Energia

UNIONE DI FATTO

Crisi energetica, Bruxelles non ferma il Patto di Stabilità

Aiuti di Stato sì, ma con asimmetrie. Germania avvantaggiata, Italia senza margini

Von der Leyen Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La linea resta quella già vista nelle crisi precedenti: flessibilità selettiva, ma nessuna sospensione del Patto di Stabilità. La Commissione europea apre agli aiuti di Stato e a interventi mirati, ma lascia intatti i vincoli di bilancio che dividono profondamente i Paesi membri.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è stata esplicita: “al momento, mentre vi parlo non ci sono le condizioni per fare ricorso” alla sospensione del Patto. Allo stesso tempo ha chiarito che “è bene che gli Stati non peggiorino i livelli di deficit”, fissando un limite netto alla possibilità di espansione fiscale.

Il risultato è un equilibrio solo apparente: più libertà teorica, ma vincoli reali che pesano in modo diverso a seconda della solidità dei conti pubblici nazionali.

Aiuti di Stato: libertà per chi può permettersela

La vera leva su cui Bruxelles intende intervenire è quella degli aiuti di Stato. La Commissione prevede infatti di attivare rapidamente un nuovo quadro temporaneo, con regole più flessibili per sostenere i settori più colpiti dalla crisi energetica.

Von der Leyen ha spiegato che “le misure dovrebbero essere mirate ai gruppi vulnerabili, tempestive e temporanee”, sottolineando la necessità di interventi rapidi ma non strutturali. E ancora: “il mio obiettivo è che questo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato venga adottato ancora questo mese”.

Il punto, però, è evidente: gli aiuti di Stato ampliano le differenze invece di ridurle. I Paesi con spazio fiscale, come la Germania, possono intervenire in modo massiccio. Quelli ad alto debito, come l’Italia, restano invece vincolati.

Energia e crisi geopolitica: il conto lo paga l’Europa

La crisi in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno già producendo effetti concreti sull’economia europea. “Non è una crisi lontana”, ha detto von der Leyen, ricordando come l’impatto si veda “alla stazione di servizio, al supermercato e nelle bollette domestiche”.

Il dato più significativo riguarda il costo delle importazioni energetiche: dall’inizio del conflitto, la spesa per combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro. Una cifra che fotografa la vulnerabilità strutturale del sistema europeo.

Da qui la spinta su rinnovabili e nucleare: “l’unica via d’uscita duratura è la modernizzazione”, con un mix energetico che garantisca “indipendenza, prevedibilità e sicurezza”.

Tra emergenza e strategie di lungo periodo

La Commissione si muove su due piani distinti. Da un lato, interventi immediati: sostegni a famiglie e imprese, possibile congelamento di alcune tasse, revisione temporanea delle regole sugli aiuti di Stato, incentivi alla riduzione dei consumi energetici.

Dall’altro, una strategia più ampia che comprende investimenti in infrastrutture, elettrificazione e nuove tecnologie. Tra queste, anche il nucleare di nuova generazione, considerato “molto promettente” per costi e scalabilità.

Nel frattempo, si lavora anche su misure specifiche come la revisione delle tasse sull’elettricità e degli oneri di rete, attese nelle prossime settimane, insieme a una più ampia “toolbox” per contenere i prezzi energetici.

Un’Europa sempre più divisa

Il vero nodo resta però politico. La scelta di non sospendere il Patto di Stabilità mentre si allentano le regole sugli aiuti di Stato produce un effetto asimmetrico strutturale.

Chi ha margini di bilancio può sostenere economia e imprese senza limiti rilevanti. Chi non li ha, resta vincolato. E questo mentre la crisi richiederebbe risposte coordinate e omogenee.

Non è una novità, ma il contesto attuale amplifica il problema. La combinazione tra crisi energetica, tensioni geopolitiche e vincoli fiscali rischia di allargare ulteriormente il divario economico interno all’Unione.

Coordinamento senza integrazione

Nei prossimi giorni la Commissione presenterà una comunicazione ufficiale sull’energia, con misure che saranno discusse al vertice informale di Cipro. “È importante che ci sia un solido coordinamento tra gli Stati membri”, ha detto von der Leyen, ribadendo che “in ogni crisi l’unità è la nostra forza”.

Ma il coordinamento, da solo, non colma le differenze. Senza strumenti comuni di bilancio o una reale sospensione dei vincoli, l’unità resta più formale che sostanziale.

E mentre Bruxelles procede con interventi selettivi e temporanei, il rischio è che la prossima fase della crisi trovi l’Europa ancora una volta divisa tra chi può permettersi di reagire e chi no.

Enrico Foscarini, 13 aprile 2026

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