Economia
LA PROPOSTA

Proposta alla Meloni: Irpef all’americana per tagliare le tasse a tutti

Una deduzione da 8.500 euro, quattro aliquote e 28 miliardi di tagli alla spesa: così si abbassano le imposte a lavoratori, pensionati e autonomi

Meloni Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI

«Vogliamo fare di più per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio». Lo ha detto Giorgia Meloni il 10 giugno all’assemblea di Confcommercio, aggiungendo: «Il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo, per intenderci». L’intenzione è condivisibile. Il problema è la dimensione dell’ambizione.

Sul tavolo della manovra 2027 c’è, per ora, l’estensione dell’aliquota del 33% ai redditi compresi tra 50 e 60 mila euro, confermata a fine settembre dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. È un intervento da circa 2,7 miliardi che, stando alle simulazioni circolate, vale tra 100 e 1.000 euro l’anno e tocca soltanto chi dichiara più di 50 mila euro. Chi guadagna 30 o 40 mila euro, per quanto riferito, non vede nulla.

Questa proposta di riforma dell’Irpef sceglie un’altra strada, quella dei sistemi fiscali che funzionano meglio: una deduzione standard generosa, poche aliquote, e un taglio delle imposte finanziato per intero riducendo spesa, bonus e trasferimenti, senza inventare nuove tasse. È una riforma liberale e liberista che prova a cambiare le cose davvero, responsabilizzando le persone su previdenza e sanità. E ha un obiettivo semplice da enunciare e severo da rispettare: le tasse scendono per tutti, i redditi bassi non ci rimettono nemmeno un euro e i redditi alti ottengono un vantaggio consistente.

Il limite dei ritocchi

Perché abbassare un’aliquota per una fascia sola non basta

Il governo ha già tagliato nel 2026 l’aliquota intermedia al 33%. Oggi l’Irpef prevede il 23% fino a 28 mila euro, il 33% fino a 50 mila e il 43% oltre. L’idea di estendere il 33% fino a 60 mila euro, come ha spiegato Leo parlando di «aliquota del 33% ai redditi compresi tra 50mila e 60mila euro», è un ritocco: vale un massimo di mille euro, solo per chi sta sopra i 50 mila, e richiede comunque coperture.

Un ritocco non cambia il sistema. Lascia intatta la giungla di detrazioni decrescenti, di bonus a scadenza e di soglie che producono aliquote marginali effettive molto più alte di quelle nominali. Nelle nostre simulazioni, in alcuni punti di soglia l’aliquota sull’euro in più supera oggi il 250%. È la classica trappola di un sistema che toglie con una mano quello che dà con l’altra.

La scelta di questa proposta è opposta: semplificare e abbassare, tutto insieme, e pagare il conto con la riduzione di ciò che lo Stato spende, non con altre imposte.

La proposta in sintesi

Una deduzione, quattro aliquote, nessuna sorpresa

Lo schema è all’americana. Una deduzione standard di 8.500 euro per il single, 12.750 per il capofamiglia, sostituisce le detrazioni da lavoro e da pensione. Sul reddito eccedente si applicano quattro aliquote: 15%, 20%, 32% e 40%. Le coppie restano tassate individualmente.

Elemento Oggi Proposta
Aliquote 23% fino a 28.000 €; 33% fino a 50.000 €; 43% oltre Deduzione di 8.500 €; 15% fino a 20.000 €; 20% fino a 28.000 €; 32% fino a 50.000 €; 40% oltre
Capofamiglia Detrazioni per carichi Deduzione di 12.750 € e soglie moltiplicate per 1,5
Detrazioni da lavoro e pensione Decrescenti, per tipo di reddito Sostituite dalla deduzione standard
Trattamento integrativo 1.200 € per redditi tra 8.500 e 15.000 € Esteso con riduzione graduale fino a 22.819 €
Regime forfettario Imposta sostitutiva al 5% e al 15% Abolito
Assegno unico Importi per fasce di Isee, minimo anche per Isee alto Invariato fino a 40.197 € di Isee, poi decalage lineare fino a 45.940 €; minimo abolito
Bonus e agevolazioni Mobili, mamme, sport, scuola, ecobonus, sgravi Aboliti; resta il bonus nido fino a 25.000 € di Isee e un regime opzionale di detrazione in dieci anni

Elaborazioni sul modello calibrato sulla tabella del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali (anno d’imposta 2024) e sul Dpfp 2026.

