Scatta il Bonus colonnine domestiche, l’incentivo del ministero delle Imprese e del Made in Italy destinato a sostenere l’installazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici a uso privato. Dalle ore 12 di martedì 22 settembre sarà possibile presentare le domande attraverso la piattaforma informatica di Invitalia, che gestisce la misura per conto del Mimit.
L’apertura dello sportello segue la pubblicazione del decreto direttoriale firmato su indicazione del ministro Adolfo Urso, con le procedure e le regole per accedere al contributo. La misura è inserita nel programma pluriennale per il settore automotive definito con il Dpcm dello scorso giugno.
Quanto costa la misura
Il programma prevede una dotazione complessiva di 68 milioni di euro fino al 2030. Si tratta dunque di risorse pubbliche destinate a incentivare un’infrastruttura privata legata alla diffusione della mobilità elettrica. Per il 2026 la dotazione è di 15 milioni di euro, di cui 10 milioni derivanti da risorse residue dell’annualità precedente e 5 milioni stanziati per il nuovo ciclo. Sono previsti poi 15 milioni all’anno per il 2027, il 2028 e il 2029, mentre nel 2030 la dotazione scende a 8 milioni.
Per chi decide di installare una colonnina a casa, il contributo copre l’80% delle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera dell’infrastruttura, fino a un massimo di 1.500 euro per ciascuna persona fisica. Considerando la percentuale dell’80%, il tetto massimo dell’incentivo corrisponde a una spesa agevolabile di 1.875 euro: oltre questa cifra, l’eventuale costo aggiuntivo resta a carico del beneficiario.
In concreto, l’effetto di questo meccanismo varia a seconda di quanto si sceglie di spendere. Finché la cifra totale rimane al di sotto della soglia limite – ad esempio con un intervento da 1.000 euro per una persona fisica – il contributo copre esattamente l’80% del costo reale, traducendosi in un incentivo di 800 euro. Se invece l’investimento supera la spesa massima agevolabile di 1.875 euro, non si applica più la percentuale standard sull’intero importo, ma si raggiunge il tetto fisso di 1.500 euro. Qualsiasi costo aggiuntivo resta quindi a completo carico del beneficiario, con il risultato che la percentuale di copertura effettiva sull’intera spesa andrà progressivamente a ridursi. Con una spesa di 2.500 euro si pagano sia i 625 euro non coperti dal massimale che i 375 euro di franchigia, per un totale di mille euro.
Il limite è più elevato per i condomini. Per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali, infatti, il contributo può arrivare fino a 8.000 euro, sempre nell’ambito delle spese ammesse dalla misura. Anche in questo caso l’80% rappresenta la percentuale di copertura: il contributo massimo corrisponde quindi a una spesa agevolabile di 10.000 euro.
Urso: sostegno ai consumatori
Il governo collega l’incentivo non soltanto alla diffusione delle infrastrutture necessarie alla ricarica, ma anche al sostegno della produzione nazionale. «Oggi facciamo un altro passo in avanti nell’attuazione del programma che stiamo realizzando per accompagnare la transizione industriale ed ecologica del settore», ha dichiarato Urso.
«Con questa misura sosteniamo i consumatori e, allo stesso tempo, la filiera italiana», ha aggiunto il ministro. «Il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia, infatti, viene prodotto nel nostro Paese. Ogni euro investito nella rete di ricarica sostiene quindi anche la manifattura italiana, l’occupazione e le nostre filiere tecnologiche».
Come funziona
Il meccanismo è quindi semplice: una parte consistente della spesa per acquistare e installare l’infrastruttura viene coperta dal contributo pubblico, mentre la quota restante rimane a carico del beneficiario. Per una persona fisica, ad esempio, a fronte di una spesa di 1.500 euro l’agevolazione può arrivare a 1.200 euro, lasciando 300 euro a carico del richiedente. Per raggiungere il contributo massimo di 1.500 euro occorre invece sostenere almeno 1.875 euro di spesa ammissibile.
Il Bonus colonnine domestiche punta così a intervenire su uno degli aspetti infrastrutturali della transizione verso l’auto elettrica: la possibilità di disporre di un punto di ricarica presso la propria abitazione o nelle parti comuni di un condominio. Per chi valuta l’installazione, il beneficio economico va naturalmente confrontato con il costo effettivo dell’intervento e con le proprie esigenze di ricarica.
Enrico Foscarini, 17 settembre 2026
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