La conversione del decreto fiscale, dopo il via libera del Senato e in attesa dell’ultimo passaggio formale alla Camera, ridisegna in maniera quasi definitiva il quadro delle sanatorie fiscali per gli enti locali. Il risultato, però, è un sistema estremamente frammentato, che rischia di creare trattamenti differenti non solo da Comune a Comune, ma persino tra entrate diverse dello stesso ente e tra annualità differenti della stessa imposta.
Al centro della questione c’è la distinzione tra le entrate affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e quelle invece gestite direttamente dai Comuni oppure tramite concessionari privati. Una differenza tecnica che, nella pratica, potrebbe trasformarsi in un vero rompicapo per cittadini e amministrazioni.
Come cambia la rottamazione 5 per Imu, Tari e multe
La novità principale introdotta durante l’esame in commissione Finanze riguarda l’estensione della rottamazione 5 alle entrate locali affidate all’agente nazionale della riscossione. Questo significa che anche debiti relativi a Imu, Tari, multe e tariffe comunali potranno rientrare nella definizione agevolata prevista a livello nazionale.
La possibilità, tuttavia, non sarà automatica. I Comuni dovranno infatti deliberare l’adesione entro il 30 giugno, rispettando tempi molto stretti che rischiano di mettere in difficoltà soprattutto le amministrazioni impegnate nelle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio.
Secondo quanto evidenziato da Anci, sono quasi 900 i Comuni coinvolti dal voto, tra cui città importanti come Venezia, Prato, Taranto, Salerno, Reggio Calabria e Messina. Una situazione che potrebbe rendere complicata l’approvazione delle delibere necessarie nei tempi previsti.
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Sanatorie locali e rottamazione nazionale: due sistemi diversi
La normativa crea di fatto un doppio binario. Da una parte ci sono i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che potranno accedere alla rottamazione nazionale con regole uniformi. Dall’altra restano le entrate riscosse direttamente dai Comuni o tramite concessionari privati, che continueranno a seguire le cosiddette “sanatorie autonome”.
Ed è proprio qui che emergono le differenze più significative. Le sanatorie locali lasciano infatti ampi margini decisionali ai Comuni, che potranno scegliere quali tributi includere e quali sconti applicare su sanzioni e interessi. Ogni amministrazione potrà quindi decidere in autonomia se agevolare Imu, Tari, rette scolastiche oppure multe.
La rottamazione 5, invece, segue criteri nazionali identici per tutti. L’adesione coinvolge automaticamente tutte le entrate affidate all’Agenzia e prevede l’azzeramento di sanzioni, interessi e aggio. Per le multe restano invece dovuti gli importi principali, con la cancellazione dei soli interessi.
Rate più lunghe con la rottamazione statale
Un’altra differenza rilevante riguarda i tempi di pagamento. Le sanatorie locali approvate finora da alcuni Comuni hanno previsto rateizzazioni piuttosto brevi e, in certi casi, persino l’obbligo di fideiussioni per importi elevati.
La rottamazione nazionale, invece, appare molto più ampia sul fronte della dilazione. Il pagamento potrà essere rateizzato fino a nove anni, senza verifiche preventive sulla situazione economica del debitore, con una rata minima fissata a 100 euro ogni due mesi.
La normativa statale chiarisce inoltre anche il destino dei contenziosi ancora aperti. Con l’adesione alla definizione agevolata, infatti, il contribuente si impegna automaticamente a rinunciare alle eventuali cause pendenti relative ai debiti oggetto della sanatoria.
Il rischio di disparità tra contribuenti
Il problema principale resta però quello della coerenza tra le diverse gestioni delle entrate locali. In molti casi, infatti, uno stesso tributo può essere stato affidato negli anni all’Agenzia della riscossione e successivamente a un concessionario privato, oppure viceversa.
Questo significa che un cittadino potrebbe beneficiare della rottamazione per alcune annualità dell’Imu o della Tari e non per altre, pur trattandosi dello stesso tributo. Una situazione che rischia di generare forti disparità di trattamento tra contribuenti.
Per questo motivo cresce la pressione affinché i Comuni che aderiranno alla rottamazione statale introducano criteri analoghi anche per le entrate gestite autonomamente. In caso contrario, si creerebbe un sistema difficilmente comprensibile per i cittadini e potenzialmente destinato ad aumentare il contenzioso.
Enrico Foscarini, 15 maggio 2026
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