Economia
IL COMMENTO

Pensioni, ecco il grande inganno

Tra la flat tax di Giorgetti e gli 1,5 miliardi della Lega per la Quota 64, i conti Inps e Dfp dimostrano che l'Italia continua a penalizzare i giovani

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

C’è un cortocircuito logico nel dibattito economico italiano che una prospettiva liberale e liberista non può più permettersi di ignorare. Da una parte, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riapre il cantiere della legge di Bilancio dichiarando che “i salari in Italia sono tutt’altro che giusti ed è questa una delle ragioni che spinge i giovani a partire”, proponendo misure come la tassazione agevolata o una flat tax sui premi di produttività per trattenere le forze fresche del Paese. Dall’altra parte, lo stesso esecutivo si trova stritolato dalla morsa di un bilancio pubblico dove la spesa pensionistica continua a fagocitare qualsiasi margine di manovra fiscale.

Il contrasto tra la propaganda d’incoraggiamento rivolta agli under 35 e la crudezza dei numeri contabili è impietoso. Promettere incentivi alle startup tecnologiche e qualche sgravio Irpef temporaneo ai lavoratori in entrata è poco più di un pannicello caldo se contestualmente il sistema economico trasferisce una quantità vertiginosa di risorse dal lavoro al riposo, dalle nuove generazioni alla rendita previdenziale.

I conti del Dfp e la valanga dell’indicizzazione

Per capire la portata del fenomeno basta analizzare i dati contenuti nel Documento di Finanza Pubblica. Nel 2026 la spesa per pensioni sfiorerà i 352,44 miliardi di euro, ma è nel 2027 che il tendenziale toccherà quota 365,91 miliardi di euro, segnando un incremento nominale di oltre tredici miliardi in un solo anno. Una crescita spinta al rialzo dall’effetto trascinamento dell’inflazione che impone la rivalutazione automatica degli assegni e che sola assorbirà una dote finanziaria vicina ai dieci miliardi di euro.

I bilanci dell’Inps confermano che l’Italia gestisce oltre 21,25 milioni di prestazioni previdenziali e assistenziali. Anche ammettendo che una quota consistente di questi trasferimenti sia di natura assistenziale o fiscale, la massa critica della spesa previdenziale pura pesa come un macigno sulla competitività della nazione. In un vero mercato libero, la ricchezza prodotta dal lavoro dovrebbe finanziare investimenti produttivi, innovazione e riduzione della pressione fiscale complessiva. In Italia, invece, la crescita del Pil viene sistematicamente ipotecata per coprire l’adeguamento delle pensioni in essere.

La proposta della Lega sull’uscita a 64 anni

In questo scenario già precario si inserisce l’ultimo rilancio politico della Lega, esplicitato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon: introduzione della pensione anticipata a 64 anni con venti anni di contributi, estesa anche a chi ricade nel sistema misto. Secondo le stime diffuse dal ministero, la misura costerebbe “1,5 miliardi di euro all’anno” per consentire circa 80mila uscite anticipate in più.

Pur prevedendo l’orpello del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno e l’utilizzo del Tfr integrativo per raggiungere la soglia minima di assegno richiesta, l’impatto di cassa iniziale resta una scelta politica di redistribuzione al contrario. Stanziare un miliardo e mezzo all’anno per anticipare l’uscita dal mercato del lavoro significa drenare risorse fresche che potrebbero essere destinate all’abbattimento strutturale del cuneo fiscale per chi produce ricchezza. In un Paese a demografia fallimentare, l’idea di spendere denaro pubblico per ridurre l’offerta di lavoro attiva rappresenta l’ennesimo cortocircuito statalista.

Tra startup e baby-pensioni

Invocare la tutela dei giovani e l’attrazione dei talenti mentre si cercano le coperture per l’ennesima Quota significa prenderci in giro tutti. Il sistema economico italiano soffre di una pressione fiscale sul lavoro intollerabile, dovuta in larga parte al finanziamento del modello previdenziale a ripartizione. Fintanto che ogni margine di bilancio ottenuto con il sacrificio dei contribuenti verrà destinato a “raffreddare” o anticipare i requisiti pensionistici, non ci sarà flat tax giovanile o bonus startup in grado di fermare la fuga dei cervelli.

Un approccio autenticamente liberale richiede un bagno di realtà: l’unica vera politica per i giovani è restituire loro il frutto del proprio lavoro, smettendo di usare la leva fiscale per finanziare l’uscita anticipata dal mercato di chi potrebbe ancora contribuire alla crescita del Paese. Tutto il resto è solo cosmesi contabile sulla pelle delle generazioni future.

Enrico Foscarini, 10 settembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

AfD trionfa: a sinistra vedono tutto nero - Vignetta del 09/09/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

AfD trionfa: a sinistra vedono tutto nero

Vignetta del 09/09/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni