Finanza

IL CASO DI BORSA

Tim, un nuovo piano per rafforzare l’asse con Poste

Dopo la conversione delle azioni di risparmio, il business plan punterà su sinergie per oltre un miliardo con la controllata del Mef e sul ritorno al dividendo

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La conversione delle azioni di risparmio in ordinarie segna per Tim l’avvio di una fase strategica completamente nuova, destinata a incidere sulla struttura del capitale e sulle prospettive industriali del gruppo. Il passaggio, che sarà sottoposto all’assemblea del 28 gennaio, rende l’assetto azionario più flessibile e modifica l’impegno di cassa, con un diverso equilibrio delle riserve e della remunerazione del capitale.

In questo contesto si colloca la riunione del consiglio di amministrazione in programma lunedì 19 in mattinata, convocata per integrare i comitati endoconsiliari dopo due recenti avvicendamenti. Nella stessa giornata è prevista anche una sessione di induction che darà formalmente avvio ai lavori per un nuovo piano industriale 2026-2029, destinato a sostituire l’aggiornamento annuale del piano in corso 2025-2028.

Il nuovo piano 2026-2029 e l’asse con Poste Italiane

Il nuovo business plan, voluto dall’ad Pietro Labriola, sarà presentato alla comunità finanziaria intorno alla metà di marzo dopo l’approvazione del board e rappresenterà il perno dell’integrazione industriale tra Tim e Poste Italiane. Dopo la conversione delle azioni di risparmio, la partecipazione di Poste scenderà dal 27,32% al 19,6% circa del capitale, ma senza ridimensionare il peso strategico dell’alleanza.

Secondo le prime stime, le sinergie industriali potrebbero valere tra 1 e 1,2 miliardi di euro, aprendo uno scenario di collaborazione strutturata e di lungo periodo. Sul piano operativo, il consolidamento dell’intesa è atteso dopo il rinnovo delle cariche in Poste, con la conferma considerata scontata ad aprile dell’amministratore delegato Matteo Del Fante e del direttore generale Giuseppe Lasco.

L’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, avrebbe ritenuto necessario un nuovo piano strategico proprio perché la conversione delle risparmio modifica in profondità la struttura del capitale, creando le condizioni per scelte più incisive in termini di investimenti e politica finanziaria.

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Dividendo e nodo Sparkle

Il ritorno al dividendo, ritenuto molto probabile dal mercato, resta legato ad alcune partite ancora aperte, in particolare quella di Sparkle. La società dei cavi sottomarini è infatti in fase di cessione a una cordata composta da Retelit, controllata dal fondo Asterion, e dal Ministero dell’Economia, con una struttura dell’operazione ancora in definizione. L’esito avrà un peso rilevante sulle scelte di remunerazione degli azionisti nel nuovo arco di piano.

PosteMobile migra sulla rete Tim

Il tassello più immediato e operativo del nuovo scenario è rappresentato dal passaggio di PosteMobile sulla rete Tim. L’operatore mobile virtuale di PostePay abbandonerà progressivamente la rete Vodafone, con una migrazione delle SIM sulla rete Tim che sarà completata entro la fine del primo semestre 2026. Tim diventerà così il fornitore unico di rete mobile per PosteMobile, senza alcun cambio di SIM o di numero per i clienti.

Questa mossa consente a PosteMobile di ridurre i costi industriali, mentre per Tim significa un incremento dei volumi wholesale e la creazione delle basi tecniche per lo sviluppo di offerte congiunte che integrino mobile, servizi digitali e pubblica amministrazione. Dopo la conversione, inoltre, Poste, diluendosi sotto il 20%, avrebbe spazio per risalire restando al di sotto della soglia Opa, aprendo alla possibilità di conferire PosteMobile in un aumento di capitale di Tim in cambio di azioni, qualora l’operazione risultasse conveniente in ottica di rafforzamento strategico.

Cloud, AI e servizi digitali: l’asse telco-pagamenti-energia

Accanto al capitolo PosteMobile, il piano industriale prevede lo sviluppo di sinergie operative e di offerte integrate nei settori telco, pagamenti ed energia. Il punto di partenza sarà una joint venture focalizzata su cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali per imprese e pubblica amministrazione, basata sul principio della sovranità del dato.

L’obiettivo è costruire un’offerta congiunta per la PA e le grandi imprese, allineata al Polo Strategico Nazionale e pienamente conforme alle normative europee, dal GDPR alla direttiva NIS2, con particolare attenzione ai dati della pubblica amministrazione e dei settori regolati.

A completare il disegno strategico, Tim potrà contare anche sulla capillarità dei circa 13mila uffici postali, destinati a diventare un canale commerciale privilegiato per la distribuzione di servizi e soluzioni del gruppo, rafforzando ulteriormente l’integrazione industriale con Poste Italiane e il posizionamento sul mercato domestico.

Enrico Foscarini, 14 gennaio 2026

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