unica cosa che oggi un po’ stona di questa storia, è che di Lynch parlano molto i “venditori” di piattaforme di trading.
Statisticamente circa l’80% dei trader subisce perdite e solo una piccola parte riesce a guadagnare soldi costantemente, ma si vede che il pubblicizzare le fantastiche performance di Lynch possa aiutare nel guadagnare adepti.

Speriamo che qualcuno di questi trader incida nel marmo e legga ogni giorno la sua famosa frase: “Investire senza aver fatto ricerche è come giocare a poker senza guardare le carte”.

Alessio Benaglio

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