
Il Fisco si evolve, ma non per aiutare i contribuenti. Il governo ora punta sull’intelligenza artificiale per stanare anche il più piccolo errore o dimenticanza nella dichiarazione dei redditi. A lanciare l’allarme è stato lo stesso viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che ha annunciato una vera e propria “svolta nel rapporto fisco-contribuente” grazie alla piena utilizzazione dei dati dell’anagrafe tributaria e alle nuove tecnologie.
«La IA sarà posta alla base per l’invio ai contribuenti», ha spiegato Leo, riferendosi agli avvisi bonari. Ma non si tratta solo di questo: accertamenti, rateizzazioni, contenziosi, concordati, tutto ciò che riguarda il Fisco sarà monitorato da algoritmi.
Il ceto medio, da sempre schiacciato tra evasori impuniti e sprechi assistenziali, si trova ora sotto la lente digitale del Fisco. Nessuna traccia invece di reali abbassamenti della pressione fiscale: le promesse restano, come sempre, “per l’anno di poi e il mese di mai”.
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Mentre “per combattere l’evasione” si mobilitano strumenti automatizzati di controllo totale, il governo continua a drenare risorse per i redditi deboli con bonus e sussidi a pioggia. «Si potenzierà l’analisi di rischio», ha detto Leo, ma il rischio, quello vero, è che a pagare siano sempre gli stessi.
Carolina Lussana, presidente del Consiglio di Giustizia Tributaria, prova a rassicurare: «L’elemento umano è e rimarrà sempre centrale». Ma la realtà è che dietro ogni algoritmo c’è un funzionario col dito sul grilletto fiscale.
Nel nome della “semplificazione” il cittadino sarà spogliato di ogni margine d’errore, con precompilate create da IA e “concordati” imposti più che negoziati. E mentre i potenti si difendono con stuoli di avvocati, il contribuente medio dovrà spiegare ogni centesimo… a una macchina.
Morale? L’intelligenza è artificiale, ma il prelievo è molto, molto reale.
Enrico Foscarini, 23 maggio 2025