È un vero e proprio tiro alla fune quello che si consuma nelle ultime ore sulla manovra. Da una parte Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia lavorano fianco a fianco per chiudere le correzioni e accelerare l’iter al Senato, con l’obiettivo di portare il testo in Aula e chiudere la partita all’inizio della settimana. Dall’altra parte si muovono i ministeri e i partiti della maggioranza, sempre più determinati a rivendicare spazio, paternità politica e modifiche sostanziali.
Il malcontento riguarda soprattutto il metodo. I dicasteri contestano la gestione delle modifiche da parte del Mef, chiedono di pesare di più sulle materie di competenza e continuano a inviare nuove richieste. Lo stesso fanno gli alleati di governo. Fratelli d’Italia chiede di ampliare la platea dei beneficiari della detassazione sui rinnovi contrattuali e di introdurre un credito d’imposta del 10% per le imprese del design e dell’ideazione estetica. Forza Italia preme con una proposta del senatore Claudio Lotito per destinare 300mila euro all’università di Roma Tor Vergata per la ricerca sul romanzo di formazione.
FdI, Lega e Forza Italia chiedono inoltre di cancellare alcuni emendamenti riscritti dall’esecutivo, a partire dai tagli alle tv locali e alla Rai. Tutte le obiezioni convergono sulla gestione del ministero dell’Economia, ma il rischio è che il confronto allunghi i tempi e metta in discussione l’obiettivo politico fissato da Palazzo Chigi. Il messaggio è chiaro: la Finanziaria deve diventare legge prima di Natale. Per riuscirci serve uno sprint a Palazzo Madama che consenta poi alla Camera di ratificare il testo senza riaprirlo prima delle festività.
Il passaggio chiave saranno i bilaterali tra governo e gruppi parlamentari in programma domani al Senato. Se i faccia a faccia porteranno a un’intesa, il percorso sarà in discesa. In caso contrario, l’esame della manovra rischia di diventare più impervio.
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Iperammortamento, lo scontro su tempi e criteri
Tra i dossier più caldi c’è quello sull’iperammortamento. L’allungamento della misura fino al 30 settembre 2028 trova tutti d’accordo, ma il confronto si accende sui dettagli operativi. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha posto un veto netto: niente decreto attuativo, tutto deve essere scritto direttamente nell’emendamento. A sostenerlo, dietro le quinte, c’è Confindustria, che punta a garantire la piena operatività della misura dal primo gennaio 2026.
Di segno diverso la linea del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che mira ad assicurare una partenza immediata per una parte significativa dei beneficiari, facendo valere i requisiti già in vigore e rinviando eventuali integrazioni ai mesi successivi.
Qualunque sia l’esito del confronto, il nuovo iperammortamento arriverà con due novità rilevanti. Spariscono le aliquote green legate al miglioramento dell’efficienza energetica, con l’agevolazione massima che scende dal 220% al 180%. Inoltre viene introdotto un criterio inedito che esclude gli investimenti extra-Ue, una sorta di scudo anti Cina che richiama la logica della tassa sui mini pacchi fino a 150 euro provenienti da piattaforme come Shein e Temu. Da luglio il balzello nazionale da 2 euro si sommerà a quello europeo da 3 euro.
Pagamenti della Pa, il nodo dei professionisti
L’altro fronte delicato riguarda la stretta sui pagamenti dei professionisti che lavorano per la Pubblica amministrazione. Il saldo delle parcelle viene vincolato alla verifica del regolare adempimento degli obblighi fiscali e contributivi. La Lega chiede di cancellare la norma, mentre Fratelli d’Italia punta almeno a eliminare l’estensione ad altri soggetti con compensi a carico dello Stato.
La disposizione è però fortemente voluta dal ministero dell’Interno e guarda in particolare agli avvocati del gratuito patrocinio per gli immigrati, una voce che pesa per diverse centinaia di milioni sui conti pubblici. Da ambienti di governo viene sottolineato che il tema è stato affrontato “diffusamente” durante il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla manovra, segno che l’esecutivo non intende fare passi indietro con facilità.
Restano infine in stand-by altri interventi sensibili, come i tagli alla Rai per 30 milioni in tre anni e quelli alle tv locali per 60 milioni nel periodo 2026-2028, dossier che continuano ad alimentare le tensioni interne alla maggioranza mentre il countdown della manovra entra nella fase finale.
Enrico Foscarini, 14 dicembre 2025
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