Perché 8.500 euro

La deduzione è il cuore della riforma, e non scende sotto una soglia

La deduzione standard è lo strumento più equo e più semplice per abbassare le tasse a tutti. Vale per chiunque nello stesso modo, e quindi non distorce le scelte del lavoratore. A differenza di una detrazione, non scompare quando il reddito sale e non produce quelle trappole che spingono a rifiutare uno straordinario o un aumento.

La soglia di 8.500 euro è stata fissata come minimo invalicabile: sotto quel livello non si scende, perché una riforma che fa pagare di più ai redditi bassi sarebbe, in questo senso, un Robin Hood al contrario. Per il capofamiglia la deduzione sale a 12.750 euro, e le soglie degli scaglioni vengono moltiplicate per 1,5, per riconoscere il carico di chi mantiene una famiglia con un solo reddito.

Il quoziente familiare e lo splitting tra coniugi, che costerebbero 5-8 miliardi in più, sono lasciati fuori per scelta: il conto è già al limite e non è il caso di allargarlo.

Le quattro aliquote

Progressività conservata, ma più leggera

Il 15% sui primi scaglioni, il 20% fino a 28 mila euro, il 32% fino a 50 mila e il 40% oltre. Rispetto all’attuale 23-33-43% le aliquote nominali scendono ovunque, e la progressività resta: l’aliquota media cresce con il reddito, da valori negativi per i redditi più bassi (grazie al trattamento integrativo) fino al 31,2% a 110 mila euro e al 39% a un milione.

Non è una flat tax. È un sistema ancora progressivo, ma con meno scaglioni, meno detrazioni e meno balzelli nascosti, che premia il merito senza lasciare indietro nessuno.

Quanto resta in tasca: i dipendenti

Da 10 a 110 mila euro, tutto in tabella

Ecco il confronto per un lavoratore dipendente. L’imposta netta è l’Irpef meno le detrazioni, più il trattamento integrativo: il segno meno indica che chi lavora riceve più di quanto versa. Il delta dell’aliquota media è espresso in punti percentuali.

Reddito lordo (€) Imposta oggi (€) Imposta nuova (€) Risparmio (€) Aliquota media oggi Aliquota media nuova Delta (punti)
10.000 −855 −975 +120 −8,6% −9,8% −1,2
15.000 295 −225 +520 2,0% −1,5% −3,5
20.000 1.958 1.383 +575 9,8% 6,9% −2,9
25.000 3.565 2.725 +840 14,3% 10,9% −3,4
30.000 5.364 3.965 +1.399 17,9% 13,2% −4,7
40.000 9.532 7.165 +2.367 23,8% 17,9% −5,9
50.000 13.700 10.365 +3.335 27,4% 20,7% −6,7
60.000 18.000 14.365 +3.635 30,0% 23,9% −6,1
70.000 22.300 18.365 +3.935 31,9% 26,2% −5,6
80.000 26.600 22.365 +4.235 33,3% 28,0% −5,3
90.000 30.900 26.365 +4.535 34,3% 29,3% −5,0
100.000 35.200 30.365 +4.835 35,2% 30,4% −4,8
110.000 39.500 34.365 +5.135 35,9% 31,2% −4,7

Esempio: con 30.000 euro di reddito l’imposta passa da 5.364 a 3.965 euro. Risparmio: 1.399 euro, 4,7 punti di aliquota media in meno.

