Economia
LA LENTE SULLA CASA

Affitti brevi, il Grande Fratello fiscale arruola anche il Cin

Il codice diventa uno strumento di controllo. Il Fisco incrocia i dati dei proprietari. E Bruxelles punta a nuove restrizioni

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Prima il codice identificativo, poi la mappatura delle strutture, adesso l’incrocio con i dati fiscali e le dichiarazioni dei redditi. Il Grande Fratello fiscale allarga il proprio raggio d’azione e arriva anche agli affitti brevi. Quello che era stato introdotto come uno strumento per identificare le strutture ricettive diventa così una nuova leva per consentire alle autorità di verificare i redditi dei proprietari.

A confermarlo è stato il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, rispondendo al question time al Senato a un’interrogazione della senatrice di Fratelli d’Italia Domenica Spinelli. Il sistema, ha spiegato il ministro, permette ormai di utilizzare il Codice identificativo nazionale (Cin) anche per i controlli fiscali sulle locazioni turistiche.

I numeri danno la misura della portata dell’operazione. Nella Banca dati delle strutture ricettive (Bdsr) risultano censite 590.291 locazioni, delle quali 506.296 hanno già ottenuto il Cin. «Grazie a questo sistema, per la prima volta, abbiamo misurato e catalogato tutte le strutture, realizzandone una mappatura per comprendere integralmente il fenomeno della ricettività», ha dichiarato Mazzi.

La parola chiave è proprio mappatura: lo Stato vuole conoscere sempre meglio il mercato, catalogare gli operatori e collegare le informazioni disponibili. Una capacità amministrativa che può essere utilizzata per individuare chi non rispetta la legge, ma che solleva anche una questione più generale: fino a che punto può spingersi il controllo pubblico sulla vita economica dei cittadini?

Il Fisco incrocia i dati dei proprietari

Il passaggio più significativo è quello che riguarda direttamente i redditi. «Attraverso il Cin è ora possibile verificare i flussi fiscali e le dichiarazioni dei redditi relativi alle locazioni brevi, contrastando così il sommerso e l’evasione fiscale», ha affermato il ministro.

Il contrasto all’evasione è una finalità legittima. Ma invocarlo non può bastare a rendere automaticamente accettabile qualsiasi ampliamento dei poteri di controllo. Il problema liberale è il progressivo accumulo di strumenti attraverso cui lo Stato può incrociare informazioni, ricostruire attività economiche e sottoporre i contribuenti a verifiche sempre più pervasive.

La nuova frontiera non è soltanto il controllo della singola dichiarazione, ma la costruzione di un sistema nel quale banche dati differenti possono dialogare per individuare possibili anomalie. Il rischio è che la sorveglianza preventiva diventi la normalità e che il cittadino sia considerato, prima ancora che un soggetto titolare di diritti, una posizione da monitorare.

Il dispositivo di controllo si avvale anche di Lens, una funzionalità disponibile dal 2025 per gli operatori comunali, la Guardia di finanza e la polizia locale. La piattaforma supporta le verifiche sulle strutture ricettive e sugli annunci pubblicati online. Nel 2026, ha riferito Mazzi, il suo utilizzo ha registrato una forte espansione.

Il governo punta inoltre a rendere più sistematici i controlli sugli annunci attraverso l’attuazione del regolamento europeo 2024/1028 sulle locazioni di alloggi a breve termine. L’obiettivo è mettere in comunicazione la banca dati nazionale, le piattaforme digitali e le autorità di controllo, così da individuare più rapidamente eventuali irregolarità.

Più dati collegati significano più capacità di controllo da parte dell’apparato pubblico. È una prospettiva che richiede garanzie precise sulla proporzionalità delle verifiche, sull’utilizzo delle informazioni e sulla tutela dei cittadini che operano nel rispetto delle regole.

Il piccolo proprietario sotto osservazione

La vicenda riguarda un comparto nel quale la proprietà immobiliare è spesso nelle mani di famiglie e piccoli risparmiatori. Per molti italiani, una seconda casa non è soltanto un investimento: rappresenta il risultato di anni di risparmio, un patrimonio da conservare e, quando possibile, una fonte di reddito integrativo.

È su questo terreno che la crescita dei controlli incontra il tema della libertà di disporre dei propri beni. Chi affitta regolarmente deve rispettare gli obblighi previsti, ma non dovrebbe essere sottoposto a un sospetto generalizzato per il solo fatto di mettere a reddito un immobile.

Il ministero ha annunciato per il 22 ottobre un tavolo con le associazioni maggiormente rappresentative dell’ospitalità alberghiera ed extralberghiera. L’incontro, secondo Mazzi, servirà ad «armonizzare le varie esigenze e sensibilità dei comparti» e ad approfondire possibili interventi condivisi.

Il confronto sarà importante anche per capire se l’intensificazione dei controlli rimarrà circoscritta alla lotta alle irregolarità o se finirà per alimentare un approccio sempre più restrittivo nei confronti delle locazioni brevi. Combattere l’evasione non equivale a mettere sotto tutela un’intera categoria di proprietari. La distinzione tra chi viola la legge e chi esercita legittimamente un’attività economica dovrebbe essere il punto di partenza di ogni intervento pubblico.

Bruxelles prepara il terreno per nuove restrizioni

La partita non si gioca soltanto in Italia. Sul mercato degli affitti brevi incombe anche la proposta presentata dalla Commissione europea il 10 settembre, che punta a definire un quadro per consentire ai Comuni di introdurre limitazioni alla compravendita di seconde case e alle locazioni turistiche nelle cosiddette zone sotto stress abitativo.

La proposta collega l’individuazione delle aree al rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito disponibile pro capite, fissando una soglia pari a otto. Il progetto apre così la strada a possibili restrizioni che potrebbero incidere direttamente sulle scelte dei proprietari e sulla possibilità di utilizzare liberamente il proprio patrimonio immobiliare.

Il governo italiano ha espresso preoccupazione per le conseguenze sull’assetto della piccola proprietà. Nel confronto con le associazioni di settore del 16 settembre, Mazzi ha dichiarato: «Effettivamente questo documento da un lato parrebbe minacciare il ceto medio d’Europa colpendo la piccola proprietà immobiliare, in particolare quella degli italiani».

È qui che il tema dei controlli fiscali si intreccia con quello della regolazione del mercato. Da una parte, la costruzione di un sistema informativo sempre più capillare; dall’altra, la prospettiva di nuove limitazioni all’utilizzo degli immobili. Due percorsi distinti, ma che finiscono per convergere sullo stesso soggetto: il proprietario.

L’emergenza abitativa merita risposte, ma non può diventare una giustificazione universale per moltiplicare controlli e divieti. Se l’obiettivo è aumentare la disponibilità di case, occorre interrogarsi anche sugli effetti delle restrizioni sull’offerta, sugli investimenti e sulla libertà contrattuale.

La trasparenza fiscale non deve trasformarsi in sorveglianza generalizzata, così come la politica abitativa non può diventare il pretesto per comprimere il diritto di proprietà. Uno Stato liberale combatte le violazioni accertate, applica regole proporzionate e tutela i diritti dei cittadini. Non considera ogni proprietario un potenziale evasore né presume che la soluzione a ogni problema economico consista nell’allargare il perimetro del controllo pubblico.

Enrico Foscarini, 10 ottobre 2026

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