Energia

IL FATTO

Elettricità meno tassata del gas: il piano Ue riapre la partita del nucleare

Bruxelles punta a ridurre le tasse rispetto ai combustibili fossili. Una scelta pro-rinnovabili che potrebbe favorire anche l'atomo

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Dopo anni segnati da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e rincari delle materie prime, Bruxelles prepara una nuova revisione della tassazione energetica e degli oneri di rete. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il peso delle bollette per famiglie e imprese, introducendo una fiscalità più favorevole per l’elettricità rispetto al gas naturale.

La proposta contenuta nella bozza della Commissione europea si inserisce nel più ampio percorso di elettrificazione dei consumi promosso dalle istituzioni comunitarie. Ancora una volta, la direzione scelta appare chiaramente orientata a sostenere la transizione energetica attraverso una maggiore competitività dell’energia elettrica rispetto ai combustibili fossili. Una strategia che punta a incentivare nuovi comportamenti di consumo senza aumentare ulteriormente i costi a carico degli utenti.

L’Ue punta sull’elettrificazione dei consumi

Secondo la bozza, gli Stati membri continueranno a mantenere la facoltà di determinare le proprie aliquote fiscali, ma dovranno garantire che l’utilizzo dell’energia elettrica risulti economicamente più vantaggioso rispetto al gas e agli altri combustibili fossili.

L’intenzione è favorire la diffusione dell’elettricità in settori considerati strategici per la decarbonizzazione, come riscaldamento domestico, trasporti e industria. Una scelta che riflette la convinzione, ormai consolidata a Bruxelles, che l’elettrificazione rappresenti uno degli strumenti principali per ridurre la dipendenza energetica europea.

Resta però aperta una questione fondamentale: aumentare la domanda di elettricità richiederà inevitabilmente una crescita dell’offerta, con tutte le criticità che ne derivano sul fronte della produzione energetica e della stabilità della rete.

Contatori intelligenti e consumi nelle ore più convenienti

La Commissione europea punta anche a modificare il comportamento dei consumatori attraverso una maggiore diffusione dei contatori intelligenti. Il documento afferma che “gli utenti delle reti dovrebbero essere incentivati a comportarsi in modo favorevole al sistema, regolando il proprio consumo energetico o spostandolo verso orari e luoghi in cui sono disponibili le fonti energetiche più economiche“.

L’obiettivo indicato nella bozza è quello di raggiungere almeno il 50% di contatori smart installati entro il 2030. Si tratta di dispositivi che consentono una misurazione più accurata dei consumi e permettono di accedere a tariffe dinamiche, sfruttando le fasce orarie in cui l’energia costa meno.

Dal punto di vista del mercato, il principio non è nuovo: prezzi più trasparenti e consumatori maggiormente informati possono contribuire a migliorare l’efficienza complessiva del sistema. Resta tuttavia da capire quanto rapidamente cittadini e imprese saranno disposti ad adattare le proprie abitudini ai nuovi meccanismi tariffari.

Lo scontro tra Bruxelles e gli Stati membri

La proposta dovrà comunque superare diversi ostacoli politici. Le modifiche fiscali richiederanno infatti l’approvazione delle istituzioni europee e di una maggioranza rafforzata degli Stati membri.

Secondo alcuni diplomatici europei, diversi governi contestano però l’impostazione scelta dalla Commissione. La preoccupazione riguarda soprattutto il metodo decisionale: alcuni Paesi ritengono che interventi di questo tipo debbano continuare a richiedere l’unanimità, evitando di creare precedenti che potrebbero accelerare l’approvazione di future misure fiscali a livello comunitario.

Nel frattempo Bruxelles guarda anche agli oneri di rete, che rappresentano oggi circa un quarto della bolletta elettrica media delle famiglie europee. Una loro eventuale revisione potrebbe incidere in modo significativo sul costo finale dell’energia.

Una strategia che potrebbe favorire anche il nucleare

La misura nasce evidentemente con l’obiettivo di rendere più competitiva l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, ma gli effetti potrebbero rivelarsi più ampi rispetto alle intenzioni iniziali dei suoi sostenitori.

Con una domanda elettrica destinata ad aumentare, soprattutto nei settori del riscaldamento, della mobilità elettrica e dell’industria, diventerà infatti sempre più importante garantire una produzione abbondante, continua e programmabile. In questo scenario torna inevitabilmente al centro del dibattito il ruolo del nucleare, che rientra già nella tassonomia verde dell’Unione europea.

Non è un caso che diversi Paesi considerino l’atomo uno strumento complementare alle rinnovabili, soprattutto per compensare l’intermittenza di sole e vento e rafforzare la sicurezza energetica. Una fiscalità più favorevole all’elettricità potrebbe quindi tradursi, indirettamente, anche in un rinnovato interesse verso investimenti nel settore nucleare.

Il ragionamento diventa ancora più interessante se si guarda all’evoluzione delle tecnologie per il riscaldamento. Stanno infatti emergendo nuovi sistemi elettrici collegati al fotovoltaico, in grado di svolgere funzioni simili a quelle degli scaldabagni tradizionali e di alimentare anche il riscaldamento a pavimento. Oggi queste soluzioni presentano ancora limiti legati a costi, dimensioni e diffusione, ma nel medio-lungo periodo potrebbero diventare più competitive.

Affinché un simile scenario possa tradursi in un reale vantaggio economico per cittadini e imprese, sarà però necessario affrontare il nodo dell’accumulo energetico. Senza una solida filiera europea delle batterie e dei sistemi di stoccaggio, il rischio è quello di sostituire una dipendenza con un’altra, aumentando l’esposizione dell’Europa verso la produzione cinese. In questo contesto, una combinazione tra rinnovabili, accumulo europeo e nucleare potrebbe risultare molto più credibile rispetto a una strategia basata esclusivamente sulle fonti intermittenti.

Enrico Foscarini, 9 giugno 2026

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