Economia
IL CASO

Condizionatori: vendite in calo anche se fa caldissimo. Perché?

Nel primo semestre il mercato ha segnato una contrazione. Lo strano caso ha una spiegazione

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Verrebbe da pensare che, con temperature da Sahara e notti tropicali, i condizionatori siano andati a ruba. Invece no. Il primo semestre del 2026 racconta una storia decisamente meno scontata: mentre gli italiani cercavano disperatamente un angolo d’ombra, il mercato dei climatizzatori ha rallentato rispetto allo scorso anno. Una piccola lezione di economia applicata al meteo: non basta che faccia caldo, bisogna che faccia caldo… al momento giusto.

A fotografare la situazione è Assoclima, l’associazione dei costruttori di sistemi di climatizzazione federata ad Anima Confindustria, secondo cui tra gennaio e giugno le vendite sono diminuite sia in volume sia in valore rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un mercato da oltre un miliardo che però rallenta

Non si parla certo di un settore in crisi. Anzi, i numeri restano enormi. Nel primo semestre del 2026 sono stati venduti circa 1 milione e 650mila climatizzatori mono e multisplit, per un fatturato che supera 1,2 miliardi di euro. Il problema è che sono risultati inferiori rispetto all’anno precedente.

Nel dettaglio, i sistemi monosplit registrano una flessione del 9,8% nei volumi e del 7,8% nel valore, mentre i multisplit limitano il calo al 5,5% a volume e al 6,9% a valore. Alla fine dei conti, il mercato ha venduto circa 150mila apparecchi in meno rispetto ai primi sei mesi del 2025.

Il caldo è arrivato… ma troppo tardi

Il motivo principale è meno complicato di quanto sembri e ha a che fare con il calendario. Come spiega Assoclima, “il climatizzatore si conferma un acquisto impulsivo, fortemente influenzato dalle condizioni meteorologiche”. Tradotto: molti italiani non pianificano l’acquisto pensando all’inverno o all’efficienza energetica della pompa di calore, ma corrono in negozio quando iniziano a sciogliersi sull’asfalto.

Quest’anno, però, il meteo ha giocato uno scherzo al settore. “Dopo un avvio d’anno caratterizzato da una domanda debole, il caldo intenso è arrivato soltanto nella seconda metà di giugno, quando la rilevazione del primo semestre era ormai in fase di chiusura”, sottolinea l’associazione. Così la corsa ai climatizzatori è partita quando le statistiche avevano già quasi chiuso i registri.

C’è anche chi sorride

Non tutto, però, è andato storto. A distinguersi sono stati i sistemi multisplit con produzione di acqua calda sanitaria, che mettono insieme raffrescamento e altre funzioni domestiche. In questo segmento le vendite sono aumentate del 25,5% nei volumi e del 14,4% nel valore, segnale che una parte dei consumatori sta iniziando a guardare ai climatizzatori come strumenti utilizzabili durante tutto l’anno e non soltanto nelle settimane più torride.

È un dettaglio che potrebbe diventare sempre più importante, soprattutto se il mercato riuscirà a convincere le famiglie che una pompa di calore non serve solo quando il termometro supera i 35 gradi.

Il terzo trimestre dirà chi ha avuto ragione

Per gli operatori del settore, comunque, la partita è ancora aperta. Assoclima osserva infatti che “la ripresa degli ordini e il conseguente riassortimento della distribuzione si sono concentrati tra la fine di giugno e il mese di luglio, lasciando ipotizzare un possibile recupero nei dati del terzo trimestre”.

Insomma, il Generale Inverno non c’entra nulla e nemmeno il Generale Estate sembra aver fatto fino in fondo il proprio dovere. Quest’anno il vero protagonista è stato il calendario: il caldo è arrivato, eccome se è arrivato, ma ha deciso di presentarsi quando i contabili avevano già quasi chiuso il semestre. E perfino le ondate africane, a volte, devono fare i conti con la burocrazia delle statistiche.

Enrico Foscarini, 2 agosto 2026

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