Economia

GIUSTIZIA A OROLOGERIA

Juventus, archiviata l’inchiesta sul bilancio. E ora?

Il Gip di Roma scrive la parola fine sul caso plusvalenze. Il club non era indagato ma si chiude un'altra vicenda giudiziaria durata anni

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Si chiude con un’archiviazione definitiva uno dei filoni giudiziari che negli ultimi anni hanno accompagnato la vicenda societaria della Juventus. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento penale nato dagli accertamenti e dalle verifiche ispettive sul bilancio d’esercizio del club bianconero chiuso al 30 giugno 2022.

La notizia è stata comunicata dalla stessa società attraverso una nota ufficiale, mettendo così la parola fine a un’indagine che per lungo tempo è rimasta sotto i riflettori del mondo sportivo e finanziario. Una conclusione che riporta al centro una questione spesso trascurata nel dibattito pubblico: la differenza tra le responsabilità individuali eventualmente contestate a singoli soggetti e la posizione della società nel suo complesso.

Il club: “La Juventus non era indagata”

Nel comunicato diffuso dal club viene evidenziato un elemento centrale della vicenda. L’indagine romana riguardava infatti esclusivamente eventuali responsabilità personali di alcuni ex esponenti aziendali e non la società come persona giuridica.

Per questo motivo la Juventus ha sottolineato che “la società non era indagata” nell’ambito del procedimento conclusosi con il provvedimento del Gip. Un passaggio tutt’altro che secondario, soprattutto considerando il clima mediatico che ha accompagnato la vicenda negli ultimi anni e che spesso ha finito per sovrapporre piani diversi, alimentando confusione tra le contestazioni rivolte a singoli soggetti e la posizione effettiva del club.

Che cosa contestava l’Inchiesta Prisma

Per comprendere la portata dell’archiviazione disposta dal Gip di Roma è necessario distinguere tra i diversi filoni che hanno composto la cosiddetta Inchiesta Prisma, nata a Torino e successivamente trasferita nella Capitale per questioni di competenza territoriale. L’indagine non riguardava un singolo episodio, ma l’intera gestione finanziaria della Juventus nel periodo compreso tra il 2019 e il 2022. I magistrati avevano concentrato la loro attenzione soprattutto su due aspetti: il sistema delle plusvalenze e le cosiddette manovre stipendi durante gli anni della pandemia.

Nel corso degli anni il procedimento ha assunto dimensioni sempre più ampie, contribuendo ad alimentare un dibattito pubblico che spesso ha sovrapposto valutazioni sportive, mediatiche e giudiziarie. Proprio per questo motivo è importante distinguere i singoli capitoli dell’inchiesta e il diverso esito che stanno avendo davanti ai giudici.

Il nodo delle plusvalenze

Uno dei principali fronti investigativi riguardava le presunte plusvalenze artificiali realizzate attraverso operazioni di mercato tra club con valutazioni considerate eccessive dagli inquirenti. Secondo l’accusa, alcune cessioni e acquisizioni di calciatori avrebbero consentito di migliorare l’immagine contabile della società. Il meccanismo contestato si basava sul fatto che una plusvalenza viene contabilizzata immediatamente, mentre il costo di acquisto di un giocatore viene distribuito negli anni attraverso gli ammortamenti.

Per i magistrati torinesi questo sistema avrebbe consentito di alleggerire le perdite e presentare bilanci più solidi rispetto alla situazione reale. Sul piano penale, tuttavia, questo filone ha incontrato ostacoli significativi. Attribuire un valore oggettivo al cartellino di un calciatore è infatti estremamente complesso e proprio questa difficoltà probatoria ha contribuito a orientare il procedimento verso soluzioni meno drastiche rispetto a quanto avvenuto sul piano della giustizia sportiva.

Le manovre stipendi e il caso Ronaldo

L’altro grande capitolo dell’inchiesta riguardava invece gli accordi raggiunti con i calciatori durante l’emergenza Covid. Nel marzo del 2020 la Juventus comunicò pubblicamente che i giocatori avevano rinunciato a quattro mensilità per contribuire ad affrontare l’impatto economico della pandemia. Successivamente, attraverso intercettazioni e documentazione acquisita dagli investigatori, emerse l’esistenza di accordi integrativi privati che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero previsto il recupero di gran parte delle somme negli anni successivi.

