A oltre tre anni e mezzo dalla morte di Leonardo Del Vecchio, la successione dell’impero costruito dal fondatore di Luxottica resta lontana da una soluzione definitiva. Il nodo principale riguarda le quote della holding di famiglia Delfin, cassaforte attraverso cui passano le principali partecipazioni finanziarie e industriali del gruppo.
Nel tentativo di uscire dall’impasse, Leonardo Maria Del Vecchio, unico tra i figli a lavorare stabilmente in EssilorLuxottica oltre a gestire attività proprie tramite la Lmdv, si è detto pronto a esercitare il diritto di prelazione sulle quote del 12,5% ciascuna che i fratelli Paola Del Vecchio e Luca Del Vecchio intendono trasferire fuori dalla holding.
Le mosse alternative degli eredi
Dopo aver ottenuto il via libera di cinque eredi su otto in assemblea lo scorso autunno, senza però raggiungere l’unanimità richiesta dallo statuto, Paola e Luca si sono rivolti al giudice del Lussemburgo chiedendo anche di stabilire il prezzo del trasferimento. La notizia, anticipata da La Repubblica, avrebbe spinto un’altra erede, Marisa Del Vecchio, a valutare una strada differente, invitando direttamente la holding a riscattare il 25% dei due fratelli e a chiedere al tribunale una proroga per guadagnare tempo.
Uno dei punti centrali resta il valore della partecipazione: il 25% di Delfin vale quasi 14 miliardi di euro se si considera che l’intera holding è stimata circa 55 miliardi ai prezzi di Borsa. Tuttavia, nel caso di una trattativa privata, Leonardo Maria potrebbe teoricamente beneficiare di una valutazione inferiore rispetto ai livelli di mercato, considerando che il valore della cassaforte è oggi sostenuto dalle quotazioni elevate delle società partecipate.
Il peso delle partecipazioni
Delfin, guidata dal manager storico del gruppo Francesco Milleri, è il primo azionista di EssilorLuxottica con circa il 32% del capitale e possiede anche il 28% della società immobiliare Covivio, che recentemente ha beneficiato di risultati superiori alle attese. A queste partecipazioni si aggiungono quelle finanziarie in Monte dei Paschi di Siena (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%), attraverso cui la holding è stata protagonista anche nel risiko bancario italiano degli ultimi anni.
Le divisioni familiari
Le divisioni tra gli eredi risalgono all’apertura del testamento. I figli più giovani, Luca e Clemente, insieme a Paola, hanno accettato l’eredità con beneficio di inventario, mentre Leonardo Maria ha sempre sostenuto la necessità di rispettare integralmente il progetto del padre, che prevedeva la gestione della holding affidata a manager esterni alla famiglia. Tra gli eredi figurano anche la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio Rocco Basilico.
Secondo fonti vicine all’imprenditore, noto anche per investimenti come Acqua Fiuggi e il Twiga e per il recente ingresso nell’editoria, la decisione di valutare la prelazione nasce dal fatto che Leonardo Maria “ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre”.
I dividendi bloccati
A rendere la strada della prelazione ancora più interessante ci sarebbero due elementi. Da una parte l’idea che una negoziazione privata con i fratelli potrebbe avvenire a livelli più accessibili rispetto alle quotazioni teoriche di mercato. Dall’altra la prospettiva che una diversa distribuzione delle quote consentirebbe di aumentare la soglia dei dividendi distribuibili ai soci, attualmente limitata all’1%.
La decisione del giudice lussemburghese sarà quindi determinante per capire se le strade in campo, alternative tra loro, potranno davvero portare a una soluzione della lunga e complessa successione Del Vecchio.
Enrico Foscarini, 19 febbraio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


