Economia e Logistica

Investire in Borsa: gli esperti preferiscono farlo in modo “attivo”

Fonte: Schroders
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Investire con successo è un po’ come andare in barca a vela: occorre grande esperienza al timone e bisogna conoscere venti e maree, così da misurare i rischi ed essere pronti a cambiare rotta quando necessario. Tutto questo è ancora più vero quando il tempo è instabile o minaccia tempesta. Esattamente quello che accade, complice la guerra commerciale innescata da Donald Trump, a Piazza Affari e nei mercati finanziari internazionali, dove assistiamo a incertezza e volatilità in continuo aumento. Tanto che, come emerge da una ricerca – la Global Investor Insights Survey (GIIS) – del big del risparmio gestito Schroders, ormai tre investitori professionali su quattro (75%) riconoscono il valore della gestione attiva sia per rafforzare la resilienza dei portafogli sia per cogliere le opportunità in modo selettivo. Insomma, a detta degli operatori la cui professione è proprio investire, sottoscrivere un Etf e, quindi, replicare gli indici di mercato non basta. Occorrono un buon fondo attivo e un bravo gestore.

I progetti dei professionisti

La percentuale arriva all’80% se consideriamo gli operatori che intendono aumentare gli investimenti in strategie attive nei prossimi 12 mesi. Giova ricordare che il sondaggio Global Investor Insights Survey di Schroders ha coinvolto circa 1.000 investitori istituzionali (come i fondi pensione o le compagnie di assicurazione) e wealth manager (che lavorano ad esempio per banche o società di consulenza finanziaria), per un totale di 67.000 miliardi di dollari di asset in gestione. “I mercati finanziari stanno ancora adattandosi a un regime di tassi strutturalmente più elevati, spesso reso più complesso dagli alti livelli di indebitamento. Questo sta spingendo a riconsiderare le dinamiche di mercato future e la validità degli approcci passivi in un contesto dominato dall’incertezza”, spiega Johanna Kyrklund, Capo Investimenti del Gruppo Schroders. Ora però sono gli investitori individuali a dover fare il salto di mentalità. Pena il rischio di restare vittime di Borse dove, in parallelo alla volatilità, aumenta anche il rischio di perdere denaro.

La catena della paura

La guerra commerciale, dichiarata da Donald Trump nel cosiddetto “Giorno della Liberazione” mostrando al mondo il cartellone con i dazi chiamati a tornare a fare grande l’America, rappresenta la maggiore preoccupazione per la gran parte dei rispondenti al sondaggio (63%). Gli anelli subito successivi nella catena della paura sono la recessione, un’inflazione più elevata e la possibilità che le banche centrali mantengano i tassi di interesse più elevati del previsto. Un contesto che rende più complessa la sfida di rendere sostenibile il debito pubblico, anche per gli Stati Uniti. Non per nulla i costi del debito delle maggiori economie mondiali stanno puntando verso l’alto, portando una certa volatilità anche tra le obbligazioni. Basti dire che un intervistato su quattro nei prossimi 12 mesi si aspetta una volatilità maggiore rispetto sia alla pandemia sia alla crisi finanziaria del 2008.

Portafogli più solidi, ma senza rinunciare ai rendimenti

Uno scenario del genere rende ancora più evidente la necessità di muoversi in modo attivo, invece di replicare passivamente la composizione dei mercati, così da selezionare le occasioni più promettenti e affrancarsi dal rischio di un’eccessiva concentrazione. Pericolo palpabile, se si considera che all’inizio dell’anno gli indici globali, come l’MSCI World, comprendevano oltre il 70% di azioni statunitensi. Da qui la priorità condivisa da oltre la metà degli investitori interpellati da Schroders (55%) di rendere più solidi e resilienti i portafogli, prima ancora della generazione di rendimento e reddito. Questo non significa però chiudersi in un bunker, anzi il 62% del campione vuole mantenere o aumentare la propria propensione al rischio, per non lasciarsi sfuggire le opportunità. Da qui l’interesse anche verso gli asset non quotati – i cosiddetti mercati privati, come ad esempio il private equity – sempre nell’ambito di una corretta pianificazione e diversificazione finanziaria. Qui tutti i risultati della ricerca Schroders Global Investor Insights 2025.

Fonte: Schroders

 

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