A poco più di un mese dalla flessibilità concessa all’Italia sul fronte energetico, seppur accompagnata da precise condizioni, dalla Commissione Europea arriva un nuovo richiamo sul programma Safe, una delle iniziative più rilevanti promosse da Ursula von der Leyen nel corso del suo secondo mandato.
Secondo un’alta fonte europea vicina al dossier, a Roma resterebbe ormai poco tempo per sciogliere le riserve sui 14,9 miliardi di euro richiesti nell’ambito del programma ma non ancora incassati. “Resta ancora un mese di tempo”, spiega la fonte, sottolineando che successivamente le risorse potrebbero essere “riallocate” verso altri Paesi interessati. L’attenzione degli Stati membri, infatti, sarebbe particolarmente elevata e Bruxelles punta ad accelerare le procedure.
La scelta del governo tra Safe e nuovo debito
La questione si intreccia con il delicato equilibrio dei conti pubblici italiani e con la necessità di incrementare gli investimenti nella difesa per rispettare gli impegni assunti in sede Nato. L’obiettivo concordato prevede infatti il raggiungimento entro il 2035 del 5% del Pil, suddiviso tra il 3,5% destinato alla cosiddetta “core defence” e l’1,5% alla sicurezza.
Sul tema è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che “fra qualche settimana, al massimo entro settembre, dovremo andare a definire ed approvare il capitolo relativo alla maggior spesa per difesa” prevista dagli impegni internazionali.
Il nodo principale riguarda però la convenienza dell’operazione. Per il titolare del Tesoro la valutazione è essenzialmente economica: “Come ministro dell’Economia devo valutare se i 15 miliardi presi col Safe costano più o meno che finanziandoli emettendo Btp”.
Il confronto con Crosetto sugli investimenti militari
La discussione coinvolge anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, impegnato a sostenere la necessità di un percorso credibile verso l’aumento della spesa militare.
Nel corso della ministeriale Nato, Crosetto ha ricordato che “il piano approvato dal Parlamento l’anno scorso, che prevedeva quest’anno un aumento dello 0,15%, dello 0,15% quello dopo e quello successivo dello 0,20%, lo era”. Tuttavia, secondo il ministro, il programma avrebbe subito un rallentamento perché “quest’anno è mancato perché c’è stato l’inciampo della non uscita dalla procedura d’infrazione e mi auguro che sia recuperabile immediatamente, lo vedremo già da ottobre”.
Per Crosetto il Safe rappresenta uno strumento aggiuntivo, “uno scalino in più, un’alternativa”, soprattutto perché finanziato direttamente dall’Unione Europea e non attraverso nuovo debito nazionale. Resta però, ha precisato, “una scelta”.
La partita sulla procedura per deficit eccessivo
Sul tavolo resta anche il tema dell’uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo, elemento che potrebbe incidere significativamente sui margini di manovra del governo.
Giorgetti non esclude sviluppi positivi. “Le probabilità non sono altissime ma continuo a coltivare la speranza, la fiducia che questo potrebbe anche accadere”, ha dichiarato, lasciando intendere che nei prossimi mesi potrebbero emergere novità sul fronte dei rapporti tra Roma e Bruxelles.
Nel frattempo gli Stati Uniti continuano a chiedere agli alleati percorsi ritenuti credibili per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Alleanza Atlantica, aumentando la pressione sui governi europei chiamati ad accelerare gli investimenti nel settore.
Energia e difesa, il doppio dossier aperto con Bruxelles
Accanto al capitolo della difesa, il governo attende inoltre chiarimenti definitivi sulla possibilità di utilizzare le deroghe concesse dall’Unione Europea per alcune spese collegate all’energia.
L’orientamento della Commissione appare già delineato: gli interventi dovranno concentrarsi prevalentemente su rinnovabili ed elettrificazione, limitando quindi il margine di azione su altri fronti. Anche questo aspetto pesa nelle valutazioni dell’esecutivo, che sta cercando di comprendere come sfruttare al meglio la flessibilità concessa da Bruxelles.
Gli altri Paesi corrono, Roma deve decidere
Mentre l’Italia continua a valutare le proprie opzioni, gran parte dei Paesi aderenti al programma Safe sta procedendo rapidamente. Dei 19 Stati che partecipano all’iniziativa, nove hanno già ricevuto le prime risorse.
Fa eccezione l’Ungheria, che aveva avanzato una richiesta da 16 miliardi di euro durante il governo di Viktor Orbán e che oggi, con Peter Magyar, sta ancora negoziando diversi aspetti del programma con la Commissione Europea. Proprio questo ritardo potrebbe offrire all’Italia qualche margine aggiuntivo.
Tuttavia il tempo non è illimitato. Da Bruxelles il messaggio è chiaro: “A breve servirà chiarezza”. Un passaggio che assume particolare rilevanza considerando le condizioni particolarmente favorevoli previste dal Safe. I prestiti possono infatti arrivare fino a 45 anni di durata, prevedono 10 anni di grazia sul rimborso del capitale e beneficiano di tassi contenuti grazie alla capacità della Commissione Europea di finanziarsi direttamente sui mercati. Una disponibilità finanziaria che molti governi sono pronti a utilizzare e che l’Italia rischia di perdere se la decisione dovesse tardare ancora.
Enrico Foscarini, 23 giugno 2026