Economia

IL RITRATTO

Commisso, il miliardario che ha cambiato Firenze

Il presidente della Fiorentina è scomparso a 76 anni. Dall'American dream alla Viola passando per Mediacom. Il rimpianto dello stadio fermato dalla burocrazia

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«Chiamatemi Rocco». Bastavano due parole per capire che con Rocco Commisso il calcio italiano stava per conoscere un presidente diverso. Vulcanico, diretto, profondamente italiano anche dopo una vita passata negli Stati Uniti. Commisso è morto nella notte a New York, a 76 anni, circondato dall’affetto della moglie Catherine, dei figli Giuseppe e Marisa e delle sorelle Italia e Raffaelina. Se Firenze perde un presidente, il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi veri self made man.

Nato a Marina di Gioiosa Ionica, in Calabria, Commisso aveva solo dodici anni quando raggiunse il padre negli Stati Uniti. Prima la Pennsylvania, poi il Bronx. Lì ha costruito la sua storia: studio, lavoro in pizzeria, laurea alla Columbia University e una carriera imprenditoriale che lo avrebbe portato ai vertici delle telecomunicazioni americane. «Devo restituire qualcosa all’Italia», ripeteva spesso, con un orgoglio mai nascosto. La Fiorentina è stata il modo che ha scelto per farlo.

Il valore dell’impero costruito da Commisso

La forza economica di Rocco Commisso nasce da Mediacom Communications, fondata nel 1995 e diventata nel tempo una delle più grandi compagnie di televisione via cavo degli Stati Uniti. L’azienda, oggi delistata, genera ricavi annui superiori ai due miliardi di dollari e rappresenta il cuore del patrimonio della famiglia Commisso.

Secondo le stime di Forbes, il patrimonio personale di Rocco Commisso oscillava tra i 5 e i 7 miliardi di dollari. Un gigante silenzioso dell’economia americana che, nel calcio, ha sempre preferito metterci la faccia. Anche troppo, secondo alcuni. Ma è proprio questo tratto che lo ha reso unico.

La Fiorentina come investimento

Quando nel giugno 2019 Commisso acquistò la Fiorentina dai fratelli Della Valle, l’operazione si aggirò intorno ai 160-170 milioni di euro. Da quel momento in poi l’impegno economico è stato costante e crescente. Ricapitalizzazioni, sponsorizzazioni Mediacom da circa 25 milioni a stagione, investimenti sul mercato e, soprattutto, sulle strutture.

Oggi la Fiorentina è una società senza debiti bancari, con conti in ordine e un patrimonio immobiliare che non ha eguali in Italia. Il valore complessivo del club, considerando rosa, brand, risultati sportivi e asset, è stimato tra i 450 e i 550 milioni di euro. Una cifra che potrebbe crescere ulteriormente se la questione stadio fosse mai stata risolta.

Il Viola Park, oltre 100 milioni per lasciare un segno

Se c’è un’opera che racconta meglio di ogni altra la visione di Commisso, è il Viola Park. Il centro sportivo di Bagno a Ripoli, costato oltre 110 milioni di euro, è il più grande e moderno d’Italia, interamente di proprietà della Fiorentina. «Dal 1926 la Fiorentina non aveva niente di suo, oggi ha qualcosa di bello», disse Commisso il giorno dell’inaugurazione.

Non è solo una struttura sportiva, ma un asset strategico che aumenta il valore del club e ne garantisce stabilità futura. Un investimento da imprenditore prima ancora che da presidente di calcio.

Il rimpianto per lo stadio

Commisso era pronto a investire fino a 300 milioni di euro per rifare o costruire un nuovo stadio a Firenze. Lo ha detto, ridetto e messo nero su bianco. Ma tra vincoli, rimpalli istituzionali e burocrazia, il progetto non è mai decollato. «È stato il mio più grande fallimento», ha ammesso di recente, senza cercare alibi.

Il Franchi è rimasto lì, simbolo di un calcio italiano incapace di trasformare le buone intenzioni in sviluppo economico. Un’occasione persa non solo per la Fiorentina, ma per l’intero sistema.

Un imprenditore senza peli sulla lingua

Rocco Commisso ha sbagliato, si è arrabbiato, ha parlato troppo e di pancia. Ma ha sempre messo soldi veri, idee chiare e una passione autentica. Ha vissuto la Fiorentina come un’azienda, sì, ma anche come una famiglia. Seguiva il settore giovanile, il calcio femminile, voleva persone fidate accanto a sé. Joe Barone, Alessandro Ferrari, poi l’ultimo colpo, Fabio Paratici, pensato come ponte verso una nuova fase.

«Il suo amore per la Fiorentina è stata la cosa più bella che si è regalato», hanno scritto i familiari. E forse è davvero così. Perché Commisso, che aveva costruito un impero partendo dal nulla, in viola aveva trovato qualcosa che i soldi non comprano: l’appartenenza.

Ora il futuro passa dalle mani di Catherine Commisso, sempre presente ma mai invasiva. La Fiorentina è un asset solido, appetibile, ma anche carico di significati. Vendere o continuare sarà una scelta non solo economica (considerato il valore degli asset si potrebbero strappare circa 600 milioni anche se i ricavi saranno influenzati negativamente dalla ristrutturazione del Franchi), ma anche di cuore.

Enrico Foscarini, 17 gennaio 2026

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