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La differenza tra il sapere ed il saper fare

La differenza tra il sapere ed il saper fare
La differenza tra il sapere ed il saper fare

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Il cigno di Taleb pare aver spiccato il volo. Dopo un decennio di crescita dei listini frutto dell’economia in un primo momento, dell’intervento delle banche centrali in questi ultimi anni, la campanella di fine ricreazione sembrerebbe risuonare da qualche giorno nelle sale operative dei gestori di portafogli. Soprattutto, come era facile attendersi e prevedere, nelle emozioni di ogni singolo investitore. In sostanza stiamo rientrando in classe per recuperare le “buche” scolastiche come si faceva a settembre qualche ventennio fa.

Il covid ha sancito il passaggio ad un nuovo mondo economico politico e finanziario.

Il covid, per meglio dire, gli interventi repentini delle banche centrali a sostegno delle economie mondiali, avrebbero dovuto prima o poi avere delle conseguenze. Ad ogni azione generalmente segue una reazione più o meno controllata.

Come se non bastasse il conflitto bellico in Ucraina ha innescato ulteriori ed inevitabili variabili nell’andamento  listini che sembrano aver smarrito la rotta. Non l’hanno smarrita affatto. In un rapporto sempre più inestricabile con le suddette banche centrali, le decisioni delle prime innescano robuste a volte violente reazioni dei secondi.

Recessione contro inflazione, inflazione contro recessione. Allegerire i cordoni delle borse per non deprimere una ripresa economica post covid già debole di suo lasciando la stessa in balia del surriscaldamento dei prezzi lato inflazione, oppure stringerli  ed adeguarsi lentamente o meno ad un’inflazione che sembra non aver raggiunto il suo picco?

Le decisioni saranno prese, le reazioni ne saranno una logica ed inevitabile conseguenza.Siamo in un nuovo mondo finanziario, dove valgono le solite vecchie spesso dimenticate quanto inapplicate regole di base.

Siamo in un nuovo mondo finanziario, dove le reazioni degli investitori sono sempre le stesse le medesime, ahimè le solite.

Inesorabilmente ad ogni decollo del suddetto e più grande volatile della famiglia degli anatidi, le emozioni ripartono per la tangente in un vortice di pensieri illogici ed incontrollati, semplicemente irrazionali.

Dopo un decennio di crescita dei listini si diceva. Un decennio in cui a memoria  più di qualche crisi l’abbiamo vissuta traguardata ed inesorabilmente superata.

Eppure ci ritroviamo nel bel mezzo della tempesta di questo duemilaventidue che pare essere perfetta. Tutto saliva prima, tutto scende ora.

Ci ritroviamo ancor’oggi a dubitare delle nostre certezze delle nostre scelte dei nostri…dubbi, nonostante tutte le crisi che possiamo narrare. Dalla storica del 1636 riguardante la bolla dei tulipani a quest’ultima ancora senza nome.

Quest’ultima che come quella di due anni fa, l’ultima in ordine di tempo, mentre la stavamo vivendo ci sembrava ingestibile ed insuperabile. Perché mai l’investitore dovrebbe imparare dai propri errori? Sarà genetica, sarà il corso della vita che ci porta a dimenticare ed a contestualizzare con emozioni diverse attimi ed istanti attuali con le stesse trepidazioni oramai sbiadite come gli stessi ricordi che le avevano generate.

La crisi che stiamo vivendo oggi va ben oltre la semplice finanza. Tanti giovani risparmiatori nemmeno hanno sentito proferire la parola inflazione. Non possono sapere e comprendere il suo significato contestualizzato nella vita di tutti i giorni.

Tanti risparmiatori più navigati nemmeno si ricordano degli anni settanta, delle targhe alterne, delle domeniche casalinghe, della crisi economica e petrolifera che ci ha portato ai massimi economici e finanziari del pre covid.

 

Cosa fare dunque? Come comportarsi e gestire i propri risparmi, che scelte intraprendere?

