Economia
IL COMMENTO

Guccini e la giusta distanza del liberale

La commemorazione del cantautore svela il corto circuito tra memoria personale e giudizio estetico. I dati di vendita e la lezione di Croce sull'arte senza politica

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il cordoglio diffuso e le accorate testimonianze che in questi giorni accompagnano la scomparsa di Francesco Guccini rischiano di annebbiare il giudizio estetico e concettuale. Non c’è dubbio che le note di brani celebri abbiano scandito i viaggi in automobile di un intero periodo storico, riempito le stanze di giovani ascoltatori e fornito un rifugio lirico a chi cercava parole d’autore per dare forma alle proprie inquietudini. Tuttavia, c’è un confine netto che separa l’affetto individuale, legittimo e insindacabile, dalla valutazione oggettiva dell’opera d’arte. Trasformare il legame emotivo di una generazione in un presunto manifesto filosofico o libertario è una scorciatoia prospettica che merita di essere analizzata con estremo rigore.

L’idea che l’arte debba farsi veicolo di messaggi o schieramenti è un vizio di forma che la grande tradizione critica ha ampiamente ridimensionato. Come insegnava Benedetto Croce nella sua fondamentale Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, l’arte è pura intuizione lirica e possiede una natura del tutto autonoma. Croce ribadiva con fermezza che l’opera d’arte non ha nulla a che fare con la morale, con la pedagogia o con la propaganda, poiché l’arte non può e non deve mai essere piegata a fini pratici o ideologici. Sulla stessa linea, Oscar Wilde ricordava con amara lucidità nella prefazione al Ritratto di Dorian Gray che “non esistono libri morali o immorali, i libri sono scritti bene o scritti male”. Pretendere di collocare l’opera gucciniana nell’alveo di un pensiero sistematico o di un’etica d’area significa compiere un errore concettuale, smarrendo la distinzione tra il valore dell’espressione e le opinioni dell’autore.

La stella polare del mercato

Quando si spoglia il fenomeno culturale dalla sovrastruttura retorica e dai sentimentalismi personali, l’unico parametro oggettivo per misurare l’effettiva capacità di un prodotto artistico di interpretare la società resta la risposta del pubblico. La libera scelta degli individui si traduce in numeri, e i dati storici del mercato discografico raccontano una realtà molto diversa dalla narrazione egemonica di queste ore. Se si analizzano i volumi complessivi delle vendite italiane, Francesco Guccini si attesta su una stima di carriera compresa tra i 10 e i 15 milioni di copie totali, una quota di tutto rispetto ma drammaticamente distante dai vertici della discografia nazionale. I colossi del mercato, capaci di intercettare il gusto trasversale e reale del paese, viaggiano su cifre spaventosamente più alte.

Leggi anche:

Il confronto con le vette delle classifiche storiche rende evidente questo divario numerico e culturale. Artisti come Laura Pausini ed Eros Ramazzotti hanno superato la soglia dei 70 milioni di copie vendute nel mondo, mentre monumenti della canzone come Mina e Adriano Celentano vantano numeri che oltrepassano i 150 milioni. Anche sul fronte dei singoli album più venduti di sempre in Italia, l’impatto di massa è stato firmato da dischi come Oro, incenso e birra di Zucchero o La vita è adesso di Claudio Baglioni, capaci di superare i 3-4 milioni di copie per singolo progetto. Francesco Guccini non ha mai piazzato un singolo 45 giri in cima alle classifiche di vendita e non ha mai prodotto fenomeni di massa paragonabili alle hit di Vasco Rossi o Renato Zero. La sua è stata una fruizione di nicchia, costante e fedele, ma quantitativamente marginale rispetto al vero sentire popolare espresso dal mercato libero.

L’appropriazione mediatica e la realtà fattuale

Appare dunque del tutto evidente l’operazione ideologica messa in atto dal circuito mediatico e da quotidiani come La Repubblica, che hanno immediatamente occupato la prima pagina per trasformare la scomparsa del cantautore in un lutto nazionale unilaterale. Questa canonizzazione a reti unificate è il classico tentativo di sottrarre la figura dell’artista al giudizio del pubblico per farne la bandiera identitaria di una singola fazione culturale. Nonostante i tentativi di rileggerlo oggi come un’icona trasversale o uno spirito del tutto estraneo alle logiche di parte, la traiettoria politica di Francesco Guccini è sempre stata chiaramente collocata a sinistra, per quanto declinata con un’indole personale e critica verso i partiti tradizionali.

Riconoscere l’onestà intellettuale del singolo uomo non deve però far cadere nell’errore di scambiare un percorso ideologico per un patrimonio comune. Di fronte all’ennesima agiografia della memoria, è indispensabile mantenere saldi i punti di riferimento: l’arte va giudicata per la sua forma e non per il suo messaggio (ad esempio, la bellezza incontrastata di Roxanne dei Police è nella sua struttura, al di là dell’orecchiabile testo che mitizza una prostituta nel personaggio di Rostand che pure fu riferimento per Guccini), mentre la rilevanza di un fenomeno culturale si misura sui dati reali del libero mercato e non sulle prime pagine della stampa schierata. Tutto il resto appartiene alla sfera privata dei ricordi individuali, rispetto alla quale è bene mantenere la giusta distanza critica.

Enrico Foscarini, 16 agosto 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Lavitola-Ranucci, occhio agli amici - Vignetta del 13/08/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lavitola-Ranucci, occhio agli amici

Vignetta del 13/08/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni