Nel terzo trimestre del 2025, l’economia italiana ha tirato il freno a mano. Secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è rimasto stazionario rispetto ai tre mesi precedenti, dopo la lieve flessione del secondo trimestre. Su base annua, la crescita si ferma a +0,4%, segnalando un chiaro rallentamento rispetto all’inizio dell’anno.
Un dato che lascia invariata la crescita acquisita per il 2025 allo 0,5%, sotto la stima del Documento programmatico di bilancio (+0,6%) e ben lontano dalle ambizioni di ripresa. In pratica, l’Italia non è tecnicamente in recessione, ma resta ferma al palo.
Pil fermo, traina solo l’agricoltura
La sostanziale stazionarietà del Pil è frutto di un mix complesso: cresce il valore aggiunto del comparto agricolo, cala leggermente l’industria, mentre i servizi restano invariati. Dal lato della domanda, si registra un contributo positivo del commercio estero netto — le esportazioni tengono — ma la domanda interna arretra, frenata dai consumi deboli e dagli investimenti ancora timidi.
“Il Paese è fermo. La magra consolazione è che abbiamo evitato la recessione tecnica”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “L’obiettivo del Pil 2025 sarà raggiunto solo perché fissato molto in basso, ma non c’è nulla di cui rallegrarsi”.
Mercato del lavoro: crescita in affanno
Anche il mercato del lavoro mostra segnali di stanchezza. A settembre 2025, il tasso di disoccupazione è salito al 6,1% (+0,1 punti), mentre quello giovanile è balzato al 20,6% (+0,9 punti). L’occupazione è aumentata di 67mila unità su base mensile (+0,3%), ma si tratta di un incremento debole e non omogeneo.
Crescono le donne occupate e i dipendenti permanenti, mentre calano i lavoratori a termine e la fascia d’età 35-49 anni. Il tasso di occupazione sale al 62,7%, ma la dinamica si indebolisce mese dopo mese. L’Inps segnala inoltre un calo dello 0,9% della cassa integrazione, segnale misto tra normalizzazione e rallentamento produttivo.
Agosto e luglio: primi segnali del rallentamento
Già ad agosto si era registrato un calo di 57mila occupati rispetto a luglio, nonostante un saldo positivo di 103mila su base annua. A luglio, invece, il mercato aveva mostrato gli ultimi dati incoraggianti: 24,2 milioni di occupati, tasso di occupazione al 62,8% e disoccupazione al 6,0%.
Da allora, però, il trend è cambiato. La crescita dei posti di lavoro si è quasi fermata, rispecchiando la paralisi del Pil e il rallentamento del ciclo industriale europeo.
Prospettive incerte per l’autunno
Con una crescita acquisita di appena +0,5%, il 2025 rischia di chiudersi come uno degli anni più deboli dell’ultimo decennio. Il Ministero dell’Economia osserva con attenzione i dati, mentre sul tavolo restano aperti i dossier più delicati: riforma del fisco, taglio del cuneo e nuova legge di bilancio.
Per Giancarlo Giorgetti, la situazione è delicata. Il ministro dell’Economia deve gestire un equilibrio difficile tra conti pubblici, crescita asfittica e pressioni politiche per nuove misure espansive. Il Pil non cresce più, il lavoro rallenta, e l’autunno economico si annuncia più freddo del previsto.
Enrico Foscarini, 30 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


