L’Italia sostiene un rafforzamento dell’integrazione europea, ma chiede che ogni passo avanti sia accompagnato da regole chiare sulla gestione delle responsabilità e delle eventuali crisi. È questa la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante la sessione pubblica dell’Ecofin a Lussemburgo dedicata alla supervisione e all’integrazione dei mercati finanziari.
Vigilanza europea, per l’Italia servono responsabilità coerenti
Secondo il ministro, non sarebbe sostenibile accentrare a livello europeo le decisioni di vigilanza lasciando invece agli Stati membri il peso delle conseguenze derivanti da crisi, disfunzioni operative o tensioni sui mercati. Per questo Giorgetti ha evidenziato come, qualora si decidesse di ampliare le competenze di supervisione diretta delle autorità europee, sia necessario garantire che “il quadro di gestione delle crisi, responsabilità legale e accountability fiscale sia coerente con questa nuova architettura”.
Per il titolare del Tesoro si tratta di un tema particolarmente rilevante per l’Italia. La costruzione di una vigilanza più integrata, infatti, dovrebbe procedere soltanto in presenza di condizioni ben definite, tra cui la piena preparazione operativa dell’Esma, risorse adeguate, una chiara distribuzione delle responsabilità e un sistema credibile di gestione delle crisi.
Giorgetti ha inoltre ribadito che la supervisione europea dovrebbe basarsi sull’effettiva rilevanza di mercato degli operatori, evitando criteri legati esclusivamente alla forma societaria o giuridica adottata. In quest’ottica, i parametri di significatività dovrebbero essere oggettivi e calibrati, scongiurando disparità di trattamento tra infrastrutture che svolgono un ruolo comparabile all’interno del mercato europeo.
Industria sotto pressione: servono politiche pragmatiche
Nel corso di un videomessaggio all’Assemblea generale dello European Panel Federation, organizzata a Milano da Assopannelli di FederlegnoArredo, Giorgetti ha posto l’accento sulle difficoltà che stanno affrontando le imprese europee.
Tensioni geopolitiche, rischio di delocalizzazione e crescente concorrenza internazionale rappresentano, secondo il ministro, alcune delle principali sfide che l’industria continentale è chiamata a gestire. Per questo motivo, ha sostenuto che la risposta europea debba essere “altrettanto chiara” attraverso politiche “pragmatiche e realistiche” capaci di sostenere il sistema produttivo.
Il riferimento è sia alla politica commerciale, che deve contrastare le pratiche sleali senza rinunciare all’apertura di nuovi mercati, sia alla politica climatica, chiamata a trovare un equilibrio tra obiettivi ambientali e tutela della competitività.
Cbam, sì al rafforzamento ma senza aumentare i costi per le imprese
Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata al Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), considerato da Giorgetti uno strumento importante per contrastare la delocalizzazione delle emissioni e correggere le distorsioni generate dal sistema Ets.
Il ministro ha però sottolineato che il meccanismo deve essere calibrato con attenzione. L’obiettivo, ha spiegato, è evitare che una misura pensata per proteggere l’industria europea finisca per scaricare nuovi costi proprio sui produttori del continente. “Una misura pensata per proteggere l’industria europea non deve finire per aumentare i costi per i produttori europei”, ha osservato, definendo questo il punto di equilibrio su cui si concentra il confronto in sede Ecofin.
L’Italia sostiene quindi il compromesso raggiunto sotto la presidenza cipriota, pur ritenendo che il testo avrebbe potuto essere più ambizioso. Roma apprezza infatti l’estensione del campo di applicazione del Cbam e il rafforzamento delle misure anti-elusione, ma chiede ulteriori passi avanti durante il negoziato con il Parlamento europeo.
Più prodotti coinvolti e maggiore flessibilità del meccanismo
Tra le richieste avanzate dal governo italiano vi è l’estensione dell’elenco dei prodotti a valle inclusi nel sistema. Giorgetti ha inoltre insistito sulla necessità di monitorare attentamente eventuali tentativi di aggiramento del meccanismo, così da poter intervenire rapidamente con eventuali correttivi.
Particolarmente importante, secondo il ministro, è il tema della flessibilità. Il Cbam dovrebbe infatti essere “sufficientemente flessibile” da poter essere modificato o persino sospeso qualora circostanze impreviste colpissero settori strategici dell’industria o dell’agricoltura europea.
Pur giudicando positivamente la clausola di emergenza prevista dall’attuale testo, Giorgetti ha spiegato che sarebbe preferibile una procedura più rapida e snella per attivare eventuali sospensioni, sottolineando inoltre come il comparto dei fertilizzanti rappresenti una questione particolarmente delicata.
Energia, i costi restano un freno alla competitività
Un altro tema centrale affrontato dal ministro riguarda il costo dell’energia. Secondo Giorgetti, gli elevati prezzi energetici continuano a pesare sulla competitività dell’industria europea e, nei momenti di maggiore instabilità, possono trasformarsi in un vero rischio sistemico.
Per questa ragione l’Italia, insieme ad altri Paesi membri, ha ottenuto una maggiore flessibilità di bilancio destinata agli investimenti energetici, estendendo un modello già utilizzato in passato per il settore della difesa. Lo strumento punta a sostenere investimenti in infrastrutture, reti ed efficienza energetica, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza del sistema produttivo.
Il governo italiano intende utilizzare pienamente questa opportunità, cercando allo stesso tempo di combinare gli interventi strutturali di lungo periodo con misure immediate in grado di alleggerire il peso che i rincari energetici continuano a esercitare sui comparti maggiormente esposti.
Il mercato unico come risposta al rallentamento globale
Guardando all’andamento del commercio internazionale, Giorgetti ha infine evidenziato come il mercato unico europeo possa rappresentare una risposta concreta in una fase caratterizzata dal rallentamento della domanda mondiale.
Richiamando i dati di marzo 2026 relativi al settore rappresentato dall’European Panel Federation, il ministro ha parlato di un quadro contrastante: da una parte un marcato calo delle esportazioni verso i mercati extra-Ue, in particolare nei Paesi Opec, dall’altra una crescita vicina al 3% all’interno dell’Unione europea.
Da qui il messaggio lanciato all’assemblea: “quando la domanda globale si indebolisce, il mercato unico può – e deve – essere parte della soluzione”. Una linea che conferma la volontà dell’Italia di sostenere l’integrazione economica europea, purché accompagnata da strumenti capaci di preservare competitività, investimenti e capacità produttiva delle imprese del continente.
Enrico Foscarini, 12 giugno 2026IL
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