A 20 mila euro il risparmio è di 575 euro. A 30 mila sale a 1.399, a 50 mila a 3.335, a 100 mila a 4.835. L’aliquota media a 50 mila euro scende dal 27,4% al 20,7%: quasi sette punti.

Pensionati e autonomi

Il vantaggio più forte è per chi ha redditi medio-bassi

Per i pensionati e per i lavoratori autonomi in regime ordinario il guadagno è ancora più marcato nelle fasce basse e medie, perché oggi le loro detrazioni sono meno generose di quelle dei dipendenti. A 20 mila euro un pensionato risparmia 1.660 euro e l’aliquota media crolla dal 16,9% all’8,6%. Un autonomo con lo stesso reddito risparmia 2.103 euro.

Pensionati

Reddito lordo (€) Imposta oggi (€) Imposta nuova (€) Risparmio (€) Aliquota media oggi Aliquota media nuova Delta (punti)
10.000 442 225 +217 4,4% 2,3% −2,2
15.000 1.913 975 +938 12,8% 6,5% −6,3
20.000 3.385 1.725 +1.660 16,9% 8,6% −8,3
25.000 4.857 2.725 +2.132 19,4% 10,9% −8,5
30.000 6.464 3.965 +2.499 21,5% 13,2% −8,3
40.000 10.082 7.165 +2.917 25,2% 17,9% −7,3
50.000 13.700 10.365 +3.335 27,4% 20,7% −6,7
60.000 18.000 14.365 +3.635 30,0% 23,9% −6,1
70.000 22.300 18.365 +3.935 31,9% 26,2% −5,6
80.000 26.600 22.365 +4.235 33,3% 28,0% −5,3
90.000 30.900 26.365 +4.535 34,3% 29,3% −5,0
100.000 35.200 30.365 +4.835 35,2% 30,4% −4,8
110.000 39.500 34.365 +5.135 35,9% 31,2% −4,7

Autonomi (regime ordinario)

Reddito lordo (€) Imposta oggi (€) Imposta nuova (€) Risparmio (€) Aliquota media oggi Aliquota media nuova Delta (punti)
10.000 1.188 225 +963 11,9% 2,3% −9,6
15.000 2.508 975 +1.533 16,7% 6,5% −10,2
20.000 3.828 1.725 +2.103 19,1% 8,6% −10,5
25.000 5.148 2.725 +2.423 20,6% 10,9% −9,7
30.000 6.645 3.965 +2.680 22,2% 13,2% −8,9
40.000 10.173 7.165 +3.008 25,4% 17,9% −7,5
50.000 13.700 10.365 +3.335 27,4% 20,7% −6,7
60.000 18.000 14.365 +3.635 30,0% 23,9% −6,1
70.000 22.300 18.365 +3.935 31,9% 26,2% −5,6
80.000 26.600 22.365 +4.235 33,3% 28,0% −5,3
90.000 30.900 26.365 +4.535 34,3% 29,3% −5,0
100.000 35.200 30.365 +4.835 35,2% 30,4% −4,8
110.000 39.500 34.365 +5.135 35,9% 31,2% −4,7

Dai 50.000 euro in su le tabelle dei tre profili coincidono, perché le detrazioni oggi vigenti sono ormai azzerate. Per i forfettari il confronto dipende dal coefficiente di redditività e dalle spese effettive, e non è garantito caso per caso.

I redditi bassi non ci rimettono

Il trattamento integrativo e la zona critica tra 14 e 28 mila euro

Il punto più delicato di ogni riforma fiscale è la fascia tra 15 e 25 mila euro. Oggi, a 15 mila euro, la detrazione da lavoro dipendente cala di colpo e il trattamento integrativo da 1.200 euro finisce: le aliquote marginali effettive in quel punto schizzano. Una riforma che togliesse il bonus ai redditi bassi per finanziare l’altro versante sarebbe inaccettabile.

La soluzione è estendere il trattamento integrativo con una riduzione graduale: 1.200 euro a 15 mila euro di reddito, 343 euro a 20 mila, zero a 22.819 euro. Niente clausole di salvaguardia improvvisate: il trattamento si riduce in modo continuo e l’aliquota media sale senza scalini. Il risparmio resta tra 520 e 600 euro lungo tutta la fascia.

Reddito lordo (€) Trattamento oggi (€) Trattamento nuovo (€) Imposta oggi (€) Imposta nuova (€) Risparmio (€) Aliquota media nuova
14.000 1.200 1.200 65 −375 +440 −2,7%
15.000 1.200 1.200 295 −225 +520 −1,5%
15.500 0 1.114 511 −64 +575 −0,4%
16.000 0 1.029 672 97 +575 0,6%
17.000 0 857 993 418 +575 2,5%
18.000 0 686 1.315 740 +575 4,1%
19.000 0 514 1.636 1.061 +575 5,6%
20.000 0 342 1.958 1.383 +575 6,9%
21.000 0 221 2.279 1.704 +575 8,1%
22.000 0 99 2.601 2.026 +575 9,2%
23.000 0 0 2.922 2.325 +597 10,1%
25.000 0 0 3.565 2.725 +840 10,9%
28.000 0 0 4.530 3.325 +1.205 11,9%

I controlli numerici, effettuati su una griglia di redditi da 8.501 euro a un milione con passo di 25 euro, confermano tre cose. Nessun perdente: il risparmio non è mai negativo per dipendenti, pensionati e autonomi. Nessun aumento delle aliquote marginali rispetto a oggi. Nessuna cuspide: l’aliquota media non scende mai al crescere del reddito. Se una famiglia guadagna di più, versa di più, in modo ordinato.

I più ricchi

Un vantaggio consistente, che cresce con il reddito

Il secondo obiettivo è dare ai redditi alti un vantaggio consistente, perché un’economia che punisce chi produce di più allontana investimenti e talenti. Il risparmio in euro cresce con il reddito, senza limiti di principio.

Reddito lordo (€) Imposta oggi (€) Imposta nuova (€) Risparmio (€) Aliquota media oggi Aliquota media nuova Delta (punti)
110.000 39.500 34.365 +5.135 35,9% 31,2% −4,7
150.000 56.700 50.365 +6.335 37,8% 33,6% −4,2
200.000 78.200 70.365 +7.835 39,1% 35,2% −3,9
300.000 121.200 110.365 +10.835 40,4% 36,8% −3,6
500.000 207.200 190.365 +16.835 41,4% 38,1% −3,4
1.000.000 422.200 390.365 +31.835 42,2% 39,0% −3,2

A 200 mila euro il risparmio è di 7.835 euro, a 500 mila di 16.835, a un milione di 31.835. L’aliquota marginale massima passa dal 43% al 40%. Conviene essere onesti su un punto: in percentuale del reddito, il beneficio è più alto per i redditi medi e per i pensionati (fino a oltre l’8-10% del reddito) che per i milionari (circa il 3%). È inevitabile in un sistema che mantiene la progressività, e si può rafforzare soltanto abbassando ancora le aliquote più alte, a patto di trovare altre coperture.

Famiglie e assegno unico

Come si evita la cuspide alla fine dei trasferimenti

Le famiglie con figli sono la parte più complessa perché oltre all’Irpef contano i trasferimenti legati all’Isee. Qui l’insidia è una cuspide: il punto in cui l’assegno unico finisce e la deduzione comincia a pesare può produrre un salto improvviso dell’aliquota media.

La proposta mantiene l’assegno unico invariato fino a 40.197 euro di Isee e lo riduce in modo lineare fino a zero a 45.940 euro, invece di abolirlo di colpo. Il minimo per gli Isee alti o non dichiarati viene eliminato, con un risparmio di circa 1,6 miliardi. Ecco gli importi usati nel modello.

