L’emergenza abitativa rappresenta uno dei pilastri dell’agenda economica del governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato che il Piano Casa è ormai in dirittura d’arrivo, frutto di un lavoro condiviso con i ministri Salvini e Foti e con il contributo dei corpi intermedi, da Confindustria alla Cei. La premier ha spiegato che l’esecutivo intende presentare “un pacchetto molto articolato” nelle prossime settimane, con l’obiettivo di arrivare a mettere a disposizione centomila nuovi appartamenti a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, al netto delle case popolari.
La strategia guarda sia alla nuova offerta abitativa sia al recupero del patrimonio esistente, in particolare dell’edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzata per carenze manutentive o occupazioni abusive. In un Paese caratterizzato da una proprietà immobiliare diffusa e da un mercato degli affitti privati centrale per rispondere alla domanda abitativa, il Piano Casa punta a coinvolgere l’intero Sistema Italia, favorendo un equilibrio tra intervento pubblico e iniziativa privata.
Patto sociale: dialogo con i corpi intermedi sulle grandi trasformazioni
Sul fronte del lavoro e delle transizioni economiche, Meloni ha ribadito la disponibilità del governo ad avviare un patto sociale con le controparti sindacali e industriali. La presidente del Consiglio ha chiarito di essere pronta a discutere “di un patto sociale con il quale affrontare le grandi questioni di fronte alle grandi trasformazioni del nostro tempo”, sottolineando come il contesto internazionale complesso e i cambiamenti in atto avranno un impatto diretto sul mercato del lavoro.
La premier ha escluso paragoni meccanici con il passato, ricordando che oggi serve una visione nuova per affrontare le sfide della produttività, dell’occupazione e delle competenze. Il confronto, ha spiegato, è già avviato con la Cisl ma resta aperto a tutti i corpi intermedi che adottano un approccio costruttivo, nella convinzione che “non ci deve essere il pregiudizio a voler lavorare positivamente insieme”.
Mps e sistema bancario: possibile cessione della quota residua
Un altro tema centrale è quello di Monte dei Paschi di Siena. Meloni ha confermato che il governo non esclude la cessione della quota residua inferiore al 5% detenuta dallo Stato, precisando però che “non c’è nessuna fretta”. La premier ha ribadito che l’esecutivo non controlla Mps e non ha quindi un ruolo diretto nella costruzione di un eventuale terzo polo bancario, pur giudicandolo utile per il sistema creditizio italiano accanto a Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Meloni ha rivendicato il lavoro svolto dal governo dal 2022, sottolineando come il valore delle azioni Mps sia passato da circa 2 euro a circa 8 euro e come la dismissione progressiva della partecipazione pubblica abbia consentito di riportare nelle casse dello Stato circa 2,5 miliardi di euro. Quanto all’inchiesta in corso, la presidente del Consiglio ha dichiarato di non essere preoccupata, ricordando che, per quanto riguarda l’operato del governo, non emergono profili di illegittimità.
Produttività del lavoro: capitale umano, investimenti e infrastrutture
La presidente del Consiglio ha affrontato anche il nodo strutturale della produttività del lavoro, riconoscendo che il sistema economico italiano, basato su una rete diffusa di piccole e medie imprese, presenta limiti ma anche punti di forza in termini di resilienza. Secondo Meloni, per aumentare la produttività è fondamentale investire sul capitale umano e sulla formazione, in particolare nelle materie Stem, ambito su cui il governo ha già stanziato risorse significative.
Accanto alla formazione, la premier ha indicato come decisivi il sostegno agli investimenti e il rafforzamento delle infrastrutture, elementi che incidono direttamente sull’efficienza delle imprese e sulla competitività complessiva del Paese. I dati, ha osservato, mostrano segnali incoraggianti e indicano un percorso strutturale di rafforzamento dell’economia.
Decreto energia e crescita: occupazione e investimenti al centro
Sul fronte dei costi energetici, Meloni ha annunciato che il governo sta lavorando in queste settimane a un provvedimento per abbassare i prezzi dell’energia, con l’obiettivo di portarlo a breve in Consiglio dei ministri. La riduzione del costo dell’energia è uno dei tre pilastri indicati dalla premier per sostenere la crescita, insieme al sostegno all’occupazione e alla promozione degli investimenti.
Guardando al 2026, Meloni ha indicato crescita e sicurezza come focus dell’azione di governo, sottolineando che l’occupazione resta il dato più significativo per valutare lo stato dell’economia reale. Pur in un contesto segnato dalla recessione tedesca, l’Italia, secondo la premier, mostra segnali di tenuta e potenziali revisioni al rialzo dei dati di crescita.
Mercosur: via libera con garanzie per l’agricoltura
Infine, sul piano commerciale internazionale, Meloni ha chiarito la posizione del governo sull’accordo Mercosur. La presidente del Consiglio ha spiegato di non aver mai avuto una preclusione ideologica verso il libero scambio, ma di aver posto il tema della coerenza tra l’iper-regolamentazione interna europea e l’apertura ai mercati esterni. Una strategia che, senza adeguate tutele, rischierebbe di penalizzare settori chiave come l’agricoltura.
Alla luce delle garanzie ottenute per gli agricoltori italiani, Meloni ha confermato che il governo ha dato il proprio ok all’accordo, giudicando l’equilibrio raggiunto sostenibile tra apertura dei mercati e tutela delle produzioni nazionali. Un passaggio che si inserisce in una visione più ampia di competitività europea fondata su regole eque e reciprocità.
Enrico Foscarini, 9 gennaio 2026
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