Non c’è solo la Tobin tax né soltanto la contestata tassa sui pacchi. La manovra allarga il perimetro dei prelievi e disegna una mappa di balzelli che toccano risparmio, consumi e investimenti quotidiani. Dalle criptovalute ai carburanti, passando per le assicurazioni auto e l’e-commerce internazionale, il filo conduttore è uno: fare cassa, anche a costo di colpire platee sempre più ampie.
Criptovalute, l’aliquota sulle plusvalenze sale al 33%
Una delle novità più significative riguarda il mondo delle cripto-attività. Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota sulle plusvalenze e sugli altri proventi derivanti da criptovalute salirà al 33 per cento, sette punti in più rispetto all’attuale livello. L’aumento colpisce indistintamente Bitcoin, Ethereum e altcoin, segnando un cambio di passo netto nella strategia fiscale verso questo comparto.
Resta invece al 26 per cento la tassazione sugli utili generati dalle stablecoin ancorate all’euro, una scelta che il governo giustifica con la volontà di favorire gli investimenti in token legati alla moneta unica. Ma la stretta non si ferma qui. Le criptovalute entreranno nel calcolo dell’Isee, andando ad aumentare la ricchezza complessiva del nucleo familiare e incidendo sull’accesso a bonus, agevolazioni e contributi pubblici.
Carburanti e polizze auto, il diesel torna nel mirino
Dal 2026 scatta anche il riallineamento delle accise sui carburanti. L’imposta sul gasolio aumenterà di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sulla benzina si ridurrà dello stesso importo. Ufficialmente la misura risponde alle sollecitazioni europee e all’esigenza di scoraggiare un carburante altamente inquinante come il diesel. In concreto, però, l’operazione garantisce allo Stato un gettito stimato in 500 milioni di euro l’anno.
A questo si aggiunge un altro intervento che pesa sugli automobilisti. Sempre dal 2026 aumentano le tasse su alcune polizze Rc Auto, in particolare quelle legate all’infortunio dei conducenti. L’aliquota fiscale passa dal 2,5 al 12,5 per cento, assicurando alle casse pubbliche circa 115 milioni di euro aggiuntivi.
Sigarette e tabacchi, la stangata silenziosa sulle accise
Nella manovra trova spazio anche una stretta progressiva sulle accise di sigarette e tabacchi lavorati, destinata a dispiegare i suoi effetti nel triennio 2026-2028. Dal prossimo anno l’accisa specifica per mille sigarette salirà da 29,5 a 32 euro, per poi aumentare ulteriormente a 35,5 euro nel 2027 e a 38,5 euro nel 2028. Tradotto in prezzi al dettaglio, un pacchetto oggi venduto a 5,30 euro potrebbe arrivare a 5,45 euro nel 2026 e spingersi fino a 5,90 euro entro due anni, con rincari complessivi stimati fino a 1,50 euro a pacchetto. Il governo giustifica l’intervento con una doppia finalità: rafforzare il gettito e scoraggiare il consumo di tabacco, in linea con le politiche di prevenzione sanitaria. Non a caso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rivendicato che l’aumento serve anche a “ridurre il numero dei fumatori”. La misura, però, non riguarda solo le sigarette tradizionali ma coinvolge anche sigari, tabacchi trinciati, prodotti riscaldati e sigarette elettroniche, ampliando così la platea dei contribuenti. Il risultato atteso è un incasso vicino a 1 miliardo di euro nel triennio, che contribuisce in modo significativo all’equilibrio dei conti pubblici
Tassa sui pacchi extra Ue, colpito l’e-commerce low cost
Tra i balzelli più discussi c’è la nuova tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra Unione europea. Dal 1° gennaio ogni spedizione con valore dichiarato non superiore a 150 euro sarà gravata da un prelievo di 2 euro. Il mini dazio, come recita la norma, servirà a coprire le “spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi”.
L’obiettivo reale è meno neutro e punta a frenare l’assalto degli e-store cinesi, da Temu a Shein, accusati di aver saturato il mercato europeo con prodotti a basso costo e qualità discutibile. Il gettito stimato è di 630 milioni di euro, destinato a crescere ulteriormente dal 1° luglio 2026, quando entrerà in vigore anche la tassa europea da 3 euro a pacco.
Tobin tax, il raddoppio che pesa sui risparmiatori
Il cuore dell’inasprimento fiscale resta però la Tobin tax. Nata come strumento per contrastare la speculazione finanziaria, si trasforma sempre più in una tassa ordinaria sugli investimenti. Ogni acquisto e ogni movimento di portafoglio viene colpito da un’aliquota che raddoppia, con l’argomento, ormai rituale, di un impatto minimo sui singoli.
A regime, però, il gettito previsto sfiora il miliardo di euro l’anno. Una cifra che, nei fatti, esce soprattutto dalle tasche di famiglie e piccoli risparmiatori, più che da quelle dei grandi capitali globali. È il segno di una manovra che, dietro l’etichetta tecnica dei prelievi, ridisegna il rapporto tra Stato e contribuenti, allargando silenziosamente la base di chi paga.
Enrico Foscarini, 24 dicembre 2025
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