Economia

L'APPROFONDIMENTO

Il Green Deal devasta anche l’economia circolare

Norme europee più stringenti su plastica e capsule di caffè mettono sotto pressione il riciclo. Energia cara e regole incoerenti rischiano di frenare la circolarità

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il Green Deal rischia di spazzare via non solo l’automotive e l’industria in generale, ma anche gli operatori del riciclaggio dei materiali. Per anni il riciclo della plastica è stato raccontato come uno dei pilastri più solidi dell’economia circolare europea. Raccolta differenziata, responsabilità estesa del produttore e investimenti industriali hanno costruito una filiera capace di trasformare i rifiuti in materia prima seconda, riducendo l’uso di risorse fossili. Oggi, però, qualcosa si è inceppato. E non per mancanza di volontà ambientale.

Il paradosso è evidente: mentre le norme europee impongono quote crescenti di contenuto riciclato negli imballaggi, una parte sempre più ampia degli impianti di riciclo fatica a restare sul mercato. Non perché il riciclo non funzioni, ma perché funziona in un contesto economico sempre meno sostenibile.

Plastica riciclata, tra buone intenzioni e mercato

La direttiva Single Use Plastic, approvata nel 2019 e recepita in Italia nel 2022, impone dal 2025 un contenuto minimo del 25% di plastica riciclata negli imballaggi. L’obiettivo era ridurre le emissioni di CO2 (caposaldo del Green Deal)  e rafforzare la filiera europea, ma secondo Antonello Ciotti, presidente di Petcore Europe, “dopo tre anni dall’implementazione stiamo osservando un effetto opposto”. Circa un terzo degli impianti europei ha già chiuso e altri sono in difficoltà.

Il nodo non è ideologico, ma economico. Il mercato europeo è esposto alla concorrenza di materiali riciclati e vergini provenienti da Paesi extra Ue, dove i costi di raccolta e soprattutto dell’energia sono nettamente inferiori. “In alcuni casi – osserva Ciotti – i costi sono fino a dieci volte più bassi rispetto all’Europa”. Il risultato è che la plastica riciclata prodotta in Europa costa fino al 40% in più rispetto a quella vergine importata.

A questo si somma una normativa molto stringente per il contatto alimentare, che impone tracciabilità e standard elevati sulle raccolte europee, ma che non è verificabile sui materiali importati. Una distorsione che penalizza gli operatori più virtuosi e finisce per indebolire proprio il sistema di responsabilità estesa del produttore, uno degli architravi della politica europea dei rifiuti.

Energia cara e impianti fermi

Il problema non riguarda solo la plastica per imballaggi, ma l’intera economia del riciclo. In Italia, Assorimap ha parlato apertamente di impianti costretti a fermarsi. “Continuare a produrre con perdite insostenibili è ormai impossibile”, ha spiegato il presidente Walter Regis, sottolineando come gli utili del settore siano crollati dell’87% in due anni.

Anche in questo caso il fattore decisivo è il costo dell’energia, che colpisce filiere energivore già esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde. Se gli impianti rallentano o si fermano, il rischio è sistemico: i piazzali dei centri di selezione si saturano, la plastica resta a monte e l’intero meccanismo della raccolta differenziata perde sbocchi industriali. Un cortocircuito che non ha nulla a che vedere con la richiesta di sussidi, ma con la tenuta economica di una filiera di mercato.

Capsule di caffè alla prova dei costi

Le stesse contraddizioni emergono guardando a un altro fronte: capsule e cialde del caffè. Dal 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi, questi prodotti saranno considerati packaging a tutti gli effetti. Una scelta coerente con l’obiettivo del Green Deal di estendere la raccolta differenziata anche agli imballaggi più complessi, ma che apre interrogativi concreti sulla sostenibilità industriale del sistema.

Leggi anche:

Come ha spiegato Simona Fontana, direttrice generale del Conai, “si tratta del primo imballaggio che verrà conferito pieno”. Il residuo di caffè aumenta peso e umidità, rendendo più complessa la selezione e il trattamento. Le sperimentazioni avviate dimostrano che il riciclo è possibile, ma richiede nuovi investimenti, eco-design e impianti più sofisticati, tutti elementi sensibili al costo dell’energia.

Anche qui, il rischio non è l’assenza di coscienza ambientale, ma l’effetto cumulativo di norme ambiziose calate in un contesto di energia strutturalmente più cara rispetto ai competitor globali. Senza un allineamento dei costi e senza regole che evitino concorrenza sleale, la transizione rischia di restare sulla carta.

Competitività, non sussidi

L’Italia parte da una posizione di forza. È tra i Paesi europei con il più alto indice di circolarità, ha costruito filiere industriali del riciclo riconosciute a livello internazionale e ha già raggiunto molti degli obiettivi comunitari. Proprio per questo, il problema non è “fare di più”, ma non disfare ciò che già funziona.

Il Green Deal e la direttiva sugli imballaggi pongono obiettivi condivisibili, ma spesso trascurano un punto essenziale: l’economia circolare è prima di tutto industria. Senza condizioni di mercato comparabili, a partire dall’energia, si finisce per favorire importazioni prodotte altrove con standard ambientali più bassi, svuotando di senso lo sforzo europeo.

La richiesta che arriva dalle filiere non è di protezione artificiale o di trasferimenti pubblici, ma di coerenza regolatoria. Ridurre i costi strutturali dell’energia, garantire controlli equivalenti sui materiali importati e calibrare le norme sui tempi reali dell’industria significherebbe rafforzare, non indebolire, l’economia circolare europea.

In caso contrario, il rischio è difendere un modello virtuoso solo nei documenti ufficiali, mentre nella realtà produttiva si consuma una lenta erosione di capacità industriale. E questo è un lusso che non può permettersi un’Europa povera di materie prime e ancor più devastata dal Green Deal.

Enrico Foscarini, 1 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Nel mirino - Vignetta del 05/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Nel mirino

Vignetta del 05/05/2026