Gli ultimi presidi degli autotrasportatori si sono sciolti e i tir sono tornati a muoversi, senza fretta, lungo le direttrici verso i centri urbani. Una normalità più apparente che reale, però. La categoria guarda già al tavolo con il ministero dei Trasporti fissato per il 27 ottobre, e le cause della mobilitazione sono tutte ancora sul tavolo: il caro carburanti innescato dalla guerra nel Golfo continua a mangiarsi margini e conti di chi lavora sulla strada. È in questo quadro che Eni ha scelto di prolungare di altri due mesi il tetto ai prezzi alla pompa, richiamandosi alla «responsabilità sociale» delle compagnie petrolifere.
Descalzi conferma: «Un tetto fino a fine anno»
A ufficializzare la proroga è stato l’amministratore delegato del gruppo, Claudio Descalzi, in un colloquio con Repubblica. «Sicuramente avremo un tetto fino a fine anno, dobbiamo solo ragionare sui livelli», ha spiegato il manager, aggiungendo che «ci stiamo ragionando, valutiamo l’andamento dei prezzi ogni mese». La prudenza sui numeri ha una ragione precisa: le quotazioni internazionali del diesel restano estremamente instabili e, ancor più, l’offerta disponibile è scarsa. Sulla benzina il discorso è analogo, sebbene la tensione sia meno marcata.
Il rischio di un prezzo troppo basso
Fissare il livello “giusto” del price cap non è un esercizio di buona volontà, ma un calcolo che deve fare i conti con il mercato. Eni tiene sotto osservazione l’andamento dei listini internazionali, ma anche il rapporto tra disponibilità delle forniture e capacità logistica della rete. Il motivo è semplice: un tetto fissato troppo in basso finirebbe per svuotare in fretta i serbatoi dei distributori, trasformando un aiuto ai consumatori in un problema di approvvigionamento. È la vecchia lezione dei prezzi amministrati, che quando si allontanano troppo da quelli reali producono scarsità prima ancora che risparmi.
Q8 sulla scia di Eni, come un mese fa
La mossa del gruppo di San Donato non resterà isolata: anche Q8, controllata dal fondo sovrano kuwaitiano, si prepara a prolungare il proprio tetto ai prezzi, ripetendo lo schema già visto circa un mese fa. In quell’occasione era stata Eni a muoversi per prima, bloccando i listini a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro per il diesel, poi salito a 2,25 euro dopo la fine del taglio delle accise. Q8 e gli altri operatori si erano allineati nelle settimane successive, e questa volta il segnale arriva direttamente dai vertici di Kuwait City.
Il conto per Eni: circa 700 milioni
Il gruppo partecipato dallo Stato si farà carico dell’operazione, potendo contare su utili più che raddoppiati nell’ultimo trimestre, ma l’impegno non è indolore. «Crediamo sia giusto farlo per andare incontro ai bisogni dei nostri clienti», ha sottolineato Descalzi, salvo poi mettere in chiaro il rovescio della medaglia: a questi prezzi «più vendiamo, più ci perdiamo: da inizio marzo a fine anno, tra sconti e price cap, stimiamo di impiegare circa 700 milioni di euro».
Il fronte kuwaitiano dopo l’incontro con Meloni
Sul versante di Q8 arriva intanto un segnale dalla diplomazia. Durante il bilaterale a Kuwait City tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’Emiro del Kuwait è emersa, secondo fonti di Palazzo Chigi, «la disponibilità kuwaitiana di prorogare il price cap su benzina e gasolio, già applicato da Q8 nelle scorse settimane in risposta all’appello del Governo italiano per contenere i costi dell’energia e tutelare famiglie e imprese». Per le stesse fonti, l’apertura dell’Emiro «rappresenta un segnale concreto della solidità delle relazioni tra Italia e Kuwait e della capacità del governo italiano di promuovere un dialogo costruttivo con i partner strategici, traducendo il confronto diplomatico in misure di rilievo per cittadini e sistema produttivo».
Enrico Foscarini, 24 ottobre 2026
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