L’Unione europea tenta di superare le lentezze decisionali dei Ventisette puntando su un formato ristretto, detto Big 6, che riunisce le sue economie più forti. Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Spagna hanno inaugurato il format, un’iniziativa che mira a rafforzare sovranità economica, autonomia strategica e capacità di difesa del blocco in un contesto globale sempre più instabile. Il primo incontro si è svolto in videoconferenza e un vertice in presenza potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, a conferma della volontà di procedere a ritmo serrato.
Per l’Italia ha partecipato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre da Berlino il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha chiarito la cornice politica dell’iniziativa, spiegando che “alla luce delle incertezze globali puntiamo con maggiore forza sulla sovranità europea” e che la Germania, insieme alla Francia e agli altri partner, intende fare un passo avanti per rendere l’Europa più forte e indipendente.
Competitività, euro e investimenti al centro dell’agenda
L’iniziativa nasce da un asse franco-tedesco che punta a fare da traino, come ha sottolineato il ministro francese Roland Lescure quando ha affermato che l’obiettivo è dare impulsi a cui altri Stati potranno unirsi, perché le sei grandi economie vogliono assumere il ruolo di attori guida. Il cuore del progetto riguarda innanzitutto l’accelerazione dell’Unione del risparmio e degli investimenti, considerata decisiva per migliorare l’accesso ai finanziamenti delle imprese europee e sostenere soprattutto start-up e scale-up, oggi penalizzate da mercati frammentati e regole disomogenee.
Un altro pilastro è il rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro. Pur poggiando su “fondamenta solide”, la moneta unica ha bisogno di maggiore competitività, di una riduzione della burocrazia e di un deciso passo avanti sulla sovranità dei sistemi di pagamento digitali, anche attraverso lo sviluppo dell’euro digitale, visto come strumento strategico in uno scenario di competizione globale.
Difesa e catene di approvvigionamento strategiche
Nel quadro delineato dal Big 6, la difesa europea assume un ruolo centrale non solo sul piano della sicurezza, ma anche come leva di crescita. I sei Paesi concordano sulla necessità di coordinare meglio gli investimenti, di rendere operative a livello nazionale le iniziative comuni dell’Ue e di ancorare la difesa come priorità del prossimo Quadro finanziario pluriennale, trasformandola in un motore di innovazione industriale e tecnologica.
Accanto alla difesa emerge l’urgenza di garantire catene di approvvigionamento affidabili e un accesso sicuro alle materie prime critiche. In questo ambito la cooperazione europea e i partenariati internazionali diventano essenziali per ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza economica dell’Unione.
La partita dell’Euca e il ruolo dell’Italia
Nella stessa giornata in cui prendeva forma il nuovo asse politico del Big 6, a Bruxelles si giocava un’altra partita simbolica della sovranità economica europea: la scelta della sede della futura Autorità europea delle dogane (Euca). In audizione al Parlamento europeo, il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha ribadito che “Roma è la sede ideale” e che l’Italia è pronta a farsi carico integralmente dei costi dell’agenzia, offrendo un immobile a titolo gratuito e senza limiti di tempo.
Sul piano politico, tuttavia, la competizione resta aperta. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha osservato che “Roma se la gioca per definizione”, ricordando che non esiste un accordo preliminare e che a contare saranno i rapporti di forza nel Parlamento europeo e nel Consiglio. Secondo fonti europee, la corsa italiana appare complessa, con candidature considerate particolarmente forti come Málaga, L’Aia, Lille e Varsavia, in un contesto in cui il peso negoziale e le alleanze contano più degli incentivi economici.
Un’Europa chiamata a decidere più velocemente
Il doppio binario rappresentato dal Big 6 e dalla battaglia per l’Euca fotografa una fase cruciale per l’Unione europea. Da un lato si sperimenta un laboratorio politico che punta a superare l’inerzia decisionale e a guidare le scelte strategiche, dall’altro emergono le tensioni legate alla distribuzione del potere e delle istituzioni europee. La sfida è chiara: definire chi guida l’Europa, con quali strumenti e a quale velocità, in un momento in cui la sovranità economica non è più un concetto astratto, ma una necessità concreta.
Enrico Foscarini, 28 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


