La vicenda che coinvolge l’Ance di Bari e Barletta-Andria-Trani evidenzia una deriva culturale sempre più pervasiva, capace di subordinare le competenze economiche al conformismo ideologico. La designazione di Luigi De Santis alla presidenza dell’associazione dei costruttori territoriali è diventata il pretesto per una crociata politica alimentata da diverse sigle della sinistra locale. La colpa attribuita all’imprenditore non riguarda la qualità del suo operato aziendale o la sua visione strategica per il settore delle costruzioni, bensì la sua carica di console onorario di Israele. Un cortocircuito che confonde le funzioni istituzionali civili con la geopolitica, trasformando una legittima nomina associativa in una sorta di esame di purezza ideologica.
Questo tentativo di boicottaggio riflette una logica discriminatoria che penalizza il merito individuale in nome di una militanza di parte. Pretendere che la guida di un’organizzazione d’impresa debba rispondere a parametri d’allineamento estero significa snaturare la funzione stessa delle associazioni di categoria. In un sistema economico aperto, il valore di un dirigente si misura sulla sua capacità di generare sviluppo, creare reti e tutelare la crescita del tessuto produttivo, non sul giudizio formale che una fazione politica esprime nei confronti di uno Stato estero.
Il valore delle competenze
A difendere il principio di autonomia del mondo produttivo è intervenuto chiaramente il presidente uscente di Ance Bari-Bat, Nicola Bonerba, fresco di elezione alla guida del Comitato Mezzogiorno e Isole. Bonerba ha ribadito come la scelta del suo successore sia maturata esclusivamente sulla base di elementi concreti e non negoziabili. «De Santis è stato individuato per il percorso imprenditoriale, le esperienze e le competenze maturate in questi anni di attività», ha precisato l’ex presidente, ricordando che proprio questi debbano rimanere gli unici parametri su cui valutare chi si candida a guidare un’organizzazione di categoria. L’auspicio è che prevalgano equilibrio e responsabilità, evitando di trasformare un profilo tecnico in una figura artificiosamente divisiva.
Questa difesa della neutralità associativa rappresenta un passaggio cruciale per difendere il comparto da condizionamenti esterni paralizzanti. Il settore delle costruzioni nel Mezzogiorno affronta una fase decisiva tra la messa a terra dei cantieri del Pnrr, la riorganizzazione post-Superbonus e le sfide di rigenerazione urbana. In questo scenario, le imprese hanno urgente bisogno di regole certe, tempi rapidi e programmazione per investire con serenità. Sostituire le valutazioni programmatiche con veti incrociati di natura geopolitica significa far perdere al territorio occasioni fondamentali di crescita ed emancipazione economica.
La deriva delle idiosincrasie ideologiche
L’inconsistenza delle accuse mosse a De Santis trova una smentita autorevole anche da prospettive culturali diverse, come quella espressa da Silvia Godelli, psicologa ed esponente della sinistra pugliese. La sua riflessione mette a nudo l’irrazionalità di una polemica che dimostra di non conoscere nemmeno il funzionamento delle istituzioni diplomatiche di base. «I compiti dei consoli sono circoscritti: non hanno a che fare con le politiche dei Paesi. Si occupano di visti, di questioni commerciali. Mi sembra assolutamente normale», ha dichiarato Godelli, sottolineando come non vi sia nulla di anomalo nel fatto che un cittadino svolga liberamente e contemporaneamente la propria attività imprenditoriale e un servizio consolare.
L’analisi di Godelli affonda il colpo sulla vera natura di questi attacchi, evidenziando come alcune frange politiche abbiano smarrito il senso delle priorità civili ed economiche. «Suona in modo un po’ sinistro che oggi si parli più di idiosincrasie e di odio che di volontà di risolvere i conflitti», ha osservato con amarezza, richiamando la necessità di riportare la discussione sui temi dello sviluppo, del progresso e dell’uguaglianza. La pretesa di ostracizzare un imprenditore per il solo fatto di non condividere determinate posizioni o per l’esercizio di una carica onoraria rappresenta una grave minaccia alla libertà di intrapresa e di opinione, principi cardine su cui si fonda qualsiasi società realmente aperta.
Enrico Foscarini, 31 luglio 2026
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