Divenne, pertanto, celebre la cosiddetta “Carta Ronaldo”, una scrittura privata relativa a compensi differiti dell’allora fuoriclasse portoghese. Secondo gli inquirenti, tali impegni economici non sarebbero stati correttamente rappresentati nei documenti contabili dell’epoca. È proprio questo filone ad avere un collegamento più diretto con il bilancio chiuso al 30 giugno 2022, oggetto del provvedimento di archiviazione disposto dal Gip di Roma.

Perché il fascicolo è passato da Torino a Roma

L’intera inchiesta era stata avviata dalla Procura di Torino. Successivamente, però, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale spettasse a Roma. La decisione è stata legata alla natura dei reati contestati, tra cui falso in bilancio e aggiotaggio, che per una società quotata vengono considerati consumati nel luogo in cui si producono gli effetti sul mercato e vengono diffuse le comunicazioni destinate agli investitori.

Da qui il trasferimento degli atti nella Capitale e l’apertura di nuovi fascicoli destinati a valutare separatamente i diversi bilanci finiti sotto osservazione.

Chi erano gli indagati

L’inchiesta ha coinvolto gran parte del precedente vertice dirigenziale bianconero. Tra i nomi più noti figurano l’ex presidente Andrea Agnelli, l’ex vicepresidente Pavel Nedved, l’ex direttore sportivo Fabio Paratici e l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene, oltre ad altri dirigenti dell’area finanziaria e legale.

Le contestazioni formulate a vario titolo dalla Procura di Roma comprendevano false comunicazioni sociali, aggiotaggio, ostacolo all’attività di vigilanza della Consob e false fatturazioni.

L’archiviazione comunicata oggi non riguarda però l’intero impianto dell’Inchiesta Prisma, bensì esclusivamente il fascicolo autonomo relativo al bilancio chiuso al 30 giugno 2022.

Che cosa cambia dopo l’archiviazione

Il punto più importante è proprio questo. L’archiviazione non cancella automaticamente tutto ciò che è avvenuto negli anni precedenti, ma chiude definitivamente uno specifico segmento dell’inchiesta.

Secondo il Gip di Roma, per quanto riguarda le contestazioni riferite al bilancio 2022 e ai suoi effetti contabili collegati alle manovre stipendi, non sussistono gli elementi necessari per proseguire l’azione penale nei confronti degli esponenti aziendali coinvolti in questo filone.

Si tratta quindi di una decisione che restringe ulteriormente il perimetro di una vicenda giudiziaria durata anni e che, come spesso accade nei grandi procedimenti economico-finanziari, ha prodotto una lunga esposizione mediatica prima ancora di arrivare alle sue conclusioni processuali.

Il quadro delle annualità precedenti

Diversa resta la situazione relativa ai bilanci degli anni 2019, 2020 e 2021, che costituiscono il nucleo storico dell’Inchiesta Prisma. Per queste annualità la Procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio degli ex vertici societari. Nel corso del 2025, tuttavia, Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici e altri ex dirigenti hanno presentato richieste di patteggiamento concordate con i pubblici ministeri, avviando così il percorso verso la definizione della loro posizione.

Per Maurizio Arrivabene, invece, gli stessi magistrati hanno chiesto il non luogo a procedere, ritenendo insufficiente il quadro probatorio nei suoi confronti. L’archiviazione del filone relativo al bilancio 2022 rappresenta dunque un ulteriore tassello nella progressiva chiusura di una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni nel mondo del calcio italiano.

Molto rumore per nulla

L’archiviazione rappresenta anche un segnale rilevante sul piano societario. Con la chiusura del fascicolo viene infatti meno qualsiasi ipotesi di conseguenza diretta nei confronti della Juventus, che non figurava tra i soggetti indagati.

Si tratta di un epilogo che inevitabilmente riapre il dibattito sull’ampiezza di alcune iniziative giudiziarie che finiscono per incidere per anni sulla reputazione e sull’attività di imprese e società quotate, salvo poi concludersi senza approdare a contestazioni definitive. Un tema che periodicamente torna d’attualità quando l’attenzione investigativa si concentra su vicende economiche e societarie particolarmente esposte mediaticamente.

Sul piano operativo, la chiusura dell’indagine consente ora alla Juventus di concentrarsi sulle strategie industriali e sportive dei prossimi anni con un quadro legale più definito rispetto al recente passato. Un elemento che contribuisce a ridurre le incertezze accumulate nel tempo e che permette alla società di guardare alle prossime sfide con un capitolo giudiziario definitivamente archiviato.

Enrico Foscarini, 6 giugno 2026

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