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Schiaffo a Mirafiori, anche Leapmotor sceglie la Polonia

L’alleato cinese di Stellantis vuole produrre a Thychy la sua nuova piccola. E in Italia c’è un accordo per esodi incentivati

Stellantis Polonia © filipefrazao tramite Canva.com

Altro che Mirafiori. Finirà in Polonia anche la nuova “piccola” elettrica prodotta da Leapmotor, la casa automobilistica cinese alleata di Stellantis. Sfuma così un’altra delle promesse di soccorso e  di rilancio dell’impianto simbolo dell’ex Fiat a Torino.

Leapmotor, legata a Stellantis da una joint venture di cui detiene il 79%, sembra infatti aver deciso di realizzare a Tychy una vettura elettrica di dimensioni equivalenti alla nostra Panda.

La produzione dovrebbe partire a breve, secondo la testata specializzata Automotive News nel secondo trimestre di quest’anno. Portando così altro lavoro e business al sito polacco, già oggi incaricato di assemblare e di mettere su strada altri modelli Stellantis, come la Fiat 600 e la Jeep Avenger a cui dovrebbe presto aggiungersi una Alfa Romeo.

L’operazione sancirà lo sbarco in Europa di Leapmotor che a febbraio era stata identificata come il cavaliere bianco per Mirafiori. L’impianto torinese si trova ormai in uno stato di grande sofferenza,  se non di pre-agonia: attualmente le sue catene di montaggio assemblano la Fiat 500 elettrica e due Maserati: la GranTurismo e la GranCabrio.

Come è noto quello del Tridente non è certo un marchio “popolare”, visti i prezzi del suo listino. Sale quindi l’attesa del governo e dei sindacati per capire quale modello deciderà di affidare a Torino l’ad di Stellantis, Carlos Tavares. Il tavolo per le trattativa è in calendario il 3 di aprile.

Il manager portoghese, a cui John Elkann ha affidato Fca dopo la fusione con Psa che ha dato vita a Stellantis, ha intanto ingaggiato un duro braccio di ferro con l’esecutivo, che è determinato  ad arrivare ad almeno un milione di veicoli prodotti in Italia, tra automobili e furgoni.

I dissapori sono più volte sfociati in un aperto scontro verbale tra Tavares e il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Da un lato Stellantis ha fatto capire come la competitività di buona parte degli impianti italiani dipenda dalla disponibilità del governo a concedere nuovi incentivi, quindi altri soldi finanziati con le tasse dei contribuenti.

Dall’altro Urso ha sferrato il contrattacco, mettendosi alla ricerca di una casa produttrice estera disponibile a puntare sulla Penisola. Una azione diversiva che per ora non ha sortito alcun risultato. Infine John Elkann, l’erede dell’Avvocato, è andato in missione diplomatica da Mattarella a battere cassa.

Per approfondire leggi anche: Ciaone di Stellantis a Pomigliano, la Panda elettrica parla serbo. Qui, invece, Niente Apple car, cancellato il sogno di Jobs.

Di certo non è un buon segno per la tenuta dell’occupazione in Italia, l’accordo quadro firmato ieri da Stellantis con i sindacati per alcune uscite incentivate. La Fiom non ha aderito. Ma il dimagrimento del settore pare irreversibile a livello globale: negli Usa sono in uscita altri 400 colletti bianchi da Jeep.

 

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