Il rinnovo del contratto per oltre 6.000 dirigenti pubblici farà discutere: aumenti medi di 558 euro al mese e arretrati che toccano i 9.400 euro. Cifre che farebbero gola a molti, ma non sono certo destinate a tutti. L’intesa, firmata da gran parte dei sindacati (tranne le solite Cgil e Uil) , ha ricevuto il plauso delle autorità per l’innovazione e la valorizzazione delle professionalità centrali nella Pubblica Amministrazione. Ma la domanda che sorge spontanea è: cosa cambia per gli altri lavoratori?
Se da un lato questo contratto offre un riconoscimento economico e professionale ai dirigenti pubblici, dall’altro appare difficile ignorare il divario che si crea tra i “vip” del settore pubblico e tanti altri dipendenti, anche altamente qualificati, che si vedono negare simili aumenti.
Leggi anche:
- Maxi infornata di prof? Non è vero: chi critica le assunzioni, sbaglia
- Landini boicotta i lavoratori: dice no all’aumento degli stipendi
Aumenti da 558 euro, con punte di 980 euro per le posizioni apicali, sono una rarità in un contesto dove molti dipendenti pubblici e privati si trovano a fare i conti con stagnazione salariale e rinnovi contrattuali che non rispettano nemmeno il tasso di inflazione programmata.
Non è solo una questione di soldi. Il nuovo contratto dei dirigenti pubblici introduce anche il potenziamento del welfare e un’attenzione quasi maniacale alla formazione continua, con focus su digitalizzazione e intelligenza artificiale. Il merito va sempre riconosciuto e l’invidia sociale è un sentimento deprecabile. Anche l’attesa del momento opportuno, tuttavia, è una virtù.
Enrico Foscarini, 30 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


