Oggi, entrando in alcuni supermercati, si palesa un problema molto concreto: la verdura non si trova. E quando si trova, spesso costa sensibilmente di più. Nel pieno della coda dell’estate più calda mai registrata negli ultimi anni diversi prodotti ortofrutticoli sono diventati difficili da reperire. Scarseggiano insalate, melanzane, peperoni, carote e alcune varietà di pomodori, mentre sui banchi si vedono quantità ridotte anche di spinaci, bietole, rucola e songino.
L’effetto più curioso è quello degli scaffali che, per qualche giorno, sembrano usciti da un vecchio supermercato sovietico: pochi prodotti, disponibilità incerta e cartelli che invitano il cliente ad avere pazienza. In alcune catene della grande distribuzione è comparso un avviso: «A seguito delle condizioni climatiche delle zone di produzione, la disponibilità di alcuni prodotti ortofrutticoli potrebbe essere temporaneamente ridotta». Il condizionale, però, fotografa solo in parte la situazione.
Meno raccolti e più difficoltà per la filiera
Il problema nasce nei campi. Il caldo prolungato ha ridotto la produttività di diverse colture, mentre siccità, grandinate, vento e temporali hanno provocato ulteriori danni. Secondo le stime di Coldiretti, il conto complessivo dei danni all’agricoltura avrebbe superato i 3 miliardi di euro, con conseguenze non soltanto sull’ortofrutta ma anche su mais, riso e foraggi.
«Il caldo prolungato ha rallentato la crescita di alcune colture, mentre grandine, vento e temporali hanno danneggiato parte dei raccolti, rendendo più complesse e variabili la disponibilità e la continuità delle forniture di alcuni prodotti ortofrutticoli, tra cui, ad esempio, pomodori e insalate», spiegano dalla grande distribuzione. Le stime indicano una riduzione della produzione di frutta e verdura intorno al 10%, mentre per alcune coltivazioni la contrazione è ancora più marcata. Per l’insalata, in particolare, si arriva a una riduzione del 30%. In Puglia anche la produzione di pomodori è stata messa a dura prova e sugli scaffali sono rimaste soprattutto alcune varietà, mentre altre sono diventate molto meno frequenti.
Insalata e pomodori diventano un problema
La situazione viene segnalata dagli operatori della filiera. «Da circa tre settimane si registra una forte mancanza di verdura: i quantitativi disponibili sui mercati si sono ridotti sensibilmente, i prezzi sono saliti in modo marcato e anche nella grande distribuzione si iniziano a vedere difficoltà nel reperire il prodotto. È una situazione critica per l’intera filiera», spiega Alessandro Marinoni, consigliere di Confagricoltura di Brescia. La conseguenza è visibile direttamente nei punti vendita. «Prodotto esaurito» è una delle scritte che compaiono sui banchi. In alcuni supermercati diventano difficili da trovare radicchio, valeriana e spinacini, mentre le confezioni di insalata pronta possono esaurirsi rapidamente.
Il fenomeno riguarda anche le verdure pronte da cuocere. In alcuni negozi viene spiegato ai clienti che determinate referenze di insalate in busta possono essere temporaneamente indisponibili a causa delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Un addetto alla vendita racconta bene la difficoltà quotidiana: «Sa che succede se ordiniamo cento colli? Ce ne arrivano cinquanta». È il segnale di una filiera che non riesce sempre a garantire i quantitativi ordinati.
Quando il caldo manda fuori fase i raccolti
A complicare il quadro c’è anche lo sfasamento dei normali calendari agricoli. «A causa del gran caldo in alcuni casi si è avuto un anticipo dei calendari di produzione: c’è stato un accavallamento di prodotti, addirittura un anticipo nella disponibilità», spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Il risultato è paradossale: alcuni prodotti sono arrivati prima del previsto, mentre altri successivamente sono diventati difficili da reperire. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la quantità complessiva dei raccolti, ma anche la loro distribuzione nel tempo.
Le difficoltà coinvolgono in particolare «cicorie, indivie, lattughe e spinaci, ma anche valeriana, lattughini, rucola e cavoli», spiegano gli operatori dell’industria alimentare. Anche le coltivazioni in serra hanno dovuto fare i conti con temperature difficili da sostenere. «Con temperature così elevate da maggio in avanti, si è smesso ben presto di coltivare in serra dove il termometro segnava anche 60 gradi: un incubo per gli ortaggi, un rischio inaccettabile per i lavoratori», sottolinea Bazzana.
La legge della domanda e dell’offerta presenta il conto
Quando l’offerta diminuisce e la domanda resta sostanzialmente stabile, il mercato reagisce nel modo più semplice: i prezzi aumentano. E per gli agricoltori il paradosso è che l’aumento pagato dal consumatore non significa necessariamente maggiori guadagni. «I prezzi, in questo contesto, possono lievitare anche perché aumentano i costi di produzione. E la situazione energetica globale non aiuta», osserva Bazzana.
Per le aziende agricole la riduzione dei raccolti può infatti essere accompagnata da una contrazione del 20-30% delle attività di coltivazione e raccolta. Meno prodotto significa quindi meno ricavi, mentre molte delle spese restano invariate o aumentano. E quando il prodotto italiano non basta, entra in gioco l’importazione. «Quelli olandesi arrivano a costare 4 euro al chilo», osserva Gianni Tapinassi, presidente di Mercafir (i mercati generali di Firenze), riferendosi ai pomodori. Un costo all’ingrosso che può trasformarsi in un prezzo al dettaglio di 7 o anche 8 euro al chilo.
Il conto finale arriva al supermercato
Per il consumatore, alla fine, la questione è molto meno astratta di qualsiasi dibattito sulle cause delle temperature elevate. Se la produzione cala, la disponibilità si riduce; se l’offerta diminuisce, i prezzi possono salire. E se il prodotto italiano non è sufficiente, bisogna cercarlo all’estero, spesso a costi maggiori.
Pomodori, insalate, zucchine, pere, mele, cavoli, finocchi e altri ortaggi sono dunque alle prese con una stagione complicata. Il risultato più evidente è già sotto gli occhi dei consumatori: banchi meno riforniti di verdura, prodotti che spariscono temporaneamente e prezzi più elevati.
Altro che nostalgia per le mezze stagioni: quando la filiera agricola entra in difficoltà, l’effetto si vede direttamente nel carrello della spesa. E qualche scaffale vuoto da vecchia Unione Sovietica torna improvvisamente a fare capolino anche nel supermercato italiano.
Enrico Foscarini, 17 settembre 2026
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