Economia

L'APPROFONDIMENTO

Il Pd ha una tentazione sovietica: dirigere le imprese

Da Orlando a Misiani sempre la stessa politica industriale. Transizione ecologica comunista e una cabina di regia per uccidere il mercato.

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Nella sua ossessiva rincorsa verso un passato ideologico che la storia ha già ampiamente condannato, il Partito Democratico targato Elly Schlein sembra aver intrapreso un’azione scientifica di demolizione di ogni residuo riformista. Nessuno avrebbe mai pensato che i vertici del Nazareno potessero spingersi così indietro, fino a rimettere in discussione persino le privatizzazioni degli anni Novanta e lo smantellamento del fallimentare sistema delle partecipazioni statali. Il piano industriale del Pd trasuda un dirigismo soffocante, un’autentica aria di Gosplan sovietico che pretende di sostituire la libera iniziativa economica con i decreti e i comitati di controllo.

L’ultimo manifesto di questa deriva è la proposta firmata da Andrea Orlando, attuale responsabile per le politiche industriali dei dem. Il piano prevede la creazione di un’infrastruttura burocratica mastodontica, dove l’iniziativa privata viene di fatto commissariata dallo Stato. Nelle parole dello stesso Orlando si legge la volontà di ritornare alla programmazione centralizzata, finalizzata a «un’Agenzia per le Partecipazioni Pubbliche; a Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti come veri attuatori della politica industriale, capaci di assumersi rischi, orientare investimenti e accompagnare progetti trasformativi», affiancati da una nuova «Agenzia per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, capace di guidare la traiettoria tecnologica della decarbonizzazione». L’obiettivo dichiarato non lascia spazio a interpretazioni: «tornare a un’idea di programmazione e strategia dello sviluppo».

Da Misiani a Orlando: l’ossessione della cabina di regia

Questo feticismo per lo Stato controllore non è una sbandata estemporanea dell’ala massimalista del partito, ma una linea di continuità profonda che definisce l’attuale identità della sinistra. Ciò che Orlando teorizza oggi, infatti, lo ha già scritto nero su bianco Antonio Misiani, attuale responsabile economico del Pd, sia nel documento del 2020 intitolato Ripartiamo – Politica industriale, sia nel manifesto Impresa Domani del 2023. Per la dirigenza democratica l’idea che il mercato possa autoregolarsi è inconcepibile. Nelle tesi di Misiani emergeva già con chiarezza la pretesa di «coordinare le imprese partecipate dallo Stato e definire missioni strategiche orientate a promuovere l’innovazione tecnologica e lo sviluppo inclusivo e sostenibile del Paese», oltre alla necessità di istituire una cabina di regia nazionale per guidare ogni singolo investimento aziendale.

Il meccanismo burocratico immaginato dalla sinistra rischia di paralizzare il sistema produttivo attraverso la sovrapposizione delle agenzie pubbliche alle naturali dinamiche competitive. L’idea di una cabina di regia statale che orienti i fondi pubblici e i capitali delle partecipate verso obiettivi decisi a tavolino dai burocrati è il cuore pulsante di una mentalità che vede l’imprenditore come un soggetto da rieducare. Il dirigismo si traduce nell’esigenza ossessiva di pianificare tutto, per il timore che gli operatori privati, lasciati liberi di agire, scelgano strade diverse da quelle stabilite dai piani quinquennali del Nazareno.

La transizione ecologica comunista che distrugge l’Europa

Il vero fine ultimo di questa imponente macchina amministrativa è l’imposizione forzata della transizione ecologica di matrice comunista, un punto ideologico che rimane rigorosamente in cima all’agenda della sinistra. Questa accelerazione forzata verso scadenze irrealistiche sta già provocando la progressiva deindustrializzazione del continente europeo, minando la competitività delle nostre aziende manifatturiere rispetto ai concorrenti globali. I casi macroscopici di Stellantis e dell’ex Ilva dimostrano i danni collaterali di un’ideologia coltivata da una sinistra che preferisce assecondare l’integralismo verde piuttosto che difendere i fattori della produzione.

I pianificatori del Pd sembrano ignorare che il mercato possiede già gli stimoli e le competenze per innovare e che l’imposizione di vincoli green non fa altro che distruggere valore. Volendo applicare i celebri postulati della sociologia economica, i teorici della pianificazione centralizzata stanno mettendo in pratica la terza legge di Carlo M. Cipolla, quella che definisce la figura dello stolto: agendo contro la logica economica e contro il tessuto produttivo, essi finiscono per danneggiare le imprese, i lavoratori e, in ultima analisi, se stessi. La pretesa di guidare l’economia reale con l’astrazione burocratica rimane il pericolo più grande per la sopravvivenza della nostra industria.

Enrico Foscarini, 8 luglio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Alta moda pandemica - Vignetta del 07/07/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Alta moda pandemica

Vignetta del 07/07/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni