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IL CASO DI BORSA

Da Mps-Mediobanca 16 miliardi agli azionisti. Meloni: “È un successo”

Il nuovo piano di Siena dà vita al terzo gruppo bancario italiano, ma in Borsa i titoli crollano

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Sedici miliardi di euro agli azionisti in cinque anni, utili netti rettificati a 3,3 miliardi nel 2028 e a 3,7 miliardi nel 2030, con 3 miliardi di capitale in eccesso pronti per acquisizioni o dividendi. Il nuovo piano industriale di Mps segna il passaggio definitivo da banca salvata a protagonista del risiko bancario.

L’integrazione con Mediobanca, che dovrebbe chiudersi entro il 2026, punta a creare il terzo player bancario italiano, con 8 miliardi di ricavi già nel 2025, oltre 7 milioni di clienti e 300 miliardi di masse finanziarie. L’obiettivo dichiarato è salire a 9,5 miliardi di ricavi nel 2030 grazie a 700 milioni di sinergie e a una struttura organizzativa più snella.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio parla di “nuove frontiere” e rivendica il percorso avviato nel 2022, dalla ricostruzione delle fondamenta fino a quello che definisce “il nostro Rinascimento”. Ora, sostiene, “entriamo in una nuova fase come forza competitiva leader nel settore bancario”, con dimensioni e solidità adeguate a plasmare il mercato.

Meloni: “Il ruolo del governo è finito”

Dal fronte politico, la soddisfazione è esplicita. La premier Giorgia Meloni ha chiarito che “il ruolo del governo è finito”, parlando di “un dossier complesso” ereditato dal passato e “gestito con successo” dall’esecutivo. Mps, ha aggiunto, è tornata “una solida istituzione”.

Con il Tesoro sceso al 4,9%, lo Stato non parteciperà alla nomina del nuovo cda. La stagione dell’intervento pubblico si chiude con una rivendicazione politica netta: missione compiuta, ora decide il mercato.

La Borsa boccia il progetto: Mps -6,7%

La reazione di Piazza Affari è stata però severa. Il titolo Mps ha chiuso a 8,3 euro con un calo del 6,7%, mentre anche Mediobanca ha perso oltre il 6%. Gli analisti avrebbero voluto più dettagli sull’integrazione e sui target di lungo periodo. Morgan Stanley ha espresso cautela, segnalando l’assenza di un buyback aggiuntivo.

Il mercato guarda ai rischi dell’operazione. Il governo rivendica il risultato industriale e politico. La distanza tra visione strategica e giudizio immediato della Borsa è tutta qui.

Tre miliardi di “potenza di fuoco” nel risiko bancario

Il Cet1 al 16% garantisce 3 miliardi di capitale in eccesso, una “flessibilità strategica e una potenza di fuoco per gli azionisti che poche banche in Europa possono eguagliare”, sottolinea Lovaglio. Risorse che potranno essere usate per crescere ancora o, in alternativa, per premiare ulteriormente i soci, tra cui Delfin e il gruppo Caltagirone.

Nel frattempo il risiko resta aperto. Banco Bpm lavora al rinnovo del board mentre Crédit Agricole ha il via libera per salire verso il 30%. Bper è impegnata nell’integrazione della Popolare di Sondrio. La nascita di un terzo polo resta l’opzione preferita dall’esecutivo.

Generali resta strategica, spinta sull’estero

Nel piano viene confermata la centralità della partecipazione in Assicurazioni Generali, il cui contributo salirà a 0,8 miliardi nel 2030. La quota del 13% resterà in capo a Mediobanca, che ha “il know how per gestire la quota”, mentre Mps si concentrerà sulle sinergie.

Previsto un miliardo di investimenti in digitale, mille assunzioni e una riduzione del cost-income ratio dal 46% al 38%. Parallelamente, il piano al 2030 punta sull’espansione internazionale del private e investment banking, con nuovi hub in Europa e Medio Oriente.

Dopo anni di emergenze e salvataggi pubblici, Siena si presenta come un gruppo di dimensioni europee, capitalizzato e orientato alla creazione di valore. La Borsa per ora resta scettica. Palazzo Chigi, invece, rivendica il risultato: il dossier è chiuso, la banca è tornata sul mercato e ora la partita è tutta industriale.

Enrico Foscarini, 27 febbraio 2026

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