A forza di sentircelo ripetere dai nostri consulenti, sappiamo bene cosa fare. Volerlo fare però è altro disquisire. Come farlo potrebbe essere complicato senza un riferimento con cui condividere soluzioni e metodi per trarre profitto da questa situazione.

Perché sapere non significa saper fare. Ciò che divide la semina dal raccolto sarà sempre una questione di scelte, tempo metodo e disciplina perseguiti con noiosa perseveranza. Siamo in un nuovo mondo finanziario, dove valgono le solite vecchie spesso inapplicate quanto dimenticate regole di base.

Comprendere l’inflazione nella vita di tutti i giorni, risulta ad un primo approccio non di facile lettura. Metabolizzare il fatto che, aprendo il nostro portafoglio pur rallegrandoci con un mezzo sorriso per il fatto di ritrovarci la stessa cifra, con essa possiamo permetterci un tenore di vita peggiore è un passo notevole per lo smemorato investitore.

Lottare con la volatilità del proprio investimento, percepita banalmente solo quando contribuisce a contrarre il controvalore dello stesso investimento, risulta essere il passo definitivo per essere promosso al ruolo di investitore.

Quella stessa volatilità che ha portato gli indici azionari mondiali con un naturale ritmo intermittente a registrare nuovi inesorabili massimi. La linea retta che congiunge i massimi nei grafici degli indici storici, nel quotidiano giornaliero non è altro che il medesimo andamento di un elettrocardiogramma.

A ogni azione una reazione. Se i tassi salgono mentre inseguiamo ad esempio l’ultima emissione di titoli di stato, con una cedola lorda che in questo momento potrebbe corrispondere ad un quinto della stessa inflazione, dobbiamo essere parimenti consapevoli che tutti i nostri investimenti catalogati alla voce obbligazionari, andranno inevitabilmente in sofferenza e contrazione nel loro controvalore.

Perché mai i mercati dovrebbero valutare un titolo di stato emesso anni prima a tassi negativi, come se l’aumento dei tassi non si fosse concretizzato? Non sarebbe logico.

Tassi crescenti significa avere prestiti e mutui più cari, un costo della vita in costante crescita ed un reddito che resta stabile quindi incapace di porre rimedio. Purtroppo alla voce redditi negli ultimi decenni in Italia abbiamo fatto pochi progressi.

La cultura, sopratutto l’applicazione razionale delle vecchie solite regole in materia finanziaria potrebbe esserne una causa? In parte probabilmente lo è stata. Prediligere la componente obbligazionaria con percentuali che rasentano l’80% nei portafogli di lungo periodo, significa sostanzialmente ritrovarsi a non pareggiare nemmeno il costo della vita.

Provate a ricordare gli importi delle vostre buste paga degli anni ’80 e quanto costava vivere allora. Ora provate a realizzare quanto è aumentato il vostro reddito e quanto costa vivere, quanto costerà tra cinque o dieci anni. Per i trentenni di oggi, immaginate con che reddito andrete in pensione tra poco meno di quarant’anni.

Come investitori abbiamo un compito arduo ma non impossibile. Un compito di cui conosciamo già le risposte del quiz, le risposte alle varie domande.

Conoscere le risposte però non significa riuscire a passare l’esame. Sapere o conoscere le risposte della prova d’esame non sarà garanzia di superamento della stessa.

Perché? Semplicemente perché i mercati ci mettono alla prova ogni giorno. Semplicemente perché non sarà l’andamento dei mercati a decidere il rendimento dei nostri investimenti. I risultati dei nostri investimenti sarà la sintesi delle scelte che ogni giorno intraprenderemo e che daranno i loro frutti negli anni a venire.

Perché sapere non significa saper fare. Ciò che divide la semina dal raccolto sarà sempre una questione di scelte, tempo metodo e disciplina perseguiti con noiosa perseveranza. E’ proprio quando pensiamo di sapere e conoscere tutto che dobbiamo riprendere a studiare.

Giovanni Cedaro, 21 giugno 2022