Fascia di Isee (€) Importo mensile per figlio oggi (€) Importo mensile per figlio nuovo (€)
fino a 5.742 240 240
5.743 – 11.485 239 239
11.486 – 17.227 238 238
17.228 – 22.970 222 222
22.971 – 28.712 188 188
28.713 – 34.455 152 152
34.456 – 40.197 117 117
40.198 – 45.940 82 da 82 a 0, in modo lineare
oltre 45.940 o Isee non presentato 82 0

Il test è su una coppia con due figli minorenni. Con un solo reddito da 50 mila euro l’Irpef scende da 13.700 a 10.365 euro. Con due redditi (60% e 40%) da 80 mila euro l’Irpef passa da 19.064 a 14.330 euro. Il guadagno minimo, in qualsiasi punto della griglia, è di 575 euro con un reddito e di 280 euro con due, e il salto massimo dell’aliquota media netta è di 1,55 punti, come oggi: la scalinatura dell’assegno unico esiste già e non viene peggiorata.

Reddito familiare (€) Irpef oggi (€) Irpef nuova (€) Assegno unico oggi (€) Assegno unico nuovo (€) Guadagno netto (€)
20.000 1.958 1.383 5.736 5.736 +575
30.000 5.364 3.965 5.712 5.712 +1.399
40.000 9.532 7.165 5.712 5.712 +2.367
50.000 13.700 10.365 5.328 5.328 +3.335
70.000 22.300 18.365 4.512 4.512 +3.935
100.000 35.200 30.365 1.968 1.813 +4.680
110.000 39.500 34.365 1.968 420 +3.587
120.000 43.800 38.365 1.536 0 +3.899

Coppia con due figli minorenni e un solo reddito. Il calcolo è prudenziale: usa la deduzione da single e non considera le detrazioni per coniuge a carico oggi vigenti.

I conti: 26,3 miliardi

Il costo netto, e dove si trovano le coperture

Una riforma è credibile se si finanzia. Il nuovo schema costa a regime 24,7 miliardi (tra 23,6 e 26,0 a seconda della distribuzione dei redditi). A questi si aggiungono 2,7 miliardi per l’estensione del trattamento integrativo, 0,8 per l’abolizione del forfettario e 1,1 per la deduzione da capofamiglia. Il costo lordo è di 29,3 miliardi. Il taglio dell’aliquota al 33% già varato nel 2026 ne assorbe circa 3: il costo netto a regime è di 26,3 miliardi.

Voce di costo Miliardi di euro
Nuovo schema (deduzione e aliquote) 24,7
Estensione del trattamento integrativo 2,7
Abolizione del forfettario (costo netto) 0,8
Deduzione capofamiglia 1,1
Costo lordo 29,3
Già assorbito dal taglio del 2026 −3,0
Costo netto a regime 26,3

Sul fronte delle coperture, la spending review è puntuale: 9,8 miliardi dai consumi intermedi della pubblica amministrazione (meno 5%), 4,3 dal personale pubblico (meno 2%), 3,4 dagli sgravi contributivi, 2,8 dalle altre spese correnti, 2,7 dalla spesa in conto capitale. Gli interventi su previdenza e trasferimenti valgono 6,4 miliardi: 2 dall’indicizzazione al 50% delle pensioni oltre quattro volte il minimo, 2,3 dal ricalcolo contributivo per quelle oltre 4.500 euro al mese, 1,6 dall’assegno unico e 0,5 dai bonus. Dal totale si sottrae una riserva di 1,5 miliardi per il regime opzionale che consente di detrarre in dieci anni le spese di ristrutturazione e di efficientamento energetico.

Copertura Miliardi di euro
Assegno unico: minimo abolito e decalage 1,6
Bonus (mobili, mamme, sport, scuola, nido oltre soglia) 0,5
Sgravi contributivi 3,4
Consumi intermedi della Pa: meno 5% 9,8
Altre spese correnti: meno 3% 2,8
Riserva per il regime opzionale di detrazione in dieci anni −1,5
Personale pubblico: meno 2% 4,3
Spesa in conto capitale: meno 10% 2,7
Indicizzazione al 50% delle pensioni oltre 4 volte il minimo 2,0
Ricalcolo contributivo oltre 4.500 € al mese 2,3
Totale coperture 27,9
Margine (coperture meno costo netto) 1,6

Il margine è di 1,6 miliardi. Poco, ma coerente con l’impianto: un taglio di tasse da circa 29 miliardi compensato da circa 28 miliardi di minori spese correnti e trasferimenti è, per la spesa netta rilevante nel Patto di stabilità, sostanzialmente neutro o lievemente migliorativo. Non si toccano le partecipazioni strategiche in Eni, Enel, Poste, Leonardo, StM e Sogin, che restano pubbliche, né la spesa sanitaria.

Responsabilità su previdenza e sanità

Meno assistenza indistinta, più reddito da gestire in proprio

La riforma sposta risorse dallo Stato alle famiglie: 30,7 miliardi di imposte in meno restano nelle tasche delle persone. Sulla previdenza, il ricalcolo contributivo oltre 4.500 euro lordi al mese e l’indicizzazione al 50% sopra quattro volte il minimo legano le pensioni più alte ai contributi effettivamente versati: chi ha ricevuto di più di quanto ha versato è chiamato a un contributo, mentre i redditi bassi sono esclusi.

Sulla sanità, la proposta non riduce la spesa pubblica, che nel Dpfp sale da 148,8 miliardi nel 2026 a 151,7 nel 2027 e a 160 nel 2029. Il maggior reddito disponibile può finanziare fondi sanitari integrativi e previdenza complementare, con un trattamento fiscale da definire in un secondo momento. È una scelta di libertà: lo Stato garantisce il servizio di base, e chi vuole può costruirsi qualcosa in più.

L’effetto sull’economia

Consumi, investimenti e Pil: dentro il Dpfp

Tagliare le tasse di 30,7 miliardi mentre si taglia la spesa pubblica di 28 produce due effetti opposti. Da un lato aumenta il reddito disponibile e la convenienza a lavorare. Dall’altro riduce la spesa che sostiene la domanda. Il modello li pesa con la propensione al consumo di ciascuna fascia, dal 90% delle famiglie meno abbienti al 10% di quelle più ricche, e con moltiplicatori diversi per ogni voce di spesa.

I risultati sono misurati rispetto al Dpfp, che prevede un Pil di 2.393,6 miliardi nel 2027, 2.459,4 nel 2028 e 2.524,0 nel 2029, con una crescita dello 0,8%, 0,9% e 0,8%. Nello scenario centrale il Pil è inferiore dello 0,10% nel 2027, perché i tagli precedono la risposta dell’offerta di lavoro, e poi supera il Dpfp dello 0,16% nel 2028 e dello 0,41% nel 2029. A regime l’effetto sul livello del Pil è di più 0,70%.

Scenario Anno Pil vs Dpfp (%) Consumi privati (mld) Investimenti privati (mld)
Centrale 2027 −0,10 +11,6 −1,3
2028 +0,16 +13,2 +0,3
2029 +0,41 +14,9 +2,0
Prudente 2027 −0,59 +3,9 −4,4
2028 −0,41 +4,9 −3,3
2029 −0,22 +6,1 −2,2
Ottimistico 2027 +0,63 +20,6 +3,3
2028 +1,06 +23,5 +6,2
2029 +1,43 +26,1 +8,8

Variazioni rispetto al livello del Dpfp. Livello del Pil a regime: +0,70% centrale, +0,23% prudente, +1,41% ottimistico.

I consumi privati crescono di 11,6 miliardi nel 2027 e di 14,9 nel 2029 nello scenario centrale. Gli investimenti privati cedono 1,3 miliardi nel primo anno e poi risalgono, con +2,0 miliardi nel 2029. Nello scenario prudente, con una bassa risposta dell’offerta di lavoro e moltiplicatori più alti per i tagli, il Pil resta sotto il Dpfp in tutti e tre gli anni, e nell’ottimistico è sopra dell’1,43% nel 2029.

Il parametro che pesa di più è l’elasticità dell’offerta di lavoro. Per non restare sotto il Dpfp nel 2028 basta un valore di 0,076, e nel 2029 di 0,033, contro lo 0,15 dello scenario centrale: dal 2028 la riforma regge anche se l’offerta di lavoro reagisce poco. Nel 2027 il Pil resta comunque sotto il Dpfp negli scenari centrale e prudente.

Parametro (caso sfavorevole / favorevole) 2027 sfav. 2029 sfav. 2027 fav. 2029 fav.
Elasticità dell’offerta di lavoro (0,05 / 0,30) −0,17 +0,06 +0,01 +0,94
Propensione al consumo di chi guadagna (×0,8 / ×1,15) −0,24 +0,33 0,00 +0,47
Moltiplicatore di consumi intermedi e personale (1,0 / 0,5) −0,22 +0,34 +0,08 +0,51
Moltiplicatore dei trasferimenti: assegno unico (0,9 / 0,5) −0,12 +0,40 −0,08 +0,42
Moltiplicatore degli investimenti pubblici (1,2 / 0,6) −0,12 +0,40 −0,06 +0,44
Propensione al consumo dei pensionati colpiti (0,7 / 0,3) −0,14 +0,39 −0,06 +0,43
Tempi dell’effetto sull’offerta (lenti / rapidi) −0,14 +0,27 −0,03 +0,52
Persistenza dei moltiplicatori (alta / bassa) −0,10 +0,33 −0,10 +0,47

Livello del Pil rispetto al Dpfp (%). Il parametro più importante è l’elasticità dell’offerta di lavoro (0,05 contro 0,30), che sposta il livello del Pil 2029 da +0,06% a +0,94%.

Se il ciclo si rompe

Shock esogeni, deficit e l’unica clausola ammessa

Una buona riforma deve reggere anche a un ciclo economico avverso. Il Dpfp stima quattro shock: un commercio mondiale più debole, un euro più forte, un’energia più cara e condizioni finanziarie più dure. Sommati valgono meno 0,5 punti di crescita nel 2027, meno 0,6 nel 2028 e zero nel 2029.

Crescita del Pil (%) 2027 2028 2029
Dpfp 0,80 0,90 0,80
Dpfp con i quattro shock 0,30 0,30 0,80
Riforma centrale 0,70 1,16 1,05
Riforma centrale con shock 0,20 0,56 1,05
Riforma prudente con shock −0,29 0,48 0,99
Riforma ottimistica con shock 0,93 0,73 1,16

Con la riforma, nello scenario centrale con tutti e quattro gli shock, la crescita resta superiore a quella del Dpfp con gli stessi shock: 0,20%, 0,56% e 1,05% contro 0,30%, 0,30% e 0,80%, con il Pil leggermente sotto solo nel primo anno. Anche il deficit migliora: dal 3,4% al 3,38% nel 2027, e dal 3,2% al 3,06% nel 2028 e dal 2,3% al 2,03% nel 2029 nello scenario centrale.

Deficit in % del Pil 2027 2028 2029
Dpfp −3,40 −3,20 −2,30
Dpfp con shock energia e finanziario −3,40 −3,40 −2,60
Riforma centrale −3,38 −3,06 −2,03
Riforma centrale con shock −3,38 −3,26 −2,33
Riforma prudente con shock −3,63 −3,54 −2,65

Il Dpfp stima effetti sul deficit solo per gli shock energia e condizioni finanziarie; gli altri due non hanno una stima nel documento e qui sono esclusi.

Se l’inversione del ciclo fosse particolarmente pesante, la proposta prevede una sola misura di emergenza, e niente clausole di salvaguardia automatiche: un aumento di un punto percentuale delle aliquote più alte, del 32% e del 40%. Deve essere dichiarato temporaneo, con una scadenza fissata fin dall’inizio, e va attivato soltanto dopo avere esperito ogni altro tentativo utile, come la riprogrammazione della spesa in conto capitale non ancora impegnata o l’accelerazione delle dismissioni non strategiche.

Misura temporanea Miliardi di euro a regime % del Pil (2028)
+1 punto sull’aliquota del 32% 1,61 0,07%
+1 punto sull’aliquota del 40% 1,31 0,05%
Entrambe 2,92 0,12%

Il gettito è di circa 2,9 miliardi l’anno. A 100 mila euro il risparmio d’imposta scenderebbe da 4.835 a 4.115 euro, restando pienamente positivo, e i redditi sotto 28 mila euro non vengono toccati. La misura copre circa un terzo o metà del peggioramento del deficit nello scenario prudente con shock (0,23-0,35 punti di Pil, cioè 5,5-8,8 miliardi). Non basta da sola per uno scenario estremo, ma fa da cuscinetto. E non scatta nello scenario centrale, dove dal secondo anno l’impatto positivo rende il pericolo remoto.

Cosa può andare storto

Rischi e limiti, senza finzioni

Una proposta seria dichiara i propri punti deboli. Il primo è il margine ristretto di 1,6 miliardi su 27,9: basterebbe uno scarto del 6% nei tagli per azzerarlo, e un costo dello schema nella parte alta dell’intervallo lo ridurrebbe a circa 0,3 miliardi. Il secondo è l’esecuzione: meno 5% sui consumi intermedi e meno 2% sul personale sono tagli duri, da attuare con strumenti puntuali.

Il terzo è la platea dei possibili perdenti. La proposta garantisce l’assenza di perdenti per i profili standard modellati, ma non per chi oggi usa molte delle agevolazioni abolite, per i forfettari con alta redditività, per le famiglie con Isee alto ma reddito basso, che perdono il minimo dell’assegno unico, e per i pensionati colpiti da indicizzazione parziale e ricalcolo contributivo, per i quali le tabelle mostrano solo l’effetto fiscale. Sono casi da valutare uno per uno.

Il quarto è il vincolo europeo. Il deficit programmatico del Dpfp, 3,4% nel 2027, è già oltre il 3%: la riforma lo migliora lievemente nello scenario centrale e lo peggiora nel prudente di 0,23 punti. Infine il modello è una stima calibrata su dati del 2024 e del Dpfp 2026, con ipotesi sulle distribuzioni dei redditi e sui moltiplicatori che sono ipotesi, non certezze.

Un’alternativa possibile

Dalla manutenzione alla riforma

L’estensione del 33% fino a 60 mila euro, nella versione circolata, costa 2,7 miliardi e dà fino a mille euro a chi sta sopra i 50 mila. Questa proposta costa 26,3 miliardi netti, ma li copre per intero e restituisce a un lavoratore dipendente 575 euro a 20 mila, 3.335 a 50 mila, 3.635 a 60 mila e 4.835 a 100 mila. A 60 mila euro, dove la misura governativa dà al massimo 1.000 euro, qui ne arrivano più di tre volte tanti.

Non è un confronto di bandiera. È la differenza tra ritoccare e riformare. Il governo ha detto di volere «fare di più» per il ceto medio: un’Irpef più semplice, più leggera e finanziata con meno spesa pubblica è il modo per farlo davvero. Con una condizione che, come per ogni riforma liberale, non è negoziabile: ridurre lo Stato nella spesa, prima ancora che nelle tasse.

Enrico Foscarini, 7 ottobre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

La sinistra incorona Wanna Marchi - Vignetta del 06/10/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

La sinistra incorona Wanna Marchi

Vignetta del 06/10/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni