È l’ora della consulenza comportamentale

Una volta il filosofo Maurizio Ferraris ha detto che “ben lungi dall’essere fluida, la modernità è l’epoca in cui le parole sono pietre, e in cui si attua l’incubo del verba manent”. Credo che questo sia vero perché mai come oggi le definizioni sono state registrate sui media in modo così diffuso e hanno un’influenza tanto duratura nel formare i modi di vedere il mondo.

In questo senso, a prima vista, potrebbe sembrare che ci sia poca differenza nel definire tutte le cose che fa un consulente per proteggere i risparmi del suo cliente come “consulenza finanziaria” oppure come “consulenza comportamentale”. Io credo invece che ci sia una differenza abissale perché i due aggettivi diversi suggeriscono due attività diverse. Dire che un consulente fa un’attività finanziaria è riduttivo soprattutto in momenti di grande cambiamento in cui è necessario che i pigri e inefficienti investimenti degli italiani cambino.

Se invece si dice che la consulenza è comportamentale si suggerisce quello che oggi dovrebbe essere scolpito nelle pietre: “I nostri investimenti non dipendono dalle oscillazioni del mercato, ma dai nostri comportamenti” (frase con cui si apre il risvolto di copertina del libro che Leopoldo Gasbarro ed io abbiamo appena finito di scrivere). E, a loro volta, i nostri comportamenti dipendono dai nostri modi di vedere le cose. E le cose sono cambiate e resteranno tali per lungo tempo.

In che senso sono cambiate? Quello che è mutato a lungo termine lo scenario complessivo.

Per esempio, il rapporto tra la capitalizzazione dello S&P500 e il GDP Usa sembra a prima vista simile a quello della bolla web del 2000. E tuttavia l’equity risk premium (premio al rischio) oggi è superiore al 4% dato che il reddito fisso sicuro (bond risk free) ha rendimenti molto bassi (il rendimento del decennale Usa è inferiore a 1,8%).

Un consulente “comportamentale” spiega questo al cliente: premio al rischio e nozioni collegate, tutte nozioni “psicologiche”. Inoltre un consulente comportamentale conosce l’assicurazione comportamentale e spiega al cliente che la barriera che è stata ingannevolmente eretta con circa cinquemila miliardi che hanno rendimenti reali nulli o negativi (conti correnti, reddito fisso e immobili) è una barriera friabile. Sembra garantire la sicurezza e la pace degli animi perché sembra immune da perdite e invece è assai pericolosa perché erode lentamente ma inesorabilmente la metà degli investimenti degli italiani.

Gli esempi potrebbero essere altri ma se vogliamo, come dobbiamo per cambiare la mentalità e i comportamenti, ricorrere alla finanza comportamentale e alla assicurazione comportamentale, allora la stessa consulenza non potrà essere che comportamentale. Con la consulenza finanziaria non si va molto in là.

 

Paolo Legrenzi

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Patty Chada
Patty Chada
6 Aprile 2021 19:48

Caro Paolo, come ho pubblicato in diversi articoli e commentato con te in più di una occasione e già più di un decennio che mi dedico alla psicologia assicurativa, spiegando con la teoria della Prospettiva (a mio avviso mal tradotta in “Prospetto”) gli effetti devastanti di questa nostra “minor sensibilità nei confronti dei mancati guadagni”. È chiaro che la funzione della liquidità e prettamente di natura assicurativa. Il punto é come gestire veramente la Loss avversion per poter liberare le persone dalla sofferenza che provoca la percezione del premio assicurativo come “perdita certa”. Ho anche la conferma dello stesso Richard Thaler che se non saremmo capaci di gestire e quindi non soltanto di “definire”, il fenomeno della avversione alla perdita, non diventeremo mai dei veri investitori e quindi i “consulenti ti comportamentali” continueranno a fare una enorme fatica nella identificazione del “profilo di rischio” finanziario del cliente. Bisogna prima imparare un metodo basato sulla psicologia assicurativa (CONDOR@) per poter r-Assicurare e solo dopo essere “liberi” di investire! Non facendo ciò continuerà ad essere una perdita per tutti gli attori del mercato e dell’economia nel suo complesso.