
Una recente sentenza della Corte di giustizia tributaria di Torino potrebbe cambiare radicalmente il destino di migliaia di proprietari immobiliari italiani soggetti al pagamento dell’Imu perché l’immobile è accatastato in classe A1, cioè di lusso. Al centro della vicenda, una residenza in collina classificata che secondo i giudici non ha alcuna caratteristica “signorile”.
La Corte ha accolto il ricorso di tre fratelli torinesi che da anni chiedevano, senza successo, la riclassificazione del loro appartamento in A2. La loro casa, costruita nel 1960 e priva di elementi distintivi del lusso, era stata comunque soggetta all’Imu, secondo quanto previsto dal decreto Renzi del 2014.
La decisione del giudice, che ha condannato l’Agenzia delle Entrate per la mancanza di motivazioni tecniche nel respingere la richiesta di declassamento, potrebbe ora aprire la strada a una valanga di ricorsi in tutta Italia.
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«Non ha soffitti a cassettoni, non ci sono saloni, né vincoli storici o paesaggistici. È una casa normale» hanno spiegato i proprietari, supportati dall’avvocato civilista Giorgio Vecchione. Secondo la sentenza, l’Agenzia non ha fornito alcuna indicazione specifica sulle caratteristiche intrinseche dell’immobile e ha negato la comparazione con altri appartamenti simili già classificati in A2 nella stessa zona.
Solo a Torino, 30 cause analoghe attendono giudizio. E con oltre 1.800 immobili classificati A1 nel solo capoluogo piemontese, l’impatto economico per i Comuni potrebbe essere significativo.
Per i contribuenti, invece, potrebbe finalmente significare la fine di un’imposizione considerata ingiusta: fino a 5.000 euro annui di Imu per case che di “lusso” hanno solo l’indirizzo.
Enrico Foscarini, 6 giugno 2025