Economia

CINQUE STELLE OFFUSCATE

La “manina” di Conte fa cilecca, in liquidazione la società della compagna

Il Grand Hotel Plaza della famiglia Paladino finisce schiacciato dai debiti. I decreti dell'ex premier non hanno evitato il crac

giuseppe conte palazzo chigi Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Revisori dei conti che cambiano in continuazione, società che mutano nome e forma, piani di risanamento che partono e si fermano a metà strada. Alla fine, nonostante decreti, agevolazioni e qualche provvidenziale intervento normativo, il risultato è sempre lo stesso: le società della famiglia Paladino sono finite in liquidazione.

Nel cuore della vicenda c’è il Grand Hotel Plaza di via del Corso, storico cinque stelle romano e simbolo di un’epoca, oggi schiacciato da debiti milionari. E sullo sfondo spunta inevitabilmente la figura di Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, leader M5s e compagno di Olivia Paladino, che da premier ha firmato due decreti rivelatisi utili a rinviare il crac. Una “manina” istituzionale che però non è riuscita a cambiare il finale della storia. Perché alla prova dei conti, come spesso accade, la realtà economica è più forte della politica.

Un piccolo impero tra debiti e scatole societarie

Le attività della famiglia Paladino ruotano attorno a due società a partecipazione incrociata, Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio e Immobiliare Roma Splendido, entrambe oggi in liquidazione. Il percorso non è stato lineare: tentativi di risanamento, revoche della liquidazione e nuove procedure si sono susseguiti nel tempo, ma il risultato finale è stato comunque un buco vicino ai 17 milioni di euro.

La vicenda della Splendido è ancora più movimentata. Fondata nel 1921, ha cambiato più volte struttura e denominazione, mentre già nel 2020 i conti risultavano compromessi al punto da richiedere un piano industriale fino al 2030 per tentare di ristrutturare l’esposizione debitoria. Sul tavolo pesavano soprattutto debiti verso il Comune di Roma per il mancato versamento della tassa di soggiorno e verso il Fisco, oltre a una gestione finanziaria sempre più fragile.

Nel frattempo, il padre Cesare Paladino era finito a processo per peculato proprio per la gestione della tassa di soggiorno, con una condanna poi tornata in vigore dopo l’intervento della Cassazione, che ha sottolineato come altrimenti si sarebbe creata “l’irragionevole conseguenza di privare per il passato del tutto di sanzione l’appropriazione dei soldi dei turisti”.

I decreti del governo Conte e il rinvio del crac

Nel pieno della crisi arrivano le norme del governo guidato da Giuseppe Conte. Il decreto Rilancio dell’8 aprile 2020 consente alle imprese di rivalutare gli asset, permettendo di gonfiare il valore patrimoniale senza esborsi immediati. Una misura poi chiarita e rafforzata da successive interpretazioni normative.

Nello stesso periodo, sempre durante il governo Conte, viene depenalizzato il mancato versamento della tassa di soggiorno, consentendo a Cesare Paladino di chiedere la cancellazione della condanna. La Cassazione però nel novembre 2021 ristabilisce la responsabilità penale, ribaltando l’effetto salvifico della norma.

In altre parole, la politica ha provato a congelare la crisi, ma non è riuscita a eliminarla. E alla fine i numeri hanno presentato il conto.

Debiti, Fisco e creditori: la partita è appena iniziata

Oggi Olivia Paladino e la sorella Cristiana sono chiamate a chiudere i conti delle due società e a soddisfare i creditori, evitando che si arrivi alla liquidazione giudiziaria. Non sarà semplice, perché tra fornitori, dipendenti e Agenzia delle Entrate la lista dei creditori è lunga e la pazienza non è infinita.

Già in passato l’Agenzia delle Entrate aveva notificato una pesante cartella esattoriale a Olivia Paladino, segno che la pressione fiscale sul gruppo non è mai venuta meno. E difficilmente il Fisco potrà rinunciare a quanto dovuto senza spiegazioni convincenti.

Il tempo della “manina”, insomma, sembra finito. Ora restano solo bilanci, debiti e tribunali.

Il destino del Plaza tra fondi stranieri e mercato

Il Grand Hotel Plaza resta un gioiello immobiliare nel cuore di Roma, con un valore stimato di centinaia di milioni e l’interesse di fondi internazionali pronti a investire. Il mercato, come sempre, si prepara a fare il suo lavoro: chi ha capitali compra, riqualifica e rilancia.

Ed è proprio questo il paradosso finale della vicenda. Dopo decreti, aiuti e interventi normativi, sarà probabilmente il mercato a salvare il Plaza, non la politica.

Una conclusione che suona quasi come una lezione: le leggi possono rinviare i problemi, ma non possono sostituirsi alla capacità imprenditoriale. E quando i conti non tornano, neppure la più generosa delle “manine” riesce a evitare la liquidazione.

Enrico Foscarini, 6 aprile 2026

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