Economia

IL FATTO

La Corte Suprema Usa boccia i dazi di Trump: perché e cosa succede ora

Infondate le ragioni di emergenza nazionale. Alla Casa Bianca restano comunque altre leve commerciali. Reazione positiva di S&P 500 e Treasury

Trump Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito con una maggioranza di 6-3 che il presidente Donald Trump ha ecceduto l’autorità concessa dalla legge nel ricorrere a poteri di emergenza per imporre dazi su larga scala alla maggior parte dei partner commerciali degli Stati Uniti. La decisione conferma le pronunce dei tribunali inferiori e rappresenta un passaggio giuridico rilevante nella definizione dei confini tra potere esecutivo e Congresso in materia fiscale e commerciale.

Al centro della controversia vi era l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977, una normativa pensata storicamente per sanzioni e congelamento di beni in contesti di sicurezza nazionale, mai utilizzata prima per introdurre tariffe generalizzate. I giudici hanno ritenuto che l’autorizzazione a “regolare” le importazioni prevista dalla legge non equivalga automaticamente al potere di imporre imposte doganali, competenza che la Costituzione attribuisce al Congresso.

Le ragioni dell’amministrazione

L’amministrazione aveva sostenuto che i persistenti deficit commerciali e il traffico di fentanyl costituissero una “minaccia straordinaria” sufficiente a giustificare l’emergenza nazionale, base legale per l’attivazione dei poteri straordinari. I legali governativi hanno argomentato che la possibilità di regolare le importazioni fosse, nella pratica, equivalente all’introduzione di dazi.

Durante le udienze orali, tuttavia, diversi giudici – inclusi alcuni nominati dallo stesso Trump – hanno sollevato dubbi sull’assenza di limiti chiari all’espansione del potere esecutivo. La questione centrale è diventata se una norma priva di riferimenti espliciti alle tariffe potesse legittimare un’imposizione fiscale di tale portata senza approvazione parlamentare.

Una battuta d’arresto parziale, non definitiva

La sentenza non elimina la possibilità per la Casa Bianca di utilizzare altre basi legali per la politica commerciale. Restano disponibili strumenti come la Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, già usata per acciaio e alluminio, e la Section 301 del Trade Act del 1974, impiegata contro la Cina durante il primo mandato Trump. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha infatti chiarito che l’amministrazione è pronta a mantenere una parte significativa delle misure tariffarie attraverso questi canali alternativi.

Proprio questa possibilità spiega perché molti analisti ritengano che la decisione incida più sulle modalità giuridiche che sull’indirizzo complessivo della politica commerciale americana. Gli stessi osservatori di mercato sottolineano che “le tariffe sono destinate a restare”, anche se con strumenti normativi differenti.

Le implicazioni economiche

Uno degli effetti immediati potrebbe essere la necessità di rimborsare parte dei circa 175 miliardi di dollari incassati attraverso i dazi basati sull’Ieepa, secondo stime accademiche. Nel lungo periodo, la questione principale riguarda l’incertezza regolatoria: capire quali misure resteranno in vigore e quali verranno sostituite potrebbe influenzare investimenti e scambi commerciali.

Il presidente aveva difeso con forza la propria strategia tariffaria, sostenendo che fosse essenziale per la sicurezza economica americana e affermando che senza quei dazi “il resto del mondo riderebbe di noi”. In un’intervista televisiva aveva anche dichiarato che l’economia statunitense sarebbe stata “immensamente danneggiata” da una bocciatura giudiziaria.

Azioni e Treasury in rialzo

I mercati finanziari hanno reagito in modo moderatamente positivo alla decisione. L’indice S&P 500 ha registrato immediatamente un rialzo e ora guadagna 0,5 punti percentuali, mentre anche il rendimento dei Treasury decennali è rimasto sostanzialmente stabile, segnalando aspettative di crescita e un possibile riassestamento delle prospettive commerciali.

Secondo alcuni analisti, l’eliminazione dei dazi più ampi potrebbe sostenere l’attività economica riducendo i costi per imprese e consumatori, mentre altri evidenziano che la fase di transizione normativa potrebbe generare volatilità nel breve periodo. In ogni caso, la decisione della Corte sembra aver rafforzato l’idea che la politica commerciale statunitense rimarrà uno dei principali fattori di rischio – e opportunità – per l’economia globale nei prossimi mesi.

Enrico Foscarini, 20 febbraio